Ndrangheta: 'Il Principe' del traffico di droga si nascondeva al Torrino

Legato alla cosche calabresi, Massimilano Avesani è stato coinvolto in passato in indagini sulla criminalità organizzata della Calabria e personaggi di spicco di quella romana, capaci di importare ingenti quantitativi di hashish e cocaina

Agli agenti ha detto di chiamarsi Giovanni Battista, esibendo un documento intestato ad altra persona, ma vani sono risultati i tentativi da parte di Massimiliano Avesani, detto Il Principe, di eludere la cattura: l’ultimo, disperato, è stato quello di mostrare indifferenza e tranquillità anche negli uffici della Mobile, quando ormai il cerchio intorno a lui si stava chiudendo. Alla fine, a denti stretti, ha riconosciuto l’abilità degli investigatori, complimentandosi. L’uomo vanta un excursus criminale di assoluto rilievo, cerniera tra la criminalità organizzata calabrese e quella romana e ingranaggio fondamentale nel macchinario del narcotraffico internazionale.

RACCORDO TRA ROMA E LA CALABRIA - Legato a cosche della Ndrangheta, 'Il Principe' è stato coinvolto in passato in indagini sulla criminalità organizzata calabrese e personaggi di spicco di quella romana, capaci di importare ingenti quantitativi di hashish e cocaina, come dimostrano i sequestri, condotti nell’ambito di quelle indagini, di 17 tonnellate di hashish a bordo della motonave Diana V, intercettata il 17 dicembre 1999 nei pressi di Fiumicino, e di 2,1 tonnellate di cocaina, sequestrate a bordo della motonave Irene il 13 aprile 2003 nelle isole canarie.

LEGATO ALLE 'NDRINE - Su di lui hanno investigato le Procure calabresi e romana e più Forze di Polizia. Gli uomini della Mobile, appostati nei pressi di quella che era stata individuata come la sua abitazione nella zona del Torrino, lo hanno notato uscire e pedinato, procedendo al suo controllo in totale sicurezza: ricondotto nei pressi della sua abitazione, Avesani è stato avvicinato da un secondo uomo, di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, indagato in stato di libertà per favoreggiamento personale e rimasto coinvolto con l'Avesani nelle indagini per traffico internazionale di stupefacenti. Entrambi sono stati condotti in Questura. Il Principe è stato tradotto nel carcere di Rebibbia, ove dovrà scontare la lunga condanna della quale è destinatario.

IL PRINCIPE - Nel corso della perquisizione domiciliare, al ricercato sono stati sequestrati documenti di identità in bianco, indicativi di una latitanza iniziata un anno e mezzo fa, ben pianificata e destinata, nelle intenzioni, a durare ancora a lungo. Del resto, l’abilità organizzativa di Avesani  è tale da essere menzionato anche in un recente libro di Roberto Saviano: “[…] I boss della n'drangheta sono ancora più furiosi: ritengono il siciliano corresponsabile del pasticcio che minaccia di mandare all'aria l'enorme operazione e dal quale in più hanno dovuto tirar fuori a suon di milioni di dollari. A questo punto i siciliani vengono estromessi. Fuori Cosa Nostra. A prendere la situazione in mano ora è il solo Pannunzi, che decide che sarà la Spagna ad accogliere il carico. Non è un problema: anche li ha i suoi agganci e li ha Massimiliano Avesani, chiamato il Principe. Il Principe è un ricco romano legato a Pannunzi e alle n'drine calabresi. Da diversi anni è  rispettato proprietario di un cantiere navale a Malaga. Pannunzi ha capito che le polizie di mezzo mondo cercano di seguire il percorso. Ma stavolta i calabresi e i loro complici non commettono errori, usano un linguaggio altamente criptico e cambiano di frequente i numeri di telefono. Gli inquirenti perdono ogni traccia. Il 15 ottobre 2002 la nave arriva in Spagna e il viaggio travagliato della coca termina nelle mani sicure di Avesani”.

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