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Cronaca

Società 'jolly' per ripulire ricavi cinesi e del traffico di droga, 20 arresti

18 milioni riciclati a Roma. Scoperto un giro d'affari internazionale che coinvolgeva anche Londra

Venti arresti, 18 milioni di euro riciclati a Roma e 5 persone indagate. Questi i numeri di della maxi operazione 'Jolly' dei Carabinieri che hanno interrotto un traffico illegale di denaro. Uno degli arrestati, imprenditore romano, operante nel settore del commercio d'auto, già in passato era stato arrestato per operazioni di riciclaggio a favore del noto Enrico Nicoletti storico cassiere e riciclatore della Banda della Magliana.

20 arresti e 5 indagati

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, supportati dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti, tra Londra, le province di Roma, Milano, Bari, Vicenza, Pordenone, Viterbo e Campobasso, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che dispone l’arresto di 20 persone, nonché "l'obbligo di dimora con contestuale interdizione dall'esercizio di attività professionali o imprenditorialia carico di ulteriori 5 indagati, tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di "riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, autoriciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti".

L'operazione Jolly

L'indagine è uno stralcio di un'altra attività investigativa, condotta sempre dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, riguardante le ipotesi di "reato di riciclaggio e fittizia intestazione di beni", aggravati dall'utilizzo del "metodo mafioso", a carico di un commercialista, originario di Napoli ma da anni residente a Roma, permanentemente a disposizione di esponenti di organizzazioni criminali di tipo camorristico operanti su scala nazionale, favorendone le attività di riciclaggio e reimpiego dei capitali illeciti, arrestato il 16 novembre 2015 per diversi episodi di trasferimento fraudolento di beni e valori, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.

Il nome dell'indagine Jolly deriva dal fatto che gli indagati avevano costituito queste due centrali di riciclaggio che erano a disposizione di chiunque volesse ripulire denaro di illecita provenienza. Le società che si sono prestate ad effettuare, dopo aver ricevuto il denaro contante da riciclare, i bonifici bancari a fronte di fatture per operazioni inesistenti, traevano il vantaggio di portare in contabilità spese e uscite in realtà inesistenti, abbattendo quindi gli utili su cui pagare le tasse. I vertici dei due gruppi criminali trattenevano invece il 4% del denaro riciclato.

Denaro sporco cinese e del traffico di droga

Le complesse indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di due sodalizi criminali dediti al riciclaggio: uno, facente capo a due imprenditori italiani di Roma, che era già riuscito a riciclare 15 milioni di euro, illegalmente accumulati nella provincia di Milano e derivanti dall’illecita raccolta di profitti conseguiti da appartenenti alla comunità cinese. In particolare, determinate persone giuridiche, dopo aver ricevuto in contanti i capitali illecitamente raccolti da  soggetti cinesi, effettuavano bonifici bancari giustificati da fatture per operazioni in realtà inesistenti, emesse da società riconducibili all’organizzazione.

Operazione antiriciclaggio a Roma

Il video della maxi operazione

A loro volta, tali società trasferivano il denaro sui conti correnti di una società, con sede a Londra, controllata da prestanomi dei cittadini cinesi che rientravano così, all’estero, in possesso del denaro ripulito; un secondo sodalizio, facente capo anche in questo caso ad un italiano, imprenditore di Guidonia, risulta aver riciclato 3 milioni di euro provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti sul territorio della Capitale. 

Reati fiscali

I reati di natura fiscale e le operazioni di riciclaggio avvenute tramite l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e le manovre di riciclaggio realizzatesi mediante l’immissione di liquidità nei bilanci delle società sono stati accertati dai Carabinieri di via In Selci grazie alla proficua e sinergica collaborazione con il personale dell'Agenzia delle Entrate-Ufficio Antifrode Lazio.

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