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Mercato nero dei ricambi: smontavano auto rubate e le rivendevano in Sudan e Marocco

Cinque le persone arrestate. Le vetture trovate in due capannoni a Guidonia Montecelio e Formello

Dalla provincia di Roma al mercato nero dei ricambi auto africano. Due capannoni dove un'organizzazione smontava vetture rubate per poi rivenderne i pezzi in Sudan e Marocco. A chiudere il cerchio attorno alla banda la polizia di Stato che nella giornata di martedì 2 marzo ha arrestato cinque persone. Una indagine durata quattro mesi, coordinata, dalla Procura della Repubblica di Tivoli, che ha portato alle denuncia di altre sette persone. 

Le indagini hanno permesso di smascherara una organizzazione esperta e dotata di una efficiente rete logistica dislocata su una vasta area della provincia romana, tra Formello ed Albuccione di Guidonia. Cinque come detto le persone finite in manette, dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di autovetture di provenienza furtiva e, per due di loro, anche per la vendita e la cessione di sostanza stupefacente (hashish).

Tutto è nato da un controllo degli agenti della squadra di Polizia Giudiziaria della polstrada di Roma in un capannone di Via Tiburtina, nel Comune di Guidonia Montecelio (provincia nord est della Capitale), dove venivano sorpresi e arrestati due uomini intenti a smontare un’autovettura rubata.

Nel capannone, vi erano ben 31 veicoli di provenienza furtiva, gran parte già  sezionati, e tutta l’attrezzatura necessaria  per lo smontaggio e il confezionamento dei pezzi rubati. Dopo il primo intervento, gli investigatori hanno iniziato a ricostruire la rete criminale che girava intorno al capannone e ai due uomini arrestati che apparivano svolgere un ruolo di manovalanza.

Dall’attività investigativa è emersa, fin dai primi momenti, una terza persona che, ogni giorno, dal capannone di Guidonia, trasportava i “ricambi” di provenienza furtiva presso altri siti in uso all’organizzazione criminale. Tra questi, in località Formello, è stata scoperta una vera e propria “centrale” di stoccaggio e riciclaggio di veicoli rubati e di parti di essi.   

L’irruzione effettuata nel capannone di Formello, ha consentito di arrestare altre tre persone intente a smontare l’ennesima auto rubata.

Anche in questo secondo capannone, dove erano nascosti altri 6 veicoli rubati, era custodita tutta l’attrezzatura necessaria per effettuare smontaggio e confezionamento delle parti meccaniche, compresi alcuni potenti jammer per inibire i segnali GPS-GSM-UMTS degli antifurti satellitari.

Dalle indagini è emerso che buona parte dei ricambi di provenienza illecita venivano spediti all’estero, attraverso container, in particolare verso Sudan e Marocco, dove l’organizzazione aveva numerosi contatti. Le attività tecniche hanno evidenziato, inoltre, che alcuni dei membri dell’organizzazione si dedicavano anche allo spaccio di hashish.

Nella gestione degli affari illeciti, i membri dell’organizzazione criminale hanno adottato ogni cautela possibile per eludere i controlli. L’ utilizzo della telefonia mobile veniva effettuato con estrema prudenza, evitavano di esporsi in prima persona nelle attività più rischiose (come il trasporto dei veicoli rubati) o, ancora, delocalizzavamo in  siti diversificati lo stoccaggio dei mezzi. Infatti, in almeno altri due episodi i veicoli rubati erano stati nascosti all’interno di box privati.

Quattro dei componenti della banda sono stati accompagnati in carcere, per uno di loro sono scattati gli arresti domiciliari e contemporaneamente sono state eseguite perquisizioni domiciliari in altri otto siti.
 

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