Neonato gettato nel cassonetto al San Camillo: il bimbo era nato vivo

Il 28 febbraio la madre lo ha gettato in un cassonetto dopo averlo tenuto in borsa un'intera giornata. Secondo l'autopsia non era nato morto come invece sostenuto dalla ragazza, accusata di infanticidio

Il bimbo gettato nel cestino al San Camillo era vivo. E' arrivato il responso dell'autopsia effettuata sul corpo del neonato che lo scorso 28 febbraio è stato scaraventato in un secchione dell'immondizia nei pressi del nosocomio. A liberarsene proprio la madre poche ore dopo averlo partorito nel bagno di casa e averlo portato in giro nella sua borsa tutto il giorno.

L'autopsia dunque sarebbe in contrasto con quanto più volte detto dalla ragazza, accusata di infanticidio. La giovane durante gli interrogatori si era difesa sostenendo che il piccolo era nato morto. A quanto non ha detto il vero. Ma che il suo racconto facesso acqua da più parti era emerso fin dall'inizio. Dalle prime battute di una storia agghiacciante che ha lasciato chiunque senza parole.

La ragazza si chiama Marika, è romana, ha 25 anni.  Il 28 febbraio scorso ha girato Roma con suo figlio, neonato, nella borsa. E' andata al bar, ha preso il bus, ha raggiunto un'amica per un aperitivo. Poi, nel tornare a casa, ha accusato un malore e con perdite di sangue è andata in ospedale. Del piccolo però si è disfatta poco prima di entrare -lo ha riposto, per usare un eufemismo, in un secchione dei rifiuti nei pressi dell'ospedale -e di cedere alle domande dei medici. Che con ogni evidenza avevano chiaro il quadro.

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Di lì a poco il personale ha chiamato le forze dell'ordine che giunte sul posto hanno arrestato la ragazza per infanticidio. Poi i verbali e l'atroce racconto. Freddo, seppur tra le lacrime, e con qualche distorsione dei fatti. La madre infatti ha ribadito più volte, e in parte giustificato il gesto, dicendo che suo figlio era nato morto. Per questo lo aveva tenuto in borsa senza preoccuparsene. L'autopsia però dice altro.

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