Decapitata la banda dei bancomat, preso il capo: i colpi anche durante il lockdown

Durante le indagini è emerso come il capo della banda dei bancomat aveva anche agevolato l'evasione da Rebibbia di Davad Zukanovic e Lil Ahmetovic

Erano ben oranizzati tanto che, anche nei momenti precedenti i colpi, utilizzavano passamontagna durante i rifornimenti alle pompe di benzina per nascondere la loro identità. Precauzioni che avevano anche nelle comunicazioni interne, fatte con ricetrasmittenti e mai al cellulare, e durante gli spostamenti fatti con auto rubate. 

Una banda diventata il terrore dei bancomat e delle casse continue di Roma e provincia con a capo un 33enne sinti arrestato dai carabinieri. Sette i colpi in due mesi, iniziati da aprile in pieno lockdown da coronavirus. 

Furto aggravato, procurata evasione, ricettazione, detenzione di esplosivi sono alcuni dei reati contestati al 33enne sottoposto a fermo la scorsa notte su decreto del Pubblico Ministero del pool della Procura della Repubblica di Roma diretto dal Procuratore Aggiunto Lucia Lotti.

Il modus operandi dei furti di bancomat

Spaccate ed esplosioni erano la loro specialità, come accaduto diverse volte in questi mesi a Roma con appunto diverse tecniche. Il modus operandi, tuttavia, era sempre lo stesso: rubavano prima una macchina di grossa cilindrata dai vari concessionari della Capitale, a cui cambiavano targa utilizzando quelle rubate da auto parcheggiate per la strada e poi, a bordo di questi veicoli, si dirigevano verso l'obiettivo stabilito. La banda era capace di colpire più volte nel corso di una stessa notte. L'azione era sempre fulminea, in pochi minuti i soggetti arrivavano sull'obiettivo, sradicavano il bancomat e poi la fuga, toccando picchi di velocità superiori ai 200 km/h.

Le indagini per arrestare il capo della banda dei bancomat 

A tradire il capo della banda dei bancomat sono stati i vestiti indossati, sempre gli stessi, che hanno permesso ai carabinieri di comprendere che dietro i numerosi furti avvenuti nei mesi a cavallo tra il lockdown e l'estate la regia era unica. L'indagine ha permesso di risalire alla base operativa del gruppo, e di raggiungere poi l'abitazione del fermato.

Sette bancomat, un centro commerciale, quattro autovetture, uno scooter ed un carroattrezzi: questi i furti scoperti dai Carabinieri in soli due mesi di indagini.

L'aiuto ai due evasi di Rebibbia

Nel pieno dell'attività d'indagine, va aggiunto, i carabinieri di Frascati si sono imbattuti in un evento inaspettato: la fuga dal carcere di Rebibbia di due uomini vicini per legami di parentela al 33enne arrestato. Pochi giorni dopo quella che all'inizio sembrava solo un'ipotesi, i militari si sono imbattuti nei due evasi: Davad Zukanovic e Lil Ahmetovic. Da quel momento è partita una caccia ai due, cominciata la sera del 16 giugno a Roma e terminata nel primo pomeriggio del giorno successivo nel Comune di Cascina (PI).

Davad Zukanovic e Lil Ahmetovic prima per nascondersi e poi per fuggire hanno potuto contare sull'aiuto del capo della banda dei bancomat che gli ha fornito una delle auto rubate per commettere i furti ai bancomat, per fuggire all'estero. Proprio l'utilizzo di auto note agli investigatori ha permesso ai carabinieri del Nucleo Investigativo e del Nucleo Operativo di Frascati di rintracciare i due evasi arrestandoli nuovamente: dove devono scontare una pena superiore ai dieci anni.

Sul conto del capo della banda dei bancomat pende un Mandato di Arresto Europeo

Ma i guai per il 33enne fermato nella notte non finiscono qui. Dopo l'arresto, una volta giunti in caserma per le formalità di rito, nel corso delle operazioni di foto-segnalamento ed identificazione, i carabinieri hanno riscontrato che sull'uomo pendeva un Mandato di Arresto Europeo dalla Francia per reati che aveva commesso lì in passato. Gli atti ora sono stati trasmessi alla Corte d'Appello in attesa dei successivi sviluppi della vicenda riguardante l'arrestato su cui, appunto, pende la richiesta di estradizione della Francia per saldare i suoi debiti con la giustizia transalpina.

In casa del 33enne sono stati trovati due radio ricetrasmittenti per comunicare senza essere intercettati, due dispositivi Jammer per inibire le frequenze, un verricello elettrico con cavo in acciaio per trainare i bancomat, un martello demolitore a batteria, passamontagna per nascondere il viso ed attrezzi vari per lo scasso.

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