Cronaca Pigneto

Asilo lager al Pigneto: "Botte e insulti ai nostri piccoli". Genitore racconta le violenze subite dal figlio

I titolari del nido, Silvia ed Eligio Scalas, sono finiti in manette lo scorso giugno per percosse e maltrattamenti nei confronti di 17 bimbi

Foto crediti Pixabay

Umiliazioni continue, frasi a sfondo sessuale o razziale. Presi a schiaffi o lanciati sul pavimento perché "piangevano" o "gridavano". Un incubo quello vissuto da 17 bambini tra i cinque mesi e i tre anni nell'asilo lager del Pigneto. Una storia conclusa con due condanne a 5 anni di reclusione decise al gup Angela Gerardi. Responsabili dei maltrattamenti nei confronti dei bambini, i fratelli Silvia ed Eligio Scalas titolari della struttura tutalmente priva di autorizzazioni. I due erano finiti in manette lo scorso giugno.

L'inchiesta, condotta dalla Polaria di Fiumicino, era partita dalla denuncia dei genitori di una bambina di due anni. Le indagini con intercettazioni e riprese video hanno descritto lo scenario di violenze fisiche e psicologiche inchiodando i due fratelli che dovranno anche pagare un risarcimento di 10mila euro ai genitori di ogni bambino coinvolto.  

La sentenza è stata accolta da un applauso dai genitori che, però, non nascondono la rabbia. Kathryn, nome di fantasia, ha parlato della vicenda a RomaToday: "Ci fidavamo. La condanna è giusta in rapporto alle accuse ma il danno i nostri figli se lo porteranno dentro per tutta la vita, con ricordi che rimarranno purtroppo nella testa dei nostri bambini. Noi genitori, invece, dovremo affrontare il senso di colpa. Accompagnavamo le nostre gioie in quel lager ma non immaginavamo che accadessero quelle cose". 

Anche perché a "consigliare" quel nido, rivela Kathryn è stato un "istituto religioso di zona". "Era una struttura di fiducia. Sapevamo che fosse abusiva ma erano almeno 8/10 anni che diversi residenti portavano i loro figli lì. Poi cooperative e religiosi ce l'hanno consigliata". Kathryn, così come gli altri genitori, non si erano accorti di nulla: "I due fratelli, ultimamente, non si facevano lasciare i figli al terzo piano (dove c'era l'asilo ndr) ma se li venivano a prendere all'androne. Qualcuno di noi aveva visto quel gesto come una gentilezza. Per qualcun'altro era per 'mascherare' il fatto che la struttura fosse abusiva, ma non avevamo percepito altre anomalie. Poi abbiamo compreso che il loro era solo uno squallido teatrino. Tutta una farsa".

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Il racconto di Kathryn, con la voce strozzata, però poi si fa più cupo: "Nell'ultimo periodo tanti bambini erano chiusi. Anche mio figlio. Ho sentito anche altri genitori. I piccoli, una volta a casa, dicevano parolacce. Molto volgari. Quando gli chiedevamo spiegazioni, loro abbassavano la testa e si chiudevano". Poi un genitore, padre di una bambina di due anni, si fa coraggio e denuncia tutto. Silvia ed Eligio Scalas vengono arrestati ed i genitori dei 17 piccoli convocati dalla Polaria di Fiumicino. 

"Lì abbiamo iniziato a vivere come in una bolla. Siamo andati con i bambini in ospedale per fare tutte le analisi mediche del caso, come detto dagli inquirenti. Eravamo storditi", racconta Kathryn. L'indagine prosegue. Le intercettazioni mettono i genitori davanti i fatti compiuti. "Abbiamo ascoltato cose inaudite. Ascoltavamo i pianti". 

La condanna alla fine è arrivata, dopo il rito abbreviato. "Ora anche il quartiere si renderà conto di tutto questo orrore". Ed i genitori adesso cosa faranno? "Abbiamo paura. Ogni giorno, senza pressioni verso i nostri bambini, cercheremo tracce nei caratteri dei piccoli. Qualcuno ha riportato, fin da subito, conseguenze fisiche e non solo, ma preoccupa anche chi non ha mostrato nulla. Ci faremo aiutare da professionisti del settore, facendo sentire ai nostri figli tutto l'amore del mondo". 
 

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