Cronaca

Estorsioni e violenze a chi non pagava la droga, in manette il 'Cinghiale' e la sua banda

Le indagini hanno consentito di documentare 500 episodi di spaccio e di sequestrare ingenti quantitativi di stupefacente

Immagine di repertorio

Una banda di pusher violenti è stata sgominata dai Carabinieri della Compagnia di Caste Gandolfo che hanno arrestato 5 italiani e un albanese, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti e di estorsione. Il business illegale aveva invaso parte dell'area dei Castelli Romani. Un collaudato sistema di spaccio ed un violento apparato di "recupero crediti", con persecuzioni verso chi non rispettava le scadenze di pagamento delle partite di droga.

L'operazione Nettuno 

Avviata nell'ottobre del 2016, l'operazione è stata denominata Nettuno. L'indagine trae origine dalla denuncia di un giovane 30enne del posto che, temendo per la propria incolumità, si era rivolto ai Carabinieri dopo che due uomini armati di pistola, a lui sconosciuti, gli avevano estorto 500 euro, come compenso non onorato di una partita di droga. A riprova di quanto riferito dall'uomo, dopo alcuni accertamenti, si è appurato che lo stesso era realmente vittima di fenomeni estorsivi, ad opera di alcuni soggetti che, agendo in sinergia tra loro, si dedicavano allo spaccio di sostanze stupefacenti e, contestualmente, alle estorsioni.

Come agiva la banda di pusher

Il modus operandi del gruppo criminale, costituito da tre persone di 28, 42 e 48 anni, già arrestati e attualmente detenuti in carcere, era sempre lo stesso: i primi due, attraverso un fitta rete di amicizie e connivenze, si dedicavano a prendere i contatti con gli acquirenti della zona a cui cedevano lo stupefacente che avevano precedentemente acquistato nelle più note piazze di spaccio romane, mentre il terzo era incaricato della riscossione delle partite di droga non pagate. 

All'inizio i tre si dimostravano accondiscendenti e disponibili a dilazionare la corresponsione del credito accumulato dalle vittime senza però consentire alle stesse il ritardo dei pagamenti, arrivando a minacciare, con richieste sempre più pressanti ed intimidatorie,  tutti gli inadempienti.

VIDEO: Il blitz nell'appartamento

400 dosi di droga vendute in due mesi

Durante gli accertamenti, anche di natura tecnica, è emerso che i primi due gestivano un vero e proprio business della droga, arrivando a cedere nell'arco di due mesi più di 400 dosi di sostanza stupefacente, sia cocaina che hashish; droga che veniva approvvigionata in occasione di approvvigionamenti settimanali in Roma e Pomezia.

'Il Cinghiale' a gestire i traffici di droga

Punto di riferimento per l'acquisto della cocaina era un uomo detto 'Il Cinghiale', il quale organizzava la vendita di stupefacente direttamente nella sua villa di Pomezia per invadere le piazza di spaccio dei Castelli. Nella rete degli investigatori, sono finiti i gregari del gruppo già in carcere. Tutti punti di riferimento per l'approvvigionamento dello stupefacente. Nel corso dell'attività sono stati documentati circa 500 episodi di spaccio e recuperati diverse centinaia di dosi, soprattutto di cocaina, e una pistola, riproduzione fedele di quelle in uso alle forze dell'ordine, risultata essere una scacciacani “priva di tappo rosso.

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