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Blitz a Tor Bella Monaca, omicidi e spaccio: 37 arresti all'R9. Duro colpo al clan Cordaro

L'operazione R9 è scattata all'alba del 5 luglio. Nel maxi blitz della Polizia sono finite in manette 37 persone

Spaccio, riciclaggio, ricettazione e omicidi. Una organizzazione criminale a 360 gradi che si era ormai insediata nel quartiere di Tor Bella Monaca. E' quanto è emerso dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato che, dalle prime luci dell'alba di oggi 5 luglio, ha dato il via all'Operazione R9 (qui il video). Un maxi blitz che ha portato all'arresto di 37 persone (qui tutti i nomi) facendo emergere l'esistenza di un sodalizio criminoso riconducibile alla famiglia Cordaro. 

OPERAZIONE R9 - L'articolata attività investigativa, infatti, ha permesso di raccogliere "numerosi e inequivocabili elementi comprovanti l'esistenza del sodalizio criminoso". Un gruppo ben organizzato con centro operativo nel comparto R9 nel quartiere di Tor Bella Monaca ed impegnato, negli ultimi anni, in un crescendo di attività criminali e violentissimi fatti di sangue.
 
Infatti, secondo le indagini, nel quadrante sud est della Capitale, si è assistito negli ultimi anni a un crescendo di attività criminali e di gravi delitti riconducibili a regolamenti di conti consequenziali e funzionali alla "conquista di piazze di spaccio in quell'area", per affermare o rimarcare l'egemonia di un gruppo su un altro.
 
FAIDA CRIMINALE - In tale area geografica si è assistito, allo scontro tra il gruppo di Stefano Crescenzi ed i Cordaro. Contrasto evidenziato al massimo livello con l'omicidio di Serafino Cordaro avvenuto il 30 marzo del 2013. Per spiegare meglio tale conflitto è stato d'aiuto il collaboratore di giustizia Giuseppe Pandolfo il quale, assumendosi la paternità dell'omicidio di Serafino Cordaro, ha riferito importantissimi elementi sull'intero contesto criminale e sulla genesi del conflitto che ha portato Luca Fiorà e Stefano Crescenzi a commissionargli l'assassinio in questione.
 
Secondo la testimonianza e le indagini, il 28 febbraio 2013, Giuseppe Cordaro, fu attirato con l'inganno all'interno dell'abitazione di Tonino Vampo, aggredito da Crescenzi e da Fiorà (quest'ultimo successivamente deceduto), nonché picchiato con i calci delle pistole e sfregiato con un cacciavite sulla guancia.
 
GLI OMICIDI -
Il giorno successivo, per vendicare l'affronto subito, gli occupanti di un veicolo e di uno scooter intercettavano una Smart, erroneamente ritenuta occupata da Stefano Crescenzi, inseguendola da via di Tor Bella Monaca sino a via Palmiro Togliatti, ed esplodevano numerosi colpi di AK 47 Kalashnikov e di fucile a canna liscia all'indirizzo degli occupanti identificati in Simone Bonti e Giordano Fabi, rimasti feriti in modo non grave. Per tale episodio, le indagini effettuate hanno evidenziato la responsabilità di Valentino Iuliano, al quale è contestato il reato di "tentato omicidio". 
 
Successivamente, il 25 novembre 2015, è avvenuto l'omicidio di Salvatore D'Agostino, commesso nel quartiere Giardinetti a Roma. Dopo l'omicidio le indagini hanno permesso di appurare la responsabilità di Valentino Iuliano, Giuseppe Cordaro, Silvio Lumicisi e Salvatore Cordaro, ai quali viene contestato il "reato di omicidio". Il movente è stato rintracciato nell'aggressione subita in carcere, dallo stesso Iuliano ad opera della vittima.
 
ALTRI FATTI DI SANGUE - Nel medesimo contesto investigativo è stato appurato che Valentino Iuliano e Giuseppe Cordaro hanno provocato lesioni personali a Alessandro Carpineta, cugino di D'Agostino, al fine di ottenere informazioni necessarie all'individuazione dello stesso. Le indagini hanno inoltre fatto luce su ulteriori fatti di sangue. Si tratta del pestaggio ed dell'accoltellamento di Piero Trapasso, avvenuto il 29 luglio 2014, della ritorsione contro la famiglia Fozzi, avvenuta il 6 dicembre 2014, del pestaggio ed estorsione a Alessio Campanella, avvenuta il 23 maggio 2015 e della gambizzazione di Giancarlo Tei avvenuta il 17 maggio 2015.
 
L'ATTIVITA' DI SPACCIO - Il complesso delle indagini, oltre agli episodi violenti sopra descritti, ha evidenziato "l'estrema rilevanza del sodalizio capeggiato dalla famiglia Cordaro nell'intero quartiere di Tor Bella Monaca" e la capillare organizzazione del traffico di cocaina ed hashish, gestito dal clan, di cui risultano essere organizzatori e promotori Valentino Iuliano, Salvatore Cordaro, Natasha Cordaro, Giuseppe Cordaro e Paola Palavanti, moglie di Salvatore Cordaro.
 
L'attività di approvvigionamento e spaccio si concentrava principalmente nel comparto R9 del quartiere ed era organizzata in turni tali da coprire le 24 ore, oltre alla predisposizione di vedette che avevano il compito di avvisare l'eventuale arrivo di pattuglie delle forze dell'ordine. Lo stupefacente veniva custodito, in un "appartamento bunker" munito di sistema di video sorveglianza e presidiato senza soluzione di continuità.
 
