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Operazione Grande Raccordo Criminale

Operazione Grande Raccordo Criminale

Grande Raccordo Criminale: "Li dobbiamo massacrare", le riscossioni della batteria di picchiatori

Due i casi di pestaggi documentati e divenuti capi di imputazione nell'ambito delle indagini che hanno portato all'arresto di 51 persone

Una batteria di picchiatori composta da ultras ed un pugile professionista. Così il Grande Raccordo Criminale gestito da Fabrizio Piscitelli e Fabrizio Fabietti risolveva le insolvenze dei creditori di droga con pestaggi ed intimidazioni. Un sistema di riscossione documentato nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto di 51 persone.

Le investigazioni hanno infatti fatto emergere uno spaccato delittuoso che vede il sodalizio di narcotrafficanti evolversi e costituire una “batteria di picchiatori” (“…oh gli ho preparato una macchina, li massacriamo tutti eh…”) composta da soggetti appositamente incaricati dell’esecuzione di attività estorsive per il recupero dei crediti maturati nell’ambito del traffico di droga, mediante l’impiego della violenza, non escludendo l’uso delle armi (“...vabbè spariamogli, che dobbiamo fare?...).

Due gli episodi divenuti capi d'imputazione nel corso delle investigazioni: uno a danno di un ex compagno di cella di Fabietti e l'altro nei confronti di padre e figlio che avevano acquistato una partita di stupefacente ma non avevano saldato il debito nei tempi previsti. 

Il pestaggio all'ex compagno di cella di Fabietti 

Il primo dei due pestaggi, come ricostruito dagli inquirenti, emerge nel corso di una intercettazione ambientale dell'aprile 2018, nel quale Fabietti racconta l'accaduto. Vittima un cittadino greco di 53 anni, a suo tempo compagno di cella di Fabietti, insolvente con la banda con un 'buffo' di circa 100mila euro.  

Proprio Fabietti, con la complicità di Piscitelli e Dan Petoku, "decideva ed organizzava l'intera operazione con la collaborazione di una squadra di complici e picchiatori" composta da un pugile professionista, Kevin Di Napoli, da Andrea Ben Maatoug (detto Il Pischello) e da due fedelissimi di Diabolik, facenti parte del gruppo degli Irriducibili Lazio, Ettore Abramo alis Pluto e Andrea Marotta. 

"Oh gli ho preparato una macchina, li massacramo tutti eh...sono quattro persone che vanno in giro da tutti...so tutti brutti brutti. Kevin, Pischello e altri due peggio di loro...come vedi qualcosa di strano... mandi...capito? Li fai guadagnare con la co....quando gli serve gli fai fare il prezzo che è...e intanto te fanno ste cose...no perchè te stai così...." (...) "si ma questi mo li sterminamo così - riferisce ancora il Fabietti intercettato - con la scossa elettrica sdraiamo la gente". 

Al centro dell'interesse del Fabietti un debito di droga di circa 100mila euro, accumulato dal suo ex compagno di cella:  "Stava in cella con me... gli ho fatto fare il signore in galera...", le parole di Fabietti intercettate nella sua abitazione di via Tiburtina  dove era agli arresti domiciliari. 

Poi, come ricostruto dagli inquirenti, la batteria si presenta nel negozio del debitore vestita con le pettorine e i distintivi dei carabinieri e la consegna di non parlare per non farsi riconoscere: "Dobbiamo sfondarlo proprio, lo devi squarta’". "Le coltellate non gliele dò profonde, non le dò sulla femorale sennò lo ammazzo. A parte che poi zampilla...". 

Il debito di droga di padre e figlio

Altra azione della batteria di picchiatori, divenuta sempre capo d'imputazione, riguarda invece padre e figlio, titolari di un'attività commerciale a Tor Bella Monaca, anche loro in ritardo per un pagamento di una fornitura di droga che rivendevano al dettaglio nel quartiere: "Mo’ ti faccio un esempio...mi chiami a me giusto? - le parole di Fabietti intercettate -. E mi dici che vogliamo parlare... ti dico vabbè e vengo io... poi viene Diabolik, poi viene Pluto, poi viene Kevin... gli diciamo “Senti, ci devi dare altri soldi...” li sterminiamo tutti".

"Aho’ (...) lo dobbiamo massacrare...dobbiamo fare 3/4 azioni brutte...". Un debito di 90mila euro, ancora non pagato nonostante il ritardo in relazione al quale il padre chiede una delazione: "Al figlio gli mando tutta la batteria, ti faccio vedere come si caga sotto...Digli che ci da sti novantamila sennò domani lo dobbiamo venire a ricercare". 

"Mo’ lo sfondo al padre, gli faccio male. Mi dà fastidio la maleducazione. Gli mando Pluto, poi da Kevin lo faccio fratturare proprio".

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