Transessuali sfruttate e minacciate: bande in lotta per il controllo della strada della prostituzione

Le indagini della Squadra Mobile hanno permesso di accertare la presenza di due distinte organizzazioni operanti al Prenestino ed a Testaccio

Immagine di repertorio

Due bande in lotta per il controllo della strada dove far prostituire le transessuali. Al centro del contendere via Emilio Longoni a Tor Sapienza, dove da decenni i residenti denunciano l'attività di meretricio anche sotto i palazzi a tutte le ore del giorno e della notte. Una via contesa da due bandi rivali con i medesimi interessi, una operante nella zona del Mattatoio a Testaccio e l'altra nell'area di viale Palmiro Togliatti. A sgominare le due organizzazioni la Squadra Mobile. Otto gli arresti al termine della operazione denominata Luna Brasiliana.  

Il blitz all'alba di giovedì 2 luglio quando gli investigatori della Squadra Mobile, Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione, coadiuvata da personale del Reparto Prevenzione Crimine Lazio, hanno dato esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, nei confronti di otto persone, ritenute responsabili di aver costituito 2 distinte organizzazioni criminali, composte e dirette da cittadini brasiliani e italiani, volte a favorire l’immigrazione clandestina nonché l’induzione, lo sfruttamento ed il favoreggiamento alla prostituzione di cittadini sudamericani.

Bande in lotta per il controllo di via Longoni 

Nello specifico si tratta di 2 strutture criminali distinte, operanti nelle zone di prostituzione riconducibili ai quartieri Prenestino e Testaccio, le quali successivamente erano entrate in contrasto tra di loro per il predominio territoriale di via Longoni, tanto da iniziare un vero e proprio conflitto basato su minacce e violenze fisiche.

Sfruttamento della prostituzione a Roma

Gli arrestati avevano costituito due strutture criminali i cui componenti si associavano con precisa distribuzione dei compiti, al fine di procedere all’induzione ed allo sfruttamento della prostituzione delle vittime, introducendole illegalmente in territorio nazionale, violando in tal modo la normativa sull’immigrazione, e mantenendole in stato di soggezione con reiterate minacce, sfruttandone economicamente l’attività (con la percezione di una percentuale sui guadagni) ed occupandosi personalmente degli accompagnamenti presso i luoghi in cui le vittime esercitavano il meretricio.

Dal Brasile all'Italia per prostituirsi 

Dalle indagini della Squadra Mobile di Roma è emerso che gli arrestati reclutavano numerose brasiliae, al fine di farle prostituire, e ne favorivano la permanenza sul territorio nazionale, ponendo a loro disposizione un numero imprecisato di appartamenti, affittandoli in nero con contratti fittizi intestati agli stessi indagati o a prestanome, provvedendo direttamente al pagamento delle utenze necessarie (energia elettrica, gas, acqua), riscuotendo le quote d’affitto e di condominio, provvedendo alla cura e all’ordinaria manutenzione degli appartamenti locati.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma ha permesso di accertare l’esistenza ed operatività a Roma ed altre città italiane di due organizzazioni criminali dedite alla commissione di una pluralità di reati diretti a procurare l’illegale ingresso nel territorio dello Stato al fine indurre, favorire e sfruttare con violenza e minaccia l’esercizio della prostituzione in danno di numerose cittadine brasiliane.

Le indagini sono state avviate nel  2017 e si sono concluse due anni dopo. I principali elementi probatori sono stati acquisiti attraverso lo  svolgimento di una intensa attività tecnica di intercettazione di utenze telefoniche e di servizi di osservazione sul territorio.

La banda del Prenestino 

Nello specifico l’attività d’indagine aveva inizio a seguito della denuncia sporta da una giovane cittadina brasiliana che era riuscita a fuggire dall’abitazione che condivideva con altre transessuali, le quali, come lei, erano costrette a prostituirsi dal capo dell’organizzazione, una trans brasilina di 36 anni conosciuta con il nome di Wanessa.

Le indagini hanno appurato che la giovane vittima era giunta in Italia nel mese di aprile 2016, dopo essere stata contattata dalla 36enne connazionale che aveva spedito in Brasile alla vittima, una somma di denaro di 1.000 Reais, pari a circa 300 Euro, unitamente ad un biglietto aereo con destinazione Milano. 

Giunta a Milano la giovane, munita di passaporto e di una lettera di invito precedentemente procuratagli dall’organizzazione, trovava ad attenderla una sua connazionale che la accompagnava alla stazione ferroviaria di Milano e gli forniva un biglietto ferroviario di sola andata per Roma. 

Prostituta per pagarsi la libertà 

Arrivata alla Stazione Termini trovava ad attenderlo Wanessa, unitamente ad altri due cittadini brasiliani, i quali la conducevano in un appartamento di viale Palmiro Togliatti; in questo frangente Wanessa “chiariva” alla sua vittima che l'ammontare del debito contratto per il viaggio, la somma di 12.000 Euro, gli doveva essere restituita con i proventi futuri della sua prostituzione.

