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Finte imprese per ripulire aziende in fallimento, sequestrati beni per 14 milioni di euro a fratelli imprenditori

La Guardia di Finanza ha sequestrato sei immobili ed un terreno indagando i due per bancarotta

Hanno creato sulla carta imprese nel Regno Unito e in Svizzera per simulare la cessione di quote di due società nazionali al fine di svuotare il patrimonio di un’azienda destinata al fallimento, con grave danno ai creditori e all’Erario, e continuare a operare, ripuliti dai debiti, nel settore del commercio all’ingrosso della carta e di materiali ferrosi. 

È questo il sistema di frode scoperto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma che hanno sequestrato beni per un valore di oltre 14 milioni di euro riconducibili a due fratelli indagati per bancarotta.

Le investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica capitolina e svolte dal Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno consentito di accertare come i protagonisti della vicenda abbiano causato il dissesto di una Srl dichiarata fallita nel 2018.

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Attraverso una serie di articolate operazioni societarie a livello internazionale, i due rami d’azienda produttivi di reddito sono stati trasferiti ad altrettante imprese riconducibili allo stesso nucleo familiare, mentre i creditori e l’Erario della società sono stati privati dei beni per soddisfare le proprie legittime pretese economiche.

Il sequestro, disposto dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale della Capitale, ha ad oggetto due società, entrambe con sede a Roma.  Sei immobili e 1 terreno ubicati nei comuni di Castelnuovo di Porto (RM), Tavernelle Val di Pesa (FI) e Sossano (VI). 

L’operazione odierna si inquadra nella più ampia azione della Guardia di Finanza volta a ostacolare l’ingresso di interessi illeciti nell’economia legale e a tutelare, nel contempo, il rispetto delle regole del mercato e della concorrenza.
 

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