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Mercoledì, 6 Luglio 2022
Cronaca

Tassi usurai fino al 480% all'anno, così banda di 'cravattari' di Roma sud 'strozzava' piccoli imprenditori

Figura di spicco della banda un 34enne romano, in grado di ricorrere anche a minacce pesanti per rientrare in possesso delle somme di denaro con interessi illegali

Una banda di cravattari che 'strozzava' i piccoli imprenditori e persone in difficoltà economiche della zona sud-orientale di Roma. A sgominarli sono stati gli investigatori Squadra Mobile che, nell'ambito di una complessa attività investigativa coordinata dal Pool antiusura della Procura della Repubblica di Roma, hanno eseguito 4 misure cautelari emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale.

Agli indagati, di età compresa tra i 29 e i 65 anni, che operano prevalentemente nel quartiere Laurentino, sono contestati a vario titolo i delitti di usura ed estorsione aggravate nonché esercizio abusivo di attività finanziaria. Le indagini sono scaturite da alcune denunce fatte dalle vittime nelle zone Eur, Tintoretto e Marconi, Appio e Portuense.

Il capo del gruppo di cravattari

Figura di spicco un 34enne romano figlio di un altro indagato - un 65enne - che, sebbene incensurato e formalmente disoccupato, è risultato in grado di ricorrere anche a minacce estorsive pressanti per rientrare in possesso delle somme di denaro, richiedendo interessi illegali alle vittime. "Col più marcato temperamento criminale tra gli indagati", secondo quanto spiegano gli inquirenti, è destinatario del provvedimento degli arresti domiciliari perché identificato come "gestore in prima persona dell'attività di abusivismo finanziario in modo ripetuto, attraverso la concessione di svariati prestiti nell'arco di un lungo periodo temporale". Gli altri due coinvolti sono un 57enne, deve rispondere anche di estorsione aggravata in concorso e braccio destro del capo del gruppo, e un 29enne romano. 

Ecco come riscuotevano gli interessi usuai 

Secondo quanto emerso, le estorsioni sono avvenute tra marzo 2018 e giugno 2020. Gli interessi praticati, da corrispondere a cadenza mensile, oscillavano tra il 130 e il 480% circa, su base annua. La modalità di estinzione del debito - con tanto di maxi interessi appunto - invece si basava sul modello 'a fermo'. Come spiega la Questura, il "debito generato dalla concessione iniziale di una somma di denaro, sebbene utilizzato come parametro per calcolare ciascuna rata, sarebbe stato considerato estinto solo con il pagamento per intero della quota capitale".

Ecco perché il circolo per le vittime sembrava infinito. Per colmare il debito, bisognava rincorrere gli interessi. Con questo sistema, in pratica, la vittima si trovava a restituire nel giro di pochi mesi somme complessive pari quantomeno al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l'ammontare ottenuto in prestito.

Il tutto sempre al netto delle rimodulazioni del debito che la banda di cravattari attuava man mano che non rientravano del denaro prestato nei tempi concordati. Il sistema ben collaudato della banda, non ha subìto contraccolpi neanche durante l'emergenza dettata dalla pandemia da Covid-19 e il vigore delle restrizioni imposte in base alle quali gli indagati hanno riorganizzato la propria attività delittuosa.   

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