UN ARSENALE
- Al fine di scongiurare il compimento di ulteriori fatti di sangue, nel corso delle indagini sono stati effettuati numerosi interventi di polizia che hanno permesso di sequestrare armi e droga. Il 26 novembre 2015, infatti, nel corso di alcune perquisizioni, sono state rinvenute due pistole, una semiautomatica e un revolver, risultate essere le armi utilizzate per la commissione dell'omicidio di Salvatore D'Agostino, custodite da Silvio Lumicisi.
 
Inoltre, il 14 febbraio 2016, in occasione di un ulteriore imponente servizio veniva sequestrato, un fucile mitragliatore Zastava Kraousevao Iugoslavia (modello AK-47) calibro 7,62x39, con serbatoio contenente 29 cartucce del medesimo calibro, circa cinquanta cartucce di svariati calibri, nonché stupefacente e materiale documentale utile alle indagini sulla consorteria criminale dei Cordaro.
 
L'APPARTAMENTO BUNKER - Dall'attività tecnica in corso, infatti, era emerso che la famiglia Cordaro aveva la disponibilità di "un'abitazione bunker tenuta riservata". L'estensione delle perquisizioni nel nascondiglio segreto consentiva di dare riscontro alle conversazioni registrate. Nella circostanza, inoltre, veniva arrestato Umberto Petrini, che si trovava all'interno del locale e risultava il custode dello stesso. 
 
L'ARMA DI IULIANO - Ad essere perquisito, lo scorso 10 marzo, fu anche Valentino Iuliano. Quel giorno fu tratto in arresto in quanto trovato in possesso, occultata nella cintola dei pantaloni, di una pistola marca Feg modello Pa-63, non censita sul territorio nazionale, corredata di serbatoio contenente 7 cartucce delle quali una alloggiata all’interno della camera di scoppio.

L'AIUTO DELL'AVVOCATO - A finire in manette anche un avvocato Alessandro Petrucci, anch'egli raggiunto "dalla misura custodiale" in quanto, secondo le indagini della Polizia, "partecipe dell'associazione" come "soggetto incaricato di fornire un contributo stabile mediante il reimpiego dei proventi del traffico di stupefacenti in attività economiche".
 
In particolare, in concorso con Silvia Casagrande, riceveva, direttamente o per il tramite della stessa Casagrande e di Paola Palavanti, da Salvatore Cordaro, Natascia Cordaro, Giuseppe Cordaro e Valentino Iuliano "denaro contante provento delle attività di vendita di stupefacenti", per un ammontare iniziale di "75mila euro e poi di 2.000 o 3.000 euro a settimana", che impiegava in attività economiche nell'isola de La Maddalena

Secondo la Polizia, i soldi venivano poi utilizzati per "la gestione del bar-pizzeria Mafalda", nella "acquisizione e gestione della squadra di calcio Ilva Maddalena 1903" divenendone presidente e nella "acquisizione e gestione del ristorante Garden".
 
GLI ORDINI DAL CARCERE - Nel corso delle indagini, è stato inoltre accertato che Valentino Iuliano, anche durante la sua detenzione presso l'Istituto Penitenziario di Rebibbia usava un telefono cellulare con il quale quotidianamente contattava i sodali.

Grazie al telefonino, e forte del suo indiscusso ruolo apicale, Iuliano ha quindi costantemente mantenuto i contatti con gli associati, delineando strategie criminali, pianificando l'acquisto degli stupefacenti destinati allo spaccio,  nonché indicando le somme da consegnare all'avvocato Petrucci per le "attività di riciclaggio". Inoltre, Iuliano ha organizzato in più occasioni l'introduzione di sostanza stupefacente nella struttura carceraria.
 
TRUFFA SUL LAVORO - Tra gli altri reati contestati ad Emanuela Angelucci, Ezio Cerquiglini, Natascia Cordaro e Flavia Teixeira, figurano quelli di "truffa aggravata" per il conseguimento di erogazioni pubbliche, consistiti nella "conclusione fittizia di un contratto di impiego subordinato" presso la ditta di Emanuela Angelucci e nella formazione di "false buste paga", che inducevano in errore gli enti pubblici INPS e INAIL circa l'effettività del rapporto di lavoro e procuravano un ingiusto profitto a Natascia Cordaro, consistito nell'aver ottenuto contributi a lei non spettanti, e quello di false dichiarazioni o attestazioni destinate all'Autorità Giudiziaria poiché, in concorso tra loro, "attestavano falsamente" di un rapporto di lavoro in essere presso la ditta 'C&G Recapiti e Servizi', di cui Angelucci risulta titolare, in favore di Natascia Cordaro, condannata dal Tribunale Ordinario di Roma alla pena di mesi quattro di reclusione nonché al pagamento dell'ammenda di 2mila euro. 

SODDISFATTO IL QUESTORE - Il Questore D'Angelo, ha rivolto un sentito ringraziamento alle donne e agli uomini della Polizia di Stato della Questura di Roma che, nelle ultime ore, con abnegazione e senso del dovere, hanno portato a termine l'importante indagine che ha smantellato il clan Cordaro di Tor Bella Monaca e, parallelamente hanno, in breve tempo, risolto il caso dell'omicidio del giovane Beau Solomon il cui corpo è stato rinvenuto ieri mattina nel Tevere, procedendo al fermo del responsabile.
 
Il Questore ha sottolineato come "la costruttiva sinergia, tra le varie componenti della Questura capitolina, ovvero le volanti, gli uomini dei commissariati, la squadra mobile, la squadra fluviale abbia condotto al positivo raggiungimento dei risultati".

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE R9:

video-9

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