Estorsioni e riciclaggio a locali del centro di Roma, nove arresti. Fra loro l'ex senatore Sergio De Gregorio

Le indagini della Squadra Mobile nell'ambito dell'Operazione Pianeta Italia

Operazione Pianeta Italiia

E' considerato dagli inquirenti come il dominus attorno al quale ruotavano le dinamiche criminali del gruppo. A finire in carcere Sergio De Gregorio, ex senatore della Repubblica con il Pdl già coinvoto nell'inchiesta sulle cosiddette compravendite dei Senatori,  per aver "incassato" tre milioni di euro per passare dall'Idv alle file dell'allora coalizione di centrodestra. 

A distanza di sei anni De Gregorio torna al centro delle cronache giudiziarie, questa volta per estorsioni, nei confronti di due bar della Capitale, al Quartiere Trieste ed al Rione Ludovisi, a cui si aggiungono le accuse di riciclaggio ed autoriciclaggio. Il blitz all'alba al termine dell'Operazione Pianeta Italia, quando gli investigatori della Squadra Mobile hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, di cui sei in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della D.D.A. presso la locale Procura, nei confronti di nove persone. 

Le attività di indagine, condotte dalla I Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Roma, coordinate dai Magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia si sono protratte per circa due anni ed hanno consentito di delineare il coinvolgimento degli indagati - il cui punto di riferimento è l’ex senatore De Gregorio attorno al quale ruotano le dinamiche criminali del gruppo – nelle vicende estorsive in danno di due bar della Capitale e nel reimpiego di oltre 470mila euro all’interno di società a loro facenti capo.

Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, responsabili di estorsione aggravata, autoriciclaggio e riciclaggio. In particolare di "estorsione aggravata" nei confronti del titolare del bar Enjoy di Via Chiana al Quartiere Trieste.  "Estorsione aggravata" che sarebbe stata perpetrata anche nei confronti del titolare del bar Surma di via Flavia, nel Rione Ludovisi (zona Porta Pia). 

Nell’aprile 2016, infatti, il gestore del bar “Enjoy” di Via Chiana, denuncia una patita estorsione di 80.000 euro.

I riscontri effettuati mediante le intercettazioni telefoniche ed ambientali, la visione delle telecamere di videosorveglianza e le dichiarazioni rese dalle parti, hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’estorsione, posta in essere attraverso una serie di minacce, tra cui quella di far apporre i sigilli al locale.

È un uomo considerato il braccio destro di De Gregorio, ad inviare presso il bar Enjoy due uomini, all’epoca militari in servizio nella Marina Militare italiana, per esigere dal gestore la restituzione di 80.000 mila euro, asseritamente dovuti al braccio destro dell'ex senatore da una terza persona.

Sul posto è presente anche l'ex senatore, che, preoccupato del possibile coinvolgimento nell’indagine per l’estorsione, si preoccupa di ideare una strategia difensiva e consiglia al suo braccio destro di sporgere querela nei confronti del gestore del bar di Via Chiana, per la sottrazione degli 80.000 euro.

Pochi giorni dopo l’estorsione, peraltro, la medesima somma viene investita in due società, gestito occultamente dal De Gregorio ed altre due persone. 

L’estorsione e il successivo autoriciclaggio del profitto da essa derivante  vengono mascherate, sempre su consiglio dell'ex senatore, attraverso il riconoscimento ad uno degli indagati di una quota societaria di una Srl, all’interno della quale possiede una quota anche un'altra società a responsabilità limitata (nella cui compagine societaria risultano la moglie e la figlia di due degli attuali arrestati). 

Nelle intenzioni degli indagati, infatti, si cerca di far apparire l’estorsione come un semplice tentativo di aiutare un socio a recuperare un credito.

L’estorsione nei confronti del bar “Surma” di via Flavia, invece, ha inizio dalla cessione da parte di uno degli indagati della licenza del predetto bar, con la contestuale sottoscrizione di una clausola risolutiva espressa che gli consente di recuperare tale licenza in caso di inadempimento dell’acquirente.

Ed è a seguito del mancato versamento di alcune rate che uno degli arrestati, che ha interesse a subentrare nell’affare anche per conto di Sergio De Gregorio, inizia a minacciare il gestore del “Surma” per riottenere la licenza.

