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Cronaca

Arrestato lo stalker di Cristina, 400 telefonate e le minacce di morte: "Ti staccherò la testa"

L'uomo è stato catturato dai carabinieri e associato al carcere di Regina Coeli

L'incubo è finito. È stato arrestato il 36enne di origine indiana che dall'autunno 2021 ha condizionato la vita di Cristina. Lui l'ha perseguita per due anni. Uno stalker che non si è fermato neanche dopo un anno e mezzo in carcere, perché uscito di prigione è tornando a tormentarla con minacce di morte: "Ti brucio, ti stacco la testa, ti butto l'acido", le diceva. 

Dopo che si era reso irreperibile, i carabinieri lo hanno identificato e portato al centro di Ponte Galeria prima e poi lo hanno arrestato. L'uomo era irregolare sul territorio nazionale dopo il diniego del riconoscimento dello status di protezione internazionale. Secondo la ricostruzione investigativa fatta dai militari dell'Arma, il 36enne è gravemente indiziato di atti persecutori con più di 400 telefonate. 

Chiamate che faceva per minacciare di morte Cristina facendole capire di essere a conoscenza delle sue vicende personali, evidentemente tramite appostamenti o comunque condotte controllanti. Come ricordano i carabinieri, l'uomo era già stato condannato per atti persecutori nei confronti della stessa donna, in un altro procedimento.

Mesi da incubo

Dopo aver espiato la pena, Cristina ha continuato a subire minacce e pressioni. Lo scorso 24 aprile, sulla base delle sue denunce presentate ai militari di Villa Bonelli, l'allerta si era di nuovo alzata. "Ho una pistola", gli diceva lui. Il 30 maggio, secondo quanto ricostruito, il 36enne avrebbe fatto 21 telefonate a Cristina, provando un approccio e minacciandola di morte. Nei giorni successivi, fino al 9 giugno, ha fatto più di 260 tentativi di chiamata rimasti senza risposta.

Il 10 giugno ha chiamato la donna minacciandola nuovamente di morte dicendole che le avrebbe tagliato la testa. Dal 28 al 30 giugno altre 146 chiamate e il 9 luglio scorso l'ha chiamata di nuovo cercando nuovamente un contatto con lei. 

L'arresto

Ora il 36enne è stato associato al carcere di Regina Coeli. Secondo quanto spiegato dell'Arma "parte delle condotte contestate", l'uomo le avrebbe "compiute quando si trovava presso