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L'Operazione R9 che sgominò il Clan Cordaro a Tor Bella Monaca

L'Operazione R9 che sgominò il Clan Cordaro a Tor Bella Monaca

Un colpo di pistola in strada come “lezione” per un debito non pagato, a sparargli un uomo del clan Cordaro

Il tentato omicidio avvenne nel novembre del 2016 in via dell’Archeologia a Tor Bella Monaca

Un uomo del clan Cordaro. A distanza di quattro anni la polizia ha ricostruito il movente ed arrestato l’autore del tentato omicidio di Giovanni Montereale, ferito con un unico colpo di pistola all’addome. Una “punizione”, per un debito di droga non pagato, con la “lezione” impartita alla vittima in strada sotto gli occhi degli abitanti di via dell’Archeologia. A finire in manette per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e porto abusivo di armi David Longo, già arrestato dalla Squadra Mobile nel luglio del 2016 nell’ambito della Operazione R9, che smantellò l’attività del clan Cordaro, con l’arresto di 37 persone.

Trovato in un ristorante a Fiumicino

Il 36enne è stato sorpreso in un ristorante di Fiumicino a seguito della pressante attività info-investigativa condotta dal personale della Squadra Mobile di Roma tesa al rintraccio dello stesso. L’uomo era ricercato dallo scorso 10 febbraio 2021, giorno dal quale era sparito dalla propria abitazione a Tor Bella Monaca. Cominciata la caccia all’uomo nell’auto di David Longo gli investigatori hanno trovato delle borse contenenti suoi abiti ed effetti personali tanto da far ritenere che il il ricercato stesse pianificando la sua fuga.

Tentato omicidio a Tor Bella Monaca

Il tentato omicidio avvenne la sera del 25 novembre 2016 in Via dell’Archeologia 90. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori David Longo, pretendendeva la restituzione di una ingente somma di denaro. Per tale motivo dopo aver impugnato una pistola sparò diversi colpi colpendo all’addome Giovanni Montereale, poi ricoverato in prognosi riservata e sottoposto d’urgenza ad un intervento chirurgico. 

Intervenute le volanti della polizia a seguito di una chiamata al 112 che segnalava degli spari ed un uomo ferito in strada, sul posto vennero rinvenute tracce ematiche e l’ogiva di un proiettile. I primi riscontri consentirono di indirizzare l’attenzione degli investigatori su David Longo il quale, nel corso di una discussione, aveva preteso la restituzione di una somma di 30.000 euro e, subito dopo i fatti, si era dato alla fuga senza fare rientro presso la propria abitazione.

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia

Al momento del tentato omicidio di Montereale, peraltro, l’oggi 36enne, era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di P.S. ed era stato scarcerato da poco più di un mese. È su di lui e sulla sua cerchia di familiari, quindi, che si concentrarono le indagini attraverso intercettazioni telefoniche ed analisi dei tabulati.

La svolta per ricostruire il tentato omicidio nel 2018, grazie alle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, alla luce delle quali venivano nuovamente analizzati tutti i dati raccolti in precedenza attraverso una meticolosa e laboriosa attività di riscontro. Il collaboratore confermava che David Longo si era reso irreperibile, subito dopo il fatto, al fine di sottrarsi all’esame del “guanto di paraffina”.

Nascosto in una casa a Guidonia

La sera stessa della sparatoria, infatti l'autore del tentato omicidio si era presentato – accompagnato dal fidanzato della cugina – presso l’abitazione del collaboratore a Guidonia Montecelio, chiedendo aiuto per una sistemazione provvisoria e dichiarando di aver sparato a “Gianni” al culmine di una lite.

L’appoggio logistico richiesto venne quindi fornito nella zona di Guidonia dove David Longo rimase nascosto per circa 10 giorni, come effettivamente riscontrato attraverso la lettura dei tabulati telefonici e il riascolto delle intercettazioni telefoniche effettuate.

L’agguato plateale in via dell’Archeologia

Le modalità eclatanti con le quali si è svolta l’intera vicenda ed il clima di omertà ingeneratosi sia nella vittima che nelle altre persone presenti sul posto (le quali non hanno offerto alcun contributo alla ricostruzione dei fatti) oltre alla modalità “plateale” dell’agguato, sono state ritenute dal Giudice tali da integrare l’aggravante di aver agito “con il metodo mafioso”: il Longo infatti ha esploso più colpi di pistola sulla pubblica via, nella completa omertà degli spettatori che si sono rifiutati di formalizzare quanto visto (tanto da negare di aver contattato il 112 nell’immediatezza dei fatti) per paura di ritorsioni o  – in alcuni casi – si sono addirittura prodigati per eliminare le tracce di quanto successo.

Persino Gianni Montereale, vittima della sparatoria, ha dichiarato di non frequentare Tor Bella Monaca – pur vivendoci dalla nascita – e di essere stato colpito da un colpo vagante mentre si trovava casualmente a conversare con alcuni parenti in Via dell’Archeologia.

Le piazze di spaccio di Tor Bella Monaca

L’arresto di David Longo si inserisce nella più ampia azione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e della Squadra Mobile tesa a contrastare l’attività criminale posta in essere nel quartiere di Tor Bella Monaca, caratterizzato da una costante conflittualità tra più gruppi criminali connessa al predominio sulle piazze di spaccio della zona, nel contesto della quale si sono registrati numerose aggressioni anche mediante l’utilizzo di armi.

A portare a termine le indagini la squadra mobile che lunedì 15 febbraio hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura della custodia in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti del 36enne David Longo.

Chi è David Longo 

Il 36enne David Longo, attualmente considerato tra i più pericolosi ed influenti elementi nello scenario criminale di Tor Bella Monaca, è conosciuto nel quartiere per la sua caratura criminale: pregiudicato per violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale, lesioni personali, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, è legato a Valentino Iuliano, altro personaggio di spicco in quanto promotore dell’organizzazione criminale riconducibile alla famiglia Cordaro.

Nel luglio 2016, infatti, a seguito dellOperazione R9, la polizia diede esecuzione a 37 misure cautelari nei confronti degli esponenti della famiglia Cordaro, dedita al traffico di stupefacenti del tipo cocaina e hashish, che aveva conquistato il controllo della redditizia piazza di spaccio con centro operativo nel comparto R9 di vi Scozza a Tor Bella Monaca e che si era resa protagonista di una serie di violentissimi fatti di sangue culminati in un omicidio e numerosi tentati omicidi.

L’arresto di Valentino Iuliano 

Valentino Iuliano, classe 1990 - membro di rilievo della famiglia Cordaro e destinatario della custodia cautelare in carcere per l’Operazione R9 - si era peraltro reso latitante dopo essere stato erroneamente rimesso in libertà a seguito dell’assoluzione in primo grado nel procedimento penale che lo vedeva imputato per l’omicidio di Salvatore D'Agostino, avvenuto nel novembre 2016. La latitanza, durata circa tre mesi, si era conclusa a Monterotondo dove nell’agosto 2019 era stato rintracciato e ricondotto in carcere.

Per il suo ruolo di promotore nel sodalizio Cordaro, Valentino Iuliano è stato recentemente condannato dalla IV Sezione Penale del Tribunale di Roma a 26 anni di reclusione. Per l'omicidio di Salvatore D'Agostino, invece, è stato condannato dalla Corte di Assise d’Appello di Roma alla pena dell’ergastolo. 
 

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