È lo stesso gestore, nelle dichiarazioni rese, a tratteggiare le minacce ricevute: “V. E' venuto da me e mi ha minacciato e in una circostanza addirittura mi ha aspettato sotto casa”(…) “per pochi giorni ho deciso di chiudere il locale e dopo una settimana sono tornato e ho trovato una catena chiusa con un lucchetto (…) ho consultato gli altri soci ma abbiamo capito che era meglio evitare altre ripercussioni ed andare via mollando tutto(…). In diverse occasioni, infatti, sia V. che alcuni suoi amici mi avevano consigliato di lasciare il locale e andare via.”

Sergio De Gregorio-3

Nel gennaio 2017 e dopo aver sottoscritto, dietro minaccia di uno degli arrestati e a condizioni assolutamente svantaggiose, un mandato di mediazione per la vendita della licenza del bar, il gestore del “Surma” lascia definitivamente il locale.

La licenza viene poi monetizzata, attraverso la vendita alla neo costituita società, che anche in questo caso è a conoscenza di tutta la vicenda e si adopera per gestire le questioni pratiche legate alla costituzione della società e alla intestazione delle quote.

Le attività di indagine e in particolare gli accertamenti bancari sulle varie società facenti capo direttamente o indirettamente agli indagati, hanno consentito di risalire all’ingente flusso di denaro transitato sui conti correnti delle stesse e quindi ricostruire le contestate operazioni di autoriciclaggio e riciclaggio.

Tra le società coinvolte, vi è anche una Srl che gestisce un magazine online “periodico di attualità, politica, cultura e sport” all’epoca dei fatti diretto dalla moglie di Sergio De Gregorio. 

Figura chiave nelle operazioni di autoriciclaggio e successivo riciclaggio è quella di una commercialista con affari a Milano che, nella primavera del 2016, entra in contatto con l'ex senatore e gli altri sodali.

È dai conti della donna infatti, che tra maggio e novembre 2016 partono senza alcuna reale causale oltre 390 mila euro – provento dei reati tributari, di truffa e bancarotta fraudolenta per i quali viene indagata e poi condannata dal Tribunale di Milano nel 2019 – e finiscono sui conti correnti intestati a due società riconducibili al gruppo criminale.

Nel dicembre 2016, però, la perquisizione eseguita presso l’ufficio della commercialista all’interno di uno studio legale romano, mette in allarme l’ex senatore che, per timore di esser coinvolto direttamente o indirettamente nell’indagine milanese, si preoccupa quindi di cercare una linea difensiva che possa giustificare le interazioni economiche con la donna, raccomandando ai sodali di eliminare ogni traccia e contatto che potesse portare alla stessa e suggerendo anche cosa dichiarare in caso di accertamenti.

I timori nei confronti dell’indagine milanese emergono chiaramente dalle conversazioni telefoniche tra gli indagati, nelle quali De Gregorio insiste sul pericolo derivante da una analisi approfondita dei flussi finanziari da parte della Guardia di Finanza e sulla conseguente contestazione del riciclaggio “alle persone fisiche” e non solo alle società.

Le preoccupazioni dell’ex senatore sono legate infatti alle operazioni di riciclaggio compiute a partire dal maggio 2016 e attraverso le quali vengono reimpiegate - con il solo fine di ostacolare l’identificazione della provenienza dai conti della commercialista e garantirsi vantaggi personali riconducibili agli indagati.

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"Sergio De Gregorio ha una caratura criminale e scaltrezza davvero eccezionale". Scrive il gip Antonella Minunni nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone tra cui l'ex senatore De Gregorio. L'operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Roma e coordinata dalla Dda capitolina con il procuratore aggiunto Ilaria Calo' e il pm Francesco Minisci. I reati contestati vanno dall' estorsione, al riciclaggio e all'autoriciclaggio. De Gregorio, scrive ancora il gip, "si conferma il punto di riferimento indiscusso, lo stratega del gruppo, sempre pronto a 'sistemare' le cose, e' lui che risolve le questioni sorte all'interno del gruppo e che suggerisce ogni volta le strategie difensive, è recidivo avendo riportato, tra l'altro, condanne per corruzione in atto contrario doveri d'ufficio. Ha una caratura criminale e scaltrezza davvero eccezionale".

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