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Fiumi di cocaina alle porte di Roma, smantellata piazza di spaccio: 8 arresti

I carabinieri hanno scoperto che, anche in regime di arresti domiciliari a seguito degli arresti in flagranza operati durante le indagini, alcuni dei sodali continuavano a vendere cocaina

Una vera e propria piazza di spaccio smantellata alle porte di Roma. E' quanto hanno sgominato i carabinieri della Compagnia di Monterotondo che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Tivoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di 8 persone, ritenute responsabili di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina nel comune di Montorio Romano.

L'operazione è l'esito dell'indagine, durata quasi un anno, che ha smascherato un gruppo di stranieri che, insieme con un italiano, da tempo gestivano lo spaccio al dettaglio di cocaina sulla piazza di Montorio Romano.

I militari dell'Arma hanno anche scoperto che, anche in regime di arresti domiciliari a seguito degli arresti in flagranza operati durante le indagini, alcuni dei sodali continuavano a vendere cocaina con le medesime modalità, incuranti della misura a cui erano sottoposti.

In particolare le attività di spaccio, nella maggior parte dei casi, come documentato dalle telecamere collocate dai carabinieri, avvenivano tramite la finestra di casa del vertice dell’organizzazione: marito e moglie, lui cittadino del Marocco lei italiana, che attendevano nell’intero arco della giornata ma anche di notte, nella propria abitazione di Montorio trasformata in quella che può essere definita una vera e propria “drogashop h 24”, con numerose cessione di cocaina pagate in media 50 euro a dose, ma anche 30 euro per acquisti di più dosi, ovvero,  con una sorta di promozione “3x2” per chi si “fidelizzava” e riceveva in cambio la così detta mezza dose.

Sono state accertate promozioni e facilitazioni anche per gli assuntori in difficoltà economiche: gli odierni arrestati ricorrevano al metodo del “pegno”, l’acquirente infatti cedeva temporaneamente agli spacciatori il proprio telefono cellulare per riprenderlo solo a debito saldato.

In altri casi lo spaccio avveniva o nei pressi delle abitazioni degli altri arrestati, ovvero questi ultimi si avvicinavano alla finestra della coppia capofila e ricevevano un maggior numero di dosi con il compito di venderle per strada e restituire al termine della “vendita ambulante” i proventi, sempre tramite la solita finestra.

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