Ater, ancora lettere da incubo: trenta giorni per pagare o si perde la casa

La Confederazione della piccola proprietà immobiliare segnala lettere preoccupanti arrivate alle famiglie che hanno acquistato gli alloggi dall'Ater. Chiesti anche 35mila euro in trenta giorni. Confappi: "L'azienda minaccia la risoluzione del contratto di cessione"

Alcuni proprietari di immobili acquistati dall’ATER, stanno ricevendo delle lettere preoccupanti. Si chiede di pagare, entro trenta giorni dal loro ricevimento, cifre astronomiche frutto di “rate ammortamento e/o oneri accessori”. Al malcapitato che ricevendo queste richieste, volesse ottenere qualche informazione in più,  viene data la possibilità di fissare un appuntamento presso l’ufficio alloggi ERP. Sempre però entro il termine di trenti giorni dal ricevimento della lettera.

LA MINACCIA - In caso di mancato pagamento, l’ATER di Roma minaccia “il recupero coattivo di quanto dovuto e la risoluzione de contratto di cessione, con conseguente retrocessione dell’immobile" all’azienda. Il proprietario che si trovasse pertanto nella condizione di non riuscire a saldare il conto dovuto, dovrà anche sobbarcarsi “il pagamento di tutte le spese per la risoluzione del contratto”.

INTERESSI ELEVATI - La vicenda è stata segnata dalla Confederazione della Piccola Proprietà Immobiliare. “Nelle ultime settimane tanti cittadini Romani e  tanti associati,  proprietari di immobili acquistati dall'ATER, hanno ricevuto dalla Direzione Generale di tale Azienda delle diffide con cui viene loro chiesto il pagamento di importi, piuttosto elevati, a vario titolo”. Le cifre, dell'ordine di decine di migliaia d'euro, sono gravate anche da cospicui interessi di mora.

NOTTI INSONNI - “Tali diffide – osserva la CONFAPPI - destano perplessità sotto diversi profili. In primo luogo, perché ATER  non specifica a che titolo siano dovuti tali importi, che vengono riferiti unicamente alla generica voce "rate ammortamento e/o oneri accessori". Inoltre,  richiede delle somme per interessi di mora, rispetto alle quali risulta arduo comprendere il criterio di calcolo”. Ad onor del vero, si fa riferimento ad un “tasso contrattualmente fissato  nell’atto di cessione in proprietà”. Ma gli importi sembrano davvero elevati. E “come se non bastasse – ribadisce Confappi - l'Azienda minaccia la risoluzione del contratto di cessione dell'immobile, in caso di mancato pagamento delle suddette somme”. Un grattacapo per molte famiglie romane che, da quando hanno ricevuto queste lettere, non stanno dormendo sonni tranquilli. 
 

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