La malcapitata, oltre a versare gran parte dei proventi della prostituzione alla 36enne a capo dell'organizzazione, era da questa costretta a pagare l’importo di Euro 200,00 a settimana, per l’uso della stanza in cui era stata alloggiata. A Roma la giovane transessuale iniziava a prostituirsi in strada, nella zona di via Prenestina, più precisamente in Largo Longoni, dove si prostituivano anche le altre vittime sfruttate dall’associazione.

Dopo alcuni mesi, con i proventi della sua prostituzione, riusciva a saldare il debito di 12.000 Euro contratto, ma gli veniva richiesto il versamento di ulteriori 3.000 Euro, che doveva consegnare alla sua complice, conosciuta come “Daniela” o “Mary”, minacciandola di morte qualora non lo avesse fatto. Avendo capito che non si sarebbe potuta liberare dal giogo a cui era stata costretta da Wanessa, nel novembre 2019, riusciva a fuggire dall’abitazione dove era relegata e trovava riparo negli uffici di polizia. 

La banda di Wanessa

Le attività permettevano di aprire uno squarcio sulle modalità d’azione di tali consorterie e veniva dato inizio ad una attività d’indagine che permetteva di accertare come Wanessa, gestiva, con l’ausilio di una sua connazionale e di un uomo romano di 57 anni (persona quest’ultima che per conto di Wanessa era deputata al controllo in strada delle vittime sfruttate, riscuotendo per conto del capo, l’affitto settimanale dovuto e accompagnanda sul posto di lavoro, dietro compenso giornaliero, i giovani  provenienti soprattutto dal Brasile, favorendone l’ingresso sul territorio nazionale e collocandoli in diversi immobili riconducibili ai membri dell’organizzazione), una pluralità di abitazioni ubicate tra Roma, Bologna e Firenze, delle quali ne è stata accertata la disponibilità in qualità di diretti locatari a attraverso loro prestanome, concedendoli a sua volta in sub-locazione alle sue vittime, affinché potessero esercitare la prostituzione coatta, incassando parte dei proventi della prostituzione esercitata all’interno degli immobili e/o sul tratto di marciapiede o strada a loro assegnato, in gergo il cosiddetto “Joint”.

Il gruppo di Testaccio 

Nel corso delle indagini, si è accertata l’esistenza di un secondo gruppo criminale, che operava a Roma con le stesse modalità del precedente, capeggiato da tale “Camila”, cittadina brasiliana di 33 anni.  Tale sodalizio, da inizio ad un scontro contro il gruppo gestito da Wanessa, per il controllo della zona di prostituzione di via Emilio Longoni.

Infatti, dopo una serie di aggressioni anche violente tra i due gruppi, nella notte tra il 18 e il 19 marzo 2017, il contrasto sfocia nel ferimento di Daniela o Mary, da parte di Camilla e di altri   sette complici (quattro dei quali di nazionalità italiana): la vittima venne poi ricoverata alpronto soccorso del policlinico Casilino di Roma, a causa delle ferite riportate nel corso del pestaggio.

La banda di Robertina e Michaela 

 L’organizzazione che aveva al vertice la 33enne brasiliana ed il marito, un 46enne nato in Calabria ma residente a Roma da decenni, era composta anche da Robertina, Michaela ed il cugino del marito del 46enne, è risultata essere una vera e propria holding dedita al favoreggiamento dell’immigrazione illegale e alla permanenza su territorio nazionale di cittadini extra UE, perlopiù brasiliane, allo sfruttamento di queste ultime, nonché all’auto-riciclaggio dei proventi della prostituzione con il reinvestimento occulto nella gestione di una discoteca all'Esquilino, formalmente di proprietà di un’associazione culturale ma di fatto riconducibile ai due i quali, quindi, l’avevano costituita con la finalità di coprire la diretta riferibilità del denaro alla sua provenienza delittuosa.

Prostituzione al Mattatoio di Testaccio 

I ruoli ricoperti da Robertina e da Michaela, erano quelli di controllo delle connazionali cadute nella rete dell’organizzazione (oltre 15), gestendo, inoltre, la spartizione della “piazza/marciapiede”, nei pressi della zona denominata “Mattatoio”; le vittime, infatti, erano costrette a rivolgersi a loro per ottenere, dietro compenso, una parte di “marciapiede” dove poter svolgere la propria attività di meretricio.

Operazione Luna Brasiliana 

All’esito della completa attività d’indagine, quindi, la Squadra Mobile ha accertato la presenza ed operatività a Roma di 2 organizzazioni criminali ben distinte, capaci di intimidire e controllare, con il compimento di atti di violenza e di minaccia, le attività di gran parte delle vittime operanti nel quadrante di Roma – Est, tenute in una perenne condizione di assoggettamento e di omertà nei confronti di chi gestiva la struttura criminale.

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Durante una delle perquisizioni domiciliari, gli investigatori hanno rinvenuto una pistola giocattolo, priva del tappo rosso, utilizzata da una delle due organizzazioni criminali per intimidire l’altra.
 

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