Bancarotta fraudolenta: fratelli in affari, falsificavano i conti per ottenere finanziamenti

Le attività di indagine, hanno fatto emergere le condotte dissipative e distrattive perpetrate dagli indagati in danno dei creditori

Sono stati accusati di bancarotta fraudolenta ai danni di una società con sede nella Capitale ed operante nel settore edilizio. Nella mattinata odierna, i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del locale Tribunale nei confronti di due fratelli.

Le attività di indagine, hanno fatto emergere le condotte dissipative e distrattive perpetrate dagli indagati in danno dei creditori. Gli indagati sono accusati infatti di aver pianificato operazioni contabili e finanziarie (nella gran parte fittizie) volte a rappresentare all’esterno un andamento florido e redditizio, sia per ottenere finanziamenti dagli istituti bancari, sia per convincere i creditori dell’affidabilità dei piani concordatari nell’ambito della procedura concorsuale.

Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, congiuntamente all’aliquota della G. di F. della Sezione di Polizia Giudiziaria, hanno scoperto che i fratelli, dal 2011 al 2015, occupandosi della gestione e amministrazione della società in liquidazione hanno messo in atto una strategia finalizzata all’appropriazione dei beni, anche tramite altre società ad essi riconducibili (molte delle quali portate al fallimento), dismettendo importanti partecipazioni attraverso operazioni infragruppo e distraendo beni e risorse dal patrimonio sociale, evidenziando condotte che, come scrive il G.I.P., sono connotate "dall’avida distrazione in proprio favore di ogni utile, costituito anche dagli ingenti finanziamenti bancari richiesti ed ottenuti in uno stato di ormai conclamata decozione e di insolvenza".

In particolare, i due fratelli secondo le indagini hanno: "ceduto a loro stessi l’intero capitale di società del gruppo a mezzo di compensazioni con crediti pregressi; effettuato cessioni di quote del capitale sociale detenuto; ceduto rami d’azienda ad altre società sempre a loro riconducibili; effettuato operazioni di compensazione dei debiti determinando un trattamento di natura preferenziale nei propri confronti; tenuto i libri e le altre scritture contabili in modo da non consentire una fedele e corretta rappresentazione dei fatti di gestione e delle variazioni della consistenza del patrimonio aziendale, al fine di procurarsi un profitto e di recare pregiudizio ai creditori; ritardato ovvero omesso di registrare contabilmente le diverse operazioni societarie rappresentando una situazione patrimoniale florida e stabile, contrariamente al reale stato di insolvibilità ormai irreversibile in cui versava la società, causando una esposizione debitoria di oltre 112 milioni di euro".

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Come sottolineato dal G.I.P. nel provvedimento cautelare: "La continuità operativa, l’intesa professionale, la straordinaria attitudine dimostrata dai due indagati nella oculata manipolazione dei bilanci e nella alterazione dei dati, la spiccata inclinazione dimostrata da costoro nella gestione disinvolta delle attività finanziarie strettamente connesse a quelle economiche, infine l’articolata rete imprenditoriale che ruota intorno a tali affari sono tutti elementi che hanno irrobustito l’impianto cautelare” ed hanno “perfino dimostrato la singolare scaltrezza di movimento degli indagati nelle maglie della giustizia".

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