Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Arresto Piccolo: il Prefetto lo sospende dall'aula

A 24 ore di distanza dall'annuncio di dimissioni del (quasi ex) vicepresidente del Consiglio Comunale, Samuele Piccolo, ai domiciliari per finanziamento illecito ai partiti, arriva anche il provvedimento del Prefetto

La legge parla chiaro e il Prefetto si muove di conseguenza. A 24 ore dall'annuncio di dimissioni da parte del (quasi ex) vicepresidente del Consiglio Comunale, Samuele Piccolo, in seguito all'arresto per associazione a delinquere e finanziamento illecito ai partiti, arriva anche la sospensione dall'aula Giulio Cesare, come previsto dall'articolo 59 del testo unico sull'ordinamento degli enti locali nei confronti di chiunque venga colpito da una "misura di prevenzione" adottata dall'autorità giudiziaria. Già nella seduta di oggi il presidente Marco Pomarici dovrebbe comunicare in aula le dimissioni di Piccolo e il provvedimento del Prefetto, il tutto in attesa della nomina di un nuovo vicepresidente che sostituisca l'indagato.

Ricapitolando: dimissioni di Samuele Piccolo dalla carica di vicepresidente, sospensione dal suo partito, il Pdl, e da consigliere comunale. E' il bilancio di tre giorni di burrasca politica che ha travolto il già precario equilibrio del Campidoglio. Tutto ha avuto inizio venerdì scorso con gli arresti domiciliari del consigliere pidiellino che nel 2008 portò a casa ben 12mila voti, aggiudicandosi il primato di più votato in aula Giulio Cesare. Di Piccolo si ricorda l'ingente campagna elettorale fatta di manifesti sparsi per tutta la città, cene promozionali, incontro "a tu per tu" col cittadino. Campagna che, per l'accusa, sarebbe il frutto di finanziamenti illeciti. 

L'ACCUSA - In base all'impianto accusatorio, sarebbero stati creati, tramite una serie di società, finti crediti Iva e dirottati i fondi drenati al fisco all'attività politica del vicepresidente Piccolo. Tre sarebbero gli episodi di finanziamento illecito a cui deve rispondere il vicepresidente, tutti legati appunto all'ultima campagna elettorale. Secondo quanto accertato da Procura e nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza, Piccolo avrebbe destinato il denaro a cene promozionali e fondi garantiti per l'avvio di un call center, usato appunto per la campagna. E proprio per il call center sarebbero stati distratti ben 122 mila euro. Una macchina complessa, secondo gli inquirenti, che operava su più livelli e con il coinvolgimento di più soggetti, tra i quali ruolo di primi piano pare averlo avuto il fratello Massimo, al momento in carcere.

I FONDI COMUNALI - Accanto ai presunti flussi di denaro sottratti al fisco per sostenere la propaganda elettorale, le carte dei magistrati evidenziano altri aspetti da "casta". Pare infatti che l'autista assegnato dal Campidoglio al vicepresidente venisse utilizzato anche da altri componenti della famiglia Piccolo. In base ad alcune intercettazioni svolte proprio sull'utenza dell'autista è emersa "una gestione non regolare delle risorse messe a disposizione di Samuele Piccolo da parte del Comune di Roma per la carica istituzionale di consigliere comunale. In particolare - è detto nella richiesta di arresto - con l'autovettura di servizio assegnata a Samuele Piccolo, l'autista è stato destinato, contro la sua volontà, a svolgere prestazioni di autista anche a Massimiliano Piccolo ed ad altri componenti della famiglia".
 

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