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"Se non paghi te faccio magnà er fojettino": i prestiti usurai di mamma e figlia cravattare con tassi al 104%

Le due si dividevano i compiti e si avvalevano di una grande varietà di mezzi, negozio di parrucchiere e carte postepay per il pagamento delle somme dovute dagli usurati

Avevano messo in piedi un sistema si prestiti usurai con tassi fino al 104,28% annuo in tutta Roma. Una "clientela" varia, dai liberi professionisti ai commercianti. A finire con le manette ai polsi due donne, mamma e figlie arrestate nell'operazione Marylin dal personale della Squadra Investigativa del III Distretto di P.S. Fidene – Serpentara e dagli agenti del III Gruppo Nomentano della Polizia Locale Roma Capitale, che hanno svolto l'indagine coordinata dal Pool Reati Gravi contro il Patrimonio.

L'operazione ha permesso l'arresto delle due donne che "si avvalevano di una struttura organizzata allo scopo di concedere i prestiti usurari", spiegano gli inquirenti. L'indagine ha avuto inizio nel mese di maggio 2018 ed è terminata a fine anno.           

Cinque le vittime delle due donne

Durante le operazioni tante sono state le intercettazione ambientali e telefoniche avviate sulle utenze delle due e sui luoghi riconducibili alle indagate che hanno permesso di seguire "in diretta" la vicenda usuraria. Vittime 5 persone con prestiti da un massimo di 3.000 euro ad un minimo di 500 con un tasso usurario fino ad un massimo di 104,28% annuo.

Nel corso dell'attività investigativa veniva accertato che madre e figlia si "suddividevano i compiti e si avvalevano di una grande varietà di mezzi, negozio di parrucchiere e carte postepay, per il pagamento delle somme dovute dagli usurati nonché cellulari per mantenere i contatti con gli stessi, erogando, in modo professionale e con abitualità, prestiti in contanti", raccontano gli investigatori.

La figlia teneva il quaderno con i conti

Dalle intercettazioni emergeva, in diverse occasioni, come le due donne tenevano la contabilità dei prestiti usurari e dei pagamenti effettuati dalle vittime: in particolare era la figlia a tenere il quaderno sul quale provvedeva a trascrivere periodicamente i soldi ricevuti in pagamento.

In una intercettazione la figlia chiedeva spiegazioni in merito alla poca visibilità della scrittura sul quaderno: "è tutto scolorito, ma perchè?" e la madre gli rispondeva: "perchè ho cancellato uno e ho messo quella .. ahaa.. quella nuova no? J'ho messo quella nuova", riferendosi al fatto che la persona aveva terminato di pagare le rate del prestito precedente e che ne aveva iniziato un altro.

Le minacce agli usurati

Non solo. Dalle intercettazioni è emerso anche come le indagate non esitavano anche a minacciare gli usurati che trovandosi in una situazione di difficoltà economica tardavano nei pagamenti delle rate del prestito usurario, sintomatica una frase pronunciata da una delle indagate nei confronti di una delle persone usurate: "Non me ne fai un'altra! Non c'è qua! Non c'è qua! Non c'è! Non c'è! Adesso sto a tornà da'a posta! Sei un buciardooo!!! No me ne fai un'altra! Io t'a faccio magnà er fojettino questo oh! Io t'o faccio magnà, eh! Io t’o faccio magnà, eh! Io t’o faccio magnà, eh! Vengo giù t'o faccio magnà, eh!".

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