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Contabile con doppia personalità: arrestato il presunto stupratore seriale

Si chiama Luca Bianchini, ha 33 anni ed una vita normale. In casa sua però tanti gli indizi ritrovati dalla polizia: cassette porno, libri su serial killer e l'ossessione per il mephisto nero. L'arresto è avvenuto sul suo posto di lavoro

“State prendendo un abbaglio, state prendendo un abbaglio”. Era sorpreso Luca Bianchini quando stamattina gli uomini della squadra mobile sono andati sul suo posto di lavoro invitandolo a seguirlo in Questura per rispondere dell'accusa di stupro. Un uomo normale, con una vita normale: un impiego da contabile presso un'azienda privata, una famiglia come tante, una fidanzata, una casa nel quartiere di Cinecittà est. Eppure dietro quell'uomo di 33 anni si nascondeva un maniaco che in almeno una quindicina di occasioni ha provato, in qualche caso riuscendoci, a trasformarsi in uno stupratore.

Tanti sono infatti i casi che gli inquirenti pensano gli si possano addebitare. Stupri e tentati stupri. Tre quelli riusciti. Due quelli balzati agli onori delle cronache di recente, quello della Bufalotta e di Tor Carbone . “Pensiamo però che a suo carico ci possano essere tanti altri tentativi di violenza”, dichiara il questore Giuseppe Caruso. Questo perchè non sempre riusciva a portare a termine i suoi crimini. Spesso infatti, dopo aver pronunciato la frase “dammi le chiavi della macchina”, le sue vittime urlando lo mettevano in fuga e molto spesso neanche lo denunciavano.

Un uomo dalla doppia personalità Bianchini. Un colletto bianco, un lavoro da contabile e una laurea in legge alle porte. Tutti elementi che lo rendevano il più classico degli insospettabili. Varcando la soglia di casa sua però tanti i segnali della sua seconda vita. A cominciare dal suo comodino, sul quale i poliziotti hanno trovato il libro Criminal Profiling di Massimo Picozzi. Tante le cassette e i file pornografici sul suo pc. Molti avevano ad oggetto stupri. I protagonisti tutti accomunati da un particolare: il mephisto nero.

Il passamontagna, diventato in questi giorni famoso sui giornali, è stato trovato in casa sua, così come il coltello e lo scotch che usava rispettivamente per minacciare e ammutolire le proprie vittime. Ad incastrarlo definitivamente però è stata la scienza, l'esame di quel Dna che ha lasciato sulle sue ultime 3 vittime, ad aprile, giugno e qualche giorno fa in via Sommer.

La polizia è arrivata a lui con un'indagine serrata, interrogando tutti gli interrogabili tra Tor Carbone e Bufalotta: portieri, amministratori di condominio, casalinghe, anziani. Tutti spremuti a caccia di quell'indizio che poteva rappresentare la svolta. E quell'indizio comune a molti era la macchina grigia, di cui un testimone ricordava i primi numeri di targa.

Da lì si è riusciti a risalire a Bianchini e sono cominciati i pedinamenti e l'analisi dei comportamenti del contabile. Spulciando l'archivio poi si è scoperto che 14 anni prima l'uomo era stato arrestato e condannato per un tentato stupro. Il cerchio si è via via fatto più stretto. Si è scoperto che la sua famiglia era residente a Tor Carbone, la zona dove ha colpito di più. Gli indizi sono diventati sospetti e i sospetti via via certezze, fino al blitz di questa mattina. La certezza definitiva però è giunta nel pomeriggio, dall'esame del Dna, coincidente con quello raccolto sulle vittime.

Bianchini continua a dire che non c'entra nulla e a negare ogni addebito. Il magistrato, terminato l'interrogatorio, ne ha disposto il fermo con l'accusa di violenza sessuale.
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