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Cronaca

La "palpata breve" non è reato. Assolto un bidello a Roma

Polemica dalla Rete degli studenti medi: "Gli edifici scolastici diventano teatro di molestie neppure riconosciute e punite"

Sta scatenando furiose polemiche la sentenza di assoluzione di un bidello di un istituto scolastico romano, scagionato dai giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Roma, dall'accusa di violenza sessuale. Il fatto secondo i giudici non costituisce reato. A darne notizia un articolo del Corriere della Sera giornale sul quale si legge che il toccamento, durato "tra i 5 e i 10 secondi" così come ha denunciato la vittima, è avvenuto ma senza l'elemento soggettivo: la volontà da parte del bidello di molestare la minorenne.

I giudici scrivono che la "repentinità dell'azione, senza alcuna insistenza nel toccamento" da considerarsi "quasi uno sfioramento" non consente di "configurare l'intento libidinoso o di concupiscenza generalmente richiesto dalla norma penale". Non accolta quindi l'impostazione della Procura che aveva chiesto per l'imputato una condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. 

Nel corso del dibattimento, sempre secondo quanto scrive il Corriere della Sera, l'imputato ha ammesso di avere toccato la studentessa ma di averlo fatto "per scherzo". La vittima ha, invece, ribadito quanto avvenuto. Una ricostruzione creduta da giudici per i quali, tuttavia, l'azione del bidello "dura una manciata di secondi, senza alcun indugio nel toccamento: una manovra "maldestra ma priva di concupiscenza". 

Le polemiche

Indignazione è stata espressa da parte della Rete degli studenti Medi del Lazio. "Siamo indignati dalla motivazione della sentenza- dichiara la coordinatrice Tullia Nargiso- di nuovo una molestia non viene riconosciuta in quanto tale per una motivazione assurda, stavolta addirittura in virtù della sua durata. Vogliamo sentirci sicure in ogni luogo, e in particolare a scuola che dovrebbe insegnare a riconoscere e abbattere le violenze di genere e le discriminazioni, invece ancora una volta questo non succede, e anzi gli edifici scolastici diventano teatro di molestie neppure riconosciute e punite".

Si dichiara vicina alle ragazze dell'istituto scolastico l'assessora alle Politiche della Sicurezza, Attività Produttive e Pari Opportunità di Roma Capitale Monica Lucarelli. "In Italia è ancora molto lungo e tortuoso il cammino verso la parità. È una questione di educazione, di cambiamento culturale che deve investire anche la Magistratura. La molestia subita dalla ragazza che il Giudice non smentisce ma giudica solo per la durata è un ritorno al Medioevo. Una rapina rimane una rapita anche se avvenuta in 5 minuti, un’aggressione rimane tale anche se durata poco. Allora mi chiedo perché discriminare e non punire una molestia perché “solo uno sfioramento", prosegue Lucarelli

“Vicina anche alle famiglie perché noi mandiamo i nostri figli a scuola perché imparino e siano protetti. Non è ammissibile che un fatto del genere accada a scuola, è gravissimo e mina la sicurezza delle nostre ragazze. Serve formazione, non possiamo più aspettare. Servono fondi per sensibilizzare e educare alla parità di genere tutti ma soprattutto chi ha un ruolo decisionale. Molte ragazze non denunciano perché hanno paura di essere accusate per il loro abbigliamento, i loro modi. Lo dico a loro e a mia figlia: nessun atteggiamento è causa di molestie o stupri, nessuna minigonna, nessun ammiccamento. Non possiamo più tollerarlo”, conclude Lucarelli.

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