Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

"Mettiamo bombe in tutte le chiese": arrestato 20enne, è accusato di terrorismo

Nel corso delle indagini, gli investigatori, attraverso intercettazioni, avevano trovato il 20enne in possesso di numeroso materiale dai contenuti riconducibili alla ideologia jihadista

"Mettiamo bombe a tutte le chiese d'Italia. La chiesa più grande dove sta? A Roma?". E' uno stralcio di una intercettazione dove si sente Omar Ibrahim Mohsin, noto come Anas Khalil 20enne somalo fermato dalla polizia lo scorso 13 dicembre a Bari per i reati di associazione con finalità di terrorismo, istigazione e apologia del terrorismo, aggravate dall'utilizzo del mezzo informatico e telematico. 

Nel corso delle indagini, gli investigatori della Digos, attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, avevano trovato il 20enne in possesso di numeroso materiale dai contenuti riconducibili alla ideologia jihadista. In particolare, all'indomani dell'attentato di Strasburgo, il giovane aveva scaricato da internet alcune fotografie relative al Vaticano. Un dettaglio che aveva messo in allerta gli investigatori, facendo scattare il fermo d'urgenza. Sabato scorso, durante l'udienza di convalida del fermo, l'indagato, assistito da un difensore di fiducia e da un interprete, ha respinto le accuse a suo carico.

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L'attività investigativa, spiega la Questura, è stata avviata a partire da informazioni trasmesse Direzione centrale della polizia di prevenzione, che indicavano il 20enne come elemento affiliato al Daesh in Somalia ed in contatto con una sua cellula operativa. Le indagini hanno così consentito di documentare l"a totale adesione dello straniero all’ideologia del cosiddetto stato islamico e la sua organicità alla componente armata somalo-keniota di Daesh". 

La militanza nello stato islamico del 20enne, "si è concretizzata anche attraverso l'apologia di delitti di terrorismo operata su piattaforme social, in particolare su Facebook, dove ha diffuso post e foto aventi come contenuto l'esaltazione del "martirio".  
 
L'urgenza di eseguire il provvedimento restrittivo, spiegano gli investigatori, "è stata dettata dai riferimenti all’elaborazione di possibili progettualità ostili in relazione alle imminenti festività natalizie e alle chiese, in quanto luoghi frequentati solo da cristiani".  

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