Foto su Instragram e spedizioni in tutta Italia: preso pusher 2.0. Giro d'affari di 100mila euro

Una volta pagato l'ordine attraverso un sistema di carte prepagate, lo stupefacente veniva confezionato, apponendo il proprio marchio e spedendolo all'acquirente tramite corrieri

Postava le foto su Instagram mettendo in mostra la merce a disposizione, poi stabiliva il prezzo in una chat privata quindi organizzava la spedizione. Un giro d'affari di 100 mila euro quello messo in piedi da un 36enne arrestato dai Carabinieri della Stazione di Cerveteri.

L'arrestato è stato condotto presso il carcere di Civitavecchia a disposizione dell'Autorità Giudiziaria. Intanto continuano le indagini per identificare tutti gli acquirenti e accertare il giro di spaccio. 

La procedura utilizzata è piuttosto semplice. Lo spacciatore postava foto degli stupefacenti e le etichettava con alcuni hashtag convenzionali. Gli acquirenti, cercandoli, avevano così la possibilità di visionare la merce. Gli affari venivano poi conclusi in chat privata e la droga spedita per posta con pacchi anonimi. Le sostanze che l'uomo arrestato vendeva erano marijuana, hashish e olio di hashish. 

I Carabinieri di Cerveteri tenevano d'occhio l'uomo perché riceveva continue visite da parte di giovani in casa. L'altra sera il blitz: bloccato, in tasca aveva una modica quantità di marijuana che è stata sufficiente a far scattare la perquisizione presso il suo domicilio dove è stata scoperto il traffico.

VIDEO | Le immagini del blitz dei Carabinieri 

In casa è stato infatti rinvenuto un vero e proprio campionario della droga e-commerce con 6,2 chili di marijuana, 4,6 chili di hashish e 23 grammi di olio di hashish nonché il materiale per il confezionamento delle dosi e il materiale per il confezionamento ed etichettatura per la vendita on line dello stupefacente insieme a ricevute manoscritte relative alle varie transazioni e spedizioni che avvenivano in tutta Italia. 

Una volta pagato l'ordine attraverso un sistema di carte prepagate, lo stupefacente veniva confezionato, apponendo il proprio marchio e spedendolo all’acquirente tramite corrieri nazionali.

Nel corso degli accertamenti è emerso che l'individuo si riforniva delle sostanze tramite internet che, provenienti per lo più dalla California, attraverso la Spagna, si faceva recapitare presso indirizzi fittizi, dove poi andava a ritirarla.          

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