Acilia piange Debora e Aurora: mamma e figlia morte dopo l'esplosione di una palazzina

Il dramma è avvenuto ieri quando i corpi di Debora Catinari e la piccola figlia Aurora sono stati ritrovati sotto le macerie in via Giacomo della Marca. Salvi gli zii. Si indaga per "disastro colposo"

Acilia piange Debora Catinari e la piccola figlia Aurora, morte il 28 dicembre sotto le macerie dopo l'esplosione che ha fatto crollare la palazzina in via Giacomo della Marca 46.  Al momento della tragedia il marito Massimo Ramacci era al lavoro mentre il figlio Lorenzo era uscito per comprare il pane. Salvi gli zii portati in ospedale. Il fratello di Debora in codice giallo al grassi, la donna invece in codice rosso al Policlinico. Entrambi non sono in pericolo di vita. 

IL DRAMMA - Un incubo familiare iniziato alle 14 che ha sventrato la palazzina a due piani. Debora, insegnante alla scuola Marco Ulpio Traiano, e Aurora, alunna nello stesso istituto erano conosciute e ben volute da tutto il quartiere della zona di San Francesco di Acilia. E tanti, tra vicini, amici e parenti questa mattina si sono recati sul luogo delle macerie. 

"Ho sperato che Aurora e la sua mamma fossero ancora in vita. E' terribile perdere la famiglia, così, in un attimo", dice Eleonora che nasconde la commozione in grossi occhiali da sole. "Sono rimasta lì, fino alle 23 ieri sera. Ho vissuto l'angoscia delle 8 ore di soccorso ma purtroppo non c'è stato nulla da fare. Abito a due vie di distanza, ma qui ci conosciamo tutti", sono le parole di Marica. 

VIDEO | Le ricerche sotto le macerie

ROMA PIANGE - Poi ci sono le testimonianze di chi, tramite la scuola, conosceva Debora Catinari e la piccola figlia Aurora. E tanti, ancora, i messaggi di cordoglio sui social perché, come ha sottolineato anche ieri sera a caldo la Sindaca di Roma Virginia Raggi: "Roma piange".  

Adesso, però, bisogna dare supporto a papà Massimo e al neanche 16enne Lorenzo che, ieri sera, dopo aver visto il telo verde che nascondeva i corpi senza vita della mamma e della piccola sorella si è sfogato con un pianto di rabbia, tra l'abbraccio del personale della Croce Rossa Italiana, sul posto per un supporto psicologico.

I TESTIMONI - Ora, però, ci sono da chiarire le cause dell'esplosione. Tanti i testimoni che verranno ascoltati. "Ho sentito un boato alle 14 - le parole di Paolo della carrozzeria di via Armandi - Siamo sulla parallela di via della Marca e ci siamo subito precipitati. Abbiamo sradicato il cancello e iniziato a scavare".

Scossa anche un'altra residente in zona, la signora Sandra: "Tremava tutto, sembrava il terremoto - le sue parole a RomaToday -. Avevo una casa ad Amatrice ed ho rivissuto quegli attimi di paura e sconforto". "Stavo uscendo nel giardino -  il commento di un altro abitante della zona - poi mi sono dovuto fermare ed ho portato fuori le bambine che avevo con me". "Stavo fumando una sigaretta quando ho sentito due botti ed è esploso tutto", dice il vicino di casa Luca.

VIDEO | Esplosione ad Acilia, un residente: "Ho sentito un boato"

LE INDAGINI - Ed è proprio da qui che sono partite le indagini. L'azienda Italgas ha reso noto che la propria rete è risultata integra. La Procura della Repubblica di Roma, fin dal primo pomeriggio, ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di "disastro colposo". L'indagine è affidata al pubblico ministero Mario Palazzi che si è recato sul luogo del sinistro per fare un sopralluogo e raccogliere i primi elementi necessari per l'inchiesta.

Questa mattina il Magistrato, che ha effettuato un ulteriore sopralluogo nella zona del crollo, affiderà l'incarico a due ingegneri. Al momento non è possibile stabilire con certezza se lo scoppio sia avvenuto per una fuga di gas metano o di gpl. E nessuna pista è stata esclusa. 

LA ZONA - Nella palazzina, oltre i nuclei familiari, era presente anche uno studio-laboratorio dentistico, con macchinari e materiali infiammabili, andato completamente distrutto. Elementi che potrebbero aver quindi ampliato la deflagrazione oppure generato due esplosioni, una successiva all'altra. Secondo i primi rilievi a scatenare l'inferno sarebbe stata una bombola del gas di 50-70 litri posta propio al piano terra. 

I residenti sono divisi e puntano il dito: "Quelle bombole del gas sono usate da una famiglia di cingalesi che abita lì, non si accontentavano dell'allaccio Italgas che abbiamo tutti". Qualcun altro, invece, sostiene che il materialo dello studio dentistico era pericoloso: "Lì erano presenti bombole di azoto e ossigeno". Dagli accertamenti dei Vigili Urbani è anche emerso che in quell’appartamento risultano residenti nove immigrati e in passato sono stati rilevati abusi edilizi.

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