Colpo al clan Casamonica, dalle violenze al Roxy alle estorsioni con metodo mafioso: "Qua commanamo noi"

Le misure cautelari al termine dell'operazione della Squadra Mobile denominata Cardè

Operazione Cardé

Violenze, minacce, spaccio ed estorsioni con il metodo mafioso il tutto per sottolineare la loro supremazia riassunta bene in una frase ribadita da uno dei membri del clan: "Qua commanamo noi", "questa è zona nostra". Un feudo che nel corso dei decenni le famiglie Casamonica e Di Silvio hanno costruito nell'area sud di Roma, in particolare fra le zone di Romanina, Vermicino, Quadraro, e Gregna Sant'Andrea. A sferrare l'ennesimo colpo al clan la Squadra Mobile che alle prime luci dell'alba ha arrestato sei persone appartenenti alle due famiglie al termine di una operazione denominata Cardé (termine sinti con il quale viene indicato il denaro). 

I nomi degli arrestati 

Ad essere raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia Enrico Di Silvio, 73 anni; Alevino Di Silvio di 65 anni; Silvio Di Vitale, 58 anni;  Anacleto Di Silvio detto “er mortadella” (di 53 anni); Alfredo Di Silvio detto “Augù” (50 anni) e Ivana Casamonica, 50 anni. I sei sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentata estorsione ed estorsione aggravate dal metodo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti, usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Tra i destinatari dell’odierno provvedimento restrittivo, tutti legati da vincoli di parentela, è presente anche  Enrico Di Silvio, già condannato in via definitiva nell’ambito del procedimento penale relativo alle note vicende del “Roxy bar”. 

Operazione Cardè clan Casamonica-Di Silvio 

L’odierna operazione, denominata “Cardè” (termine sinti con il quale viene indicato il denaro), è frutto dell’attività d’indagine svolta a seguito del cruento episodio avvenuto il 1° aprile 2018, quando all’interno del “Roxy Bar”, sito nel quartiere Romanina, precisamente in via Barzilai, si verificava una violenta aggressione ai danni del titolare dell’esercizio commerciale e di una donna portatrice di handicap che aveva “osato” prendere le sue difese, perpetrata da Antonio Casamonica (classe 92),  Alfredo Di Silvio (classe 96), Vincenzo Di Silvio (classe 90). "Fatti commessi in maniera non solo reiterata ma abituale ed anzi professionale, oltre (per quanto ai reati di estorsione) dalla condotte intimidatrici poste in essere e dall'intraneità degli indagati ad ambienti avvezzi al controllo del territorio con metodo mafioso", scrive il giudice Clementina Forleo nell'ordinanza di custodia cautelare. 

Chi sono i Casamonica: tutto sulla famiglia che controlla Roma Sud

Le violenze al Roxy Bar 

Le indagini svolte in quella circostanza consentirono non solo di individuare i predetti soggetti quali autori delle violenze ma, altresì, di accertare una serie di soprusi subiti nel corso del tempo dai gestori dell’esercizio commerciale, e una reiterata attività intimidatoria, posta in essere anche dal EnricoDi Silvio nonno di Vincenzo e Alfredo, finalizzata a convincere le vittime a non presentare o ritirare la denuncia nei loro confronti.

"Qua commanamo noi" 

Le condotte criminose in quella circostanza hanno rappresentato una evidente ostentazione del potere dei Casamonica-Di Silvio su un territorio che considerano sottoposto al loro dominio, come chiaramente rimarcato da uno degli aggressori: "Qua connamano noi", "Non ti scordare che questa è zona nostra". Non solo, la loro azione di forza tesa a garantire l’omertà e la reticenza dei numerosi avventori -rimasti inermi- presenti all’interno del bar, doveva fungere anche da monito per gli altri abitanti del quartiere, con conseguente assoggettamento degli stessi alla loro supremazia.

La famiglia Di Silvio 

La configurabilità dell’aggravante mafiosa per i reati perpetrati durante il raid al “Roxy bar” è stata non solo riconosciuta dal Giudice per le Indagini Preliminari in sede di applicazione di misure cautelari, eseguite l’8 maggio 2018, ma confermata in primo grado e, successivamente, in sede di gravame. Infatti, i fratelli Alfredo e Vincenzo Di Silvio e il nonno Enrico in prima battuta sono stati condannati, con rito abbreviato, poiché ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di violenza privata, lesioni e minacce, aggravati dal metodo mafioso. Le condanne   Alfredo Di Silvio: 4 anni e 10 mesi di reclusione; Vincenzo Di Silvio: 4 anni e 8 mesi di reclusione) poi sono state confermate in appello, con una rideterminazione della pena nei soli confronti di Enrico Di Silvio (2 anni e 11 mesi di reclusione).

Il metodo mafioso di Antonio Casamonica 

Stessa sorte è toccata a Antonio Casamonica, giudicato con rito ordinario, la cui condanna, per lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso, è stata confermata dalla Corte di Appello di Roma, con la rideterminazione della pena ad anni 6 di reclusione, ed è divenuta definitiva con la pronuncia della Corte di Cassazione. A seguito dell’esecuzione delle ordinanze cautelari relative all’episodio del Roxy Bar, le indagini sono proseguite e si sono focalizzate sugli altri componenti delle famiglie, Casamonica-Di Silvio tutti residenti nel quartiere Romanina, tra via Devers e via Barzilai.

Usura e traffico di sostanze stupefacenti 

Le attività tecniche poste in essere hanno consentito di raccogliere una serie di elementi idonei a configurare ipotesi delittuose tipiche del clan Casamonica-Di Silvio come l’usura e il traffico di sostanze stupefacenti.

Il ruolo di Ivana Casamonica e de "er Mortadella"

In particolare, le indagini hanno consentito di acclarare che i coniugi Ivana  Anacleto "er Mortadella" Di Silvio (genitori di Alfredo e Vincenzo Di Silvio) svolgevano quotidianamente attività di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina. Le cessioni effettuate nei confronti di numerosi clienti avvenivano all’interno o nei pressi dell’abitazione dei coniugi Casamonica-Di Silvio, in via Barzilai, previ accordi telefonici caratterizzati dall’utilizzo di termini convenzionali quali “pane” e “ricette”. Era soprattutto Ivana Casamonica ad occuparsi del confezionamento e della vendita dello stupefacente, mentre Anacleto Di Silvio, oltre a mantenere i contatti con i fornitori, svolgeva anche il ruolo di “vedetta” in strada.

Alfredo "Augù" Di Silvio 

Nell’ambito dell’attività di spaccio sono emerse altresì condotte estorsive, poste in essere dalla Casamonica e dal cognato Alfredo Di Silvio detto “Augù”. A seguito degli arresti connessi ai fatti del “Roxy Bar”, Ivana Casamonica infatti aveva preteso da un abituale “cliente” somme di denaro per sostenere le spese legali dei figli detenuti.

Spese per i familiari in carcere 

Sfruttando la soggezione psicologica in cui lo stesso versava, la donna con larvate minacce -consistite nel riferire alla vittima che se avesse voluto mantenere rapporti “pacifici” con la famiglia Casamonica avrebbe dovuto contribuire alle suddette spese- era riuscita a estorcergli del denaro. Inoltre, a causa del mancato pagamento dei debiti maturati per l’acquisto dello stupefacente, la vittima veniva esplicitamente minacciata attraverso un messaggio lasciato sulla segreteria telefonica da un uomo individuato in Alfredo Di Silvio detto “Augù”: “…che cazzo ti sei messo in testa aoooò…ma che ti dobbiamo veni a casa? Te dobbiamo venì a bussà a casa tua? Ao! Se domani mattina non vieni qua…te veniamo a casa…mò hai rotto il cazzo eh!”.

Le intimidazioni 

E ancora, la stessa Ivana Casamonica intimidiva il proprio interlocutore con modalità tipicamente mafiose: “fa come vuoi…guarda tanto lo so dove stai a me non me interessa, a me non me interessa poi quello che succede … lo sai che te volemo bene, lo sai, lo sai bene”. Anche in questo caso le condotte poste in essere dai citati indagati hanno integrato senza alcun dubbio gli estremi del “metodo mafioso” deducibile dalle espressioni utilizzate e dal contesto criminale in cui sono state pronunciate.

Padroni del territorio 

Le sentenze pronunciate sui fatti che hanno anticipato quelli oggetto dell’odierna ordinanza di custodia cautelare hanno ben evidenziato l’egemonia territoriale delle famiglie Casamonica-Di Silvio connessa alle loro intimidazioni, rivolte a chiunque osa contrastare il loro illecito operato, assurgendo “a padroni” del territorio. L’attività investigativa, inoltre, ha ulteriormente comprovato l’attività tipica dei Casamonica-Di Silvio , ossia il prestito di denaro a tassi usurari e l’esercizio abusivo del credito.

Il business dei prestiti usurai 

Infatti, l’usura si è rivelata la principale attività di Enrico Di Silvio, il quale ha continuato ad esercitarla, nonostante la sottoposizione agli arresti domiciliari per le vicende del Roxy Bar, con l’ausilio del genero Silvio Di Vitale (compagno della figlia Angelina) e del fratello  Alevino Di Silvio, arrivando a pattuire interessi pari al 102,5% annuo e a chiedere in garanzia cambiali con importi ben superiori rispetto al capitale erogato.

Il duo Di Silvio-Di Vitale 

Le conversazioni intercettate hanno altresì consentito di far emergere come il duo Enrico Di Silvio e Silvio Di Vitale fosse dedito a prestiti di denaro erogati nei confronti di più persone, la cui totale reticenza -anche sulla sussistenza di tali “elargizioni”- non ha consentito di collegare la relativa restituzione delle somme a un tasso usurario. In particolare, era il Di Silvio a versare ai richiedenti le somme e a gestire i “piani di rientro” dei prestiti, mentre il Di Vitale anche in considerazione dell’intervenuto arresto di Enrico –incontrava direttamente i debitori per riscuotere le rate.

Blitz all'alba

Per tale motivo, alle prime ore di questa mattina, personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Roma e del Commissariato di PS “Romanina”, coadiuvato dal Reparto Mobile, dal Reparto Prevenzione Crimine e dalle Volanti dell’U.P.G.S.P., ha dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dei sei appartenenti al clan Casamonica-Di Silvio.

VIDEO | Abbbattue le ville dei Casamonica a Gregna Sant'Andrea 

Le minacce alla Sindaca Raggi 

Casamonica saliti alla ribalta delle cronache recentemente, quando alcuni dei loro villini in zona Gregna Sant'Andrea sono stati sgomberati e demoliti. "Grazie a Polizia e Dda per blitz che ha portato ad arresto di sei persone del clan Casamonica. Sono accusati di estorsione aggravata da metodo mafioso, usura, spaccio. Un arrestato coinvolto anche in raid al Roxy bar. A Roma non c’è spazio per criminalità", il commento della Sindaca Raggi su Twitter. 

Prima cittadina che  nel corso della prima puntata della nuova edizione del Maurizio Costanzo Show, ha parlato della criminalità organizzata romana rivendicando la sua personale lotta contro la malavita per poi denunciare: "In seguito agli abbattimenti delle villette dei Casamonica vivo sotto scorta. Siamo venuti anche a sapere che stavano pianificando un attentato contro di me e la mia famiglia". 

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