Cronaca

Otto banche rapinate in 9 mesi: presa la banda delle parrucche. Tra loro ultrà laziali e un poliziotto

A capo del gruppo criminale c'era lo 'Zio'. La banda entrava in banca con coltelli di ceramica per eludere i controlli

A capo dell'organizzazione c'era lo 'Zio'. Con lui anche il 'Soldato', che si occupava dell'equipaggiamento e delle armi, un uomo chiamato 'Oste', specializzato nel ruolo del 'palo', e 'Ciccio', che grazie alla sua esperienza pregressa in Polizia, aveva il ruolo di captare le frequenze radio delle forze dell'ordine. Con loro anche un quinto complice. Sono i componenti della banda delle parrucche che, in 9 mesi, ha rapinato banche a Monteverde, Ponte Milvio, Olgiata, Cecchignola, Montesacro, Tivoli e Alba Adriatica. 

I cinque, che utilizzavano sempre parrucche per camuffarsi, usavano coltelli in ceramica per eludere così i controlli meccanici degli istituti di credito e, una volta dentro, tenendo in ostaggio clienti e dipendenti arraffavano il bottino per poi fuggire. Alcuni di loro, anche gravitanti negli ambienti degli ultrà del tifo laziale, erano già conosciuti a Carabinieri e Polizia che, dopo una lunga indagini, sono riusci definitivamente a smantellare il sodalizio criminale. 

Al termine di una articolata attività di indagine, infatti, un pool coordinato dal Gruppo Reati contro il Patrimonio dalla Procura della Repubblica di Roma, composto da personale del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma e della Squadra Mobile della Polizia di Stato, alle prime ore della mattina odierna ha eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere a carico delle cinque persone. 

A dare il là alle indagini la spettacolare operazione effettuata il 7 novembre 2017 quando, a seguito di un articolato servizio di pedinamento iniziato sin dalle prime ore della mattina del giorno precedente, ed al termine di un brillante quanto rocambolesco e concitato intervento, Carabinieri e Polizia hanno sventato una rapina in banca a Tivoli arrestando in flagranza la banda.

Il video della rapina della banda delle parrucche

Tutti e cinque venivano braccati mentre erano intenti, con il volto travisato da parrucche, occhiali e cappelli, armati di pistole e coltelli, a consumare la rapina, ciascuno ricoprendo il proprio ruolo ben definito: chi garantiva la copertura di fuoco all'esterno della banca, chi era pronto ad allertare i complici ascoltando le comunicazioni radio delle Forze dell'Ordine captando le loro frequenze, ed altri mentre si accingevano a fare ingresso all'interno per mettere a segno il colpo. Le concitate fasi dell'arresto terminavano nel momento in cui la corsa dei malviventi veniva interrotta dopo alcuni colpi di pistola esplosi a scopo intimidatorio (qui l'articolo completo).

Le indagini hanno poi delineato, con precisione, i ruoli ricoperti dai singoli componenti del sodalizio criminoso. Lo 'Zio' era il capo, dirigente organizzatore e promotore dell'organizzazione. I complici facevano da palo, rimediavano le armi e altri prendevano i soldi. 'Ciccio', invece, era il "basista" con l'incarico di "intercettare le frequenze radio in uso alle Forze dell'Ordine e allertare in anticipo i sodali dell'arrivo di Polizia e Carabinieri". Nel complesso sono state ricostruite otto rapine aggravate delle quali tre tentate, avvenute tutte ai danni di Istituti bancari dei quartieri romani di Monteverde, Ponte Milvio, Olgiata, Cecchignola e Montesacro, nel periodo compreso tra i mesi di marzo e novembre 2017, ad eccezione di una avvenuta ad Alba Adriatica.

Tutti i colpi sono stati messi a segno secondo le medesime modalità: due/tre soggetti che, travisati con parrucca molta folta brizzolata, occhiali con lenti scure ed un abbondante trucco in volto per alterare i tratti somatici, dopo aver immobilizzato i dipendenti della banca, talvolta servendosi di un coltello, rubavano complessivamente oltre mezzo milione di euro dai vari istituti di credito rapinati.

Ai componenti della banda, tutti romani dall'età compresa tra i 40 ed i 50 anni, con vari precedenti sia contro il patrimonio che in materia di stupefacenti, alcuni tra i quali gravitanti negli ambienti degli ultrà del tifo laziale ed un poliziotto attualmente sospeso dal servizio, sono stati già contestati in giudizio a vario titolo i reati di tentato omicidio, tentata rapina pluriaggravata in concorso, porto e detenzione di armi clandestine, lesioni e ricettazione, tutti commessi in occasione della tentata rapina commessa a Tivoli.

I provvedimenti sono stati notificati a tre malviventi presso le Case Circondariali di Rebibbia e Velletri, dove stanno scontando le condanne per l'arresto in flagranza, mentre due di loro sono stati rintracciati presso le rispettive abitazioni in cui si trovavano ristretti agli arresti domiciliari ed associati anch’essi al carcere di Regina Coeli a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

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