Cronaca

Baby gang, non chiamatele più ragazzate

Dei 39 mila minori denunciati dell'ultimo anno 11 mila sono stranieri e 28 mila italiani. Le denunce diminuiscono, ma aumenta la gravità dei reati commessi

In tutto il territorio nazionale, nel 2002, si contavano 40.588 denunce a carico di minorenni. Nell'ultimo anno sono scese a 39 mila. Un dato questo che, tuttavia, non rincuora perchè, quantità a parte, è aumentata la pericolosità dei reati a carico dei giovanissimi.

Niente più “roba da ragazzi” insomma, prima dettata da condizioni sociali di fame e miseria, ma grandi colpe, forse anche troppo grandi per la piccola età di chi le commette. L'ultimo arresto romano dei due adolescenti Rom, componenti della “baby gang” che agiva nei quartieri Prenestino - Centocelle, lo conferma.

Gli operatori del mondo della Giustizia minorile sono allarmati da questo dato. Serenella Pesarin, della Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari del Dipartimento per la Giustizia Minorile, in occasione della presentazione del Progetto “Old – Oltre la discriminazione”, ha espresso la sua preoccupazione sul futuro dei giovani che entrano nel circuito penale. Con particolare riferimento a quelli stranieri, al reinserimento dei quali è dedicata l'iniziativa che coinvolgerà Governo nazionale ed enti locali: “Dei 39 mila minori denunciati dell'ultimo anno – ha commentato il direttore generale - 11 mila sono stranieri e 28 mila italiani. Entrambi i dati preoccupano ma devo dire che quello che fa riferimento agli italiani è ben più grave. Il nostro non è un Paese povero. Troppo spesso i ragazzi italiani che scelgono la cattiva strada hanno in tasca cellulari costosissimi e vestono grandi firme. Si macchiano di reati molto gravi come l'omicidio, le rapine, e diventano manovalanza delle grandi organizzazioni criminali allettati dai guadagni facili. Dinnanzi a questo dato dobbiamo interrogarci tutti, famiglie, parrocchie, scuole e Ministeri. Solo un lavoro di rete può aiutare questi giovani”.

“Attualmente nelle nostre carceri minorili ci sono 11.413 detenuti stranieri – ha dichiarato ancora Pesarin – Molti di loro lo fanno perchè arrivano senza famiglia e senza alternative, sono dei veri schiavi. Altri, invece, nati e cresciuti da noi, scelgono il male consapevolmente. Noi abbiamo un doppio dovere sia nei confronti di questi giovani, dobbiamo garantire loro il reinserimento, sia nei confronti della società civile danneggiata dai loro reati”.

Bruno Brattoli, Capo dipartimento Giustizia Minorile
, ha illustrato, invece, la situazione romana che: “non si discosta dalla media nazionale – ha detto Brattoli a Roma Today - Le strutture della Capitale sono piene di giovani, stranieri e non, che commettono reati anche molto gravi nei confronti dei quali stiamo attuando politiche sociali più mirate”.

Quanto all'Ipm (istituto penale per minorenni) di Casal del Marmo, Brattoli ha dichiarato che “anche qui si vive il sovraffollamento come in tutte le altre carceri, comprese quelle per adulti. Soprattutto nell'ultimo periodo per via dei lavori di ammodernamento della struttura. Abbiamo grosse carenze non solo di spazi ma anche di uomini, sia per quel che riguarda il personale di polizia che per le altre figure amministrative. Stiamo per questo cercando di razionalizzare le risorse, di migliorare la qualità di vita e la sicurezza nell'istituto romano attraverso i lavori alle strutture e i progetti a vocazione sociale”.

Ma quando ci si macchia di reati gravissimi a partire dai 14 anni, il carcere è davvero capace di punire ed allo stesso tempo di rieducare? Esistono a livello internazionale movimenti, associazioni e pensatori di diversa estrazione che sostengono di no, a tal punto da auspicare una riforma che porti all'abolizione del carcere per giovanissimi, sostituito da percorsi riabilitativi che nulla hanno a che vedere con le sbarre.

Messo di fronte a questa idea “rivoluzionaria” il Capo dipartimento Brattoli ha commentato infine: “Non dimentichiamo che, se pur minori, si parla di persone che commettono spesso reati gravissimi e che quindi devono anche pagare. Pensare di lasciarli liberi sarebbe ingiusto, soprattutto nei confronti di chi subisce il danno. L'abolizione del carcere minorile mi sembra un'ipotesi irreale e improbabile. Chi afferma e predica questo dovrebbe anche suggerire qual è il percorso alternativo che loro vedono come risolutore del problema della devianza giovanile”.
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