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Da inerti a rifiuti solidi urbani, così la dirigente voleva trasformare Monte Carnevale nella discarica di Roma

Emergono nuovi elementi sull’indagine della Procura che ha portato all’arresto di Flaminia Tosini e Valter Lozza

“I due indagati intendevano trasformare la discarica di 'Monte Carnevale' da sito autorizzato per il conferimento di inerti in impianto per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti solidi urbani della Capitale”. E’ quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale sono stati posti agli arresti domiciliari la direttrice dell’area rifiuti della Regione Lazio Flaminia Tosini, e l'imprenditore per lo smaltimento dei rifiuti Valter Lozza.

"Alla luce di quanto emerso dalle indagini, non è da escludere che quella delibera sia seguita alle suggestive indicazioni della Tosini, forte della professionalità acquisita nel settore". La delibera di cui la gip del Tribunale di Roma, Annalisa Marzano, parla nelle 104 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare è quella del 31 dicembre 2019, con cui la giunta di Roma Capitale decideva che la discarica della città andava fatta nella ex cava di Monte Carnevale. 

L'ipotesi accusatoria 

"L'ipotesi accusatoria della corruzione del funzionario della Regione Lazio ruotava intorno alla individuazione e successiva gestione della discarica di rifiuti solidi urbani della Capitale", si legge nel provvedimento. Il progetto complessivo per l'impianto di smaltimento presentato dalla Ngr di Lozza era di una volumetria complessiva di 1,7 milioni di metri cubi ma poi l'imprenditore decise di sottoporre alla Regione solo un minimo stralcio da 75mila mc.

Da discarica di inerti a discarica di rifiuti solidi urbani

Questa operazione secondo il gip è stata organizzata insieme da Lozza e Tosini: "Concordavano in tal modo di presentare un progetto di trasformazione soltanto di una piccola parte della discarica di inerti (equivalente a 75mila mc), per procedere allo smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani, avvalendosi della valutazione di impatto ambientale già rilasciata per la discarica di inerti, senza ricorrere ad una nuova procedura per la valutazione di impatto ambientale".

Vicinanza dell'aeroporto 

Una scelta che "rientrava nella strategia messa in campo dalla Tosini e dal Lozza i quali decidevano di circoscrivere la capienza della discarica per Rsu al fine di aggirare gli ostacoli che sarebbero derivati dalla vicinanza del sito all'aeroporto e alla caserma militare". Questi ostacoli all'avvio delle discarica "erano legati all'ubicazione del sito ricompresi tra l'aeroporto 'Leonardo Da Vinci' di Roma-Fiumicino e la discarica di Malagrotta e in prossimità del Centro Militare Interforze di Formazione e Intelligence. 

Capacità persuasive e manovratrici

Anche questi ostacoli sarebbero stati aggirati dalla Tosini, "grazie alle mirabili capacità persuasive e manovratrici di cui peraltro ella stessa su vantava". Pertanto secondo il giudice “è da escludere" che la Tosini "intendesse perseguire realmente l'interesse pubblico di fare costruire in tempi rapidi una discarica destinata allo smaltimento dei rifiuti della città di Roma e così soddisfare anche il principio di autosufficienza della Capitale in materia di rifiuti, giacchè la costruzione di una discarica di soli 75.000 mc (poco più di una buca) non sarebbe stata in alcun modo sufficiente a contenere i rifiuti prodotti nella Capitale".

Procedura semplificata

Tanto "che la stessa Tosini aveva previsto che, una volta ottenuta la procedura semplificata per l'espletamento dell'attività di discarica Rsu per il solo lotto di 75000 mc, l'attività si sarebbe potuta gradualmente estendere anche sul resto dei lotti, aggirando in tal modo eventuali ostacoli sulla fattibilità del progetto che altri enti avrebbero certamente sollevato". 

La ex cava, dove si sarebbe dovuta realizzare la discarica, era di proprietà della Ngr, società che Lozza ha acquistato proprio in concomitanza dell'autorizzazione rilasciata dalla Regione nel dicembre 2019 per la costruzione in quel sito di un impianto di smaltimento di rifiuti inerti. 

Investimenti e spese

In questo contesto Tosini "non solo aveva fornito al Lozza le giuste informazioni per procedere all'acquisto del 55% del quote della Ngr srl - si legge ancora nell’ordinanza di custodia cautelare - ma si era attivata anche nella fase immediatamente successiva per sbloccare la trattativa (...) che avrebbe conferito al Lozza il potere di orientare gli investimenti e le spese". 

Le intercettazioni

Dalle pagine dell'ordinanza spicca anche un'intercettazione tra Tosini e Lozza, in cui la prima dice esplicitamente al secondo: "Come ti posso aiuta'?". E ancora: "Sto veramente su di giri, quindi approfittane, ma approfittane sul serio, come ti posso aiuta'? Non lo so dimmi ti prego, ho bisogno di aiutarti; non ti posso vede', non ti posso fa niente, fammi fa qualche cosa di concreto! Mettimi a gesti', a di' mi servono dieci cestini, ti faccio dieci cestini di vimini sul serio". 

Nel corso della stessa conversazione "la Tosini confessava al Lozza che se fosse passata una legge sulla semplificazione, progettata con Tardiola (all'epoca segretario generale della Giunta del Lazio, ndr) avrebbe potuto autorizzargli qualsiasi cosa 'Ti posso autorizzate quello che ti pare!', 'fatti venire in mente qualche cosa...e' bellissima!'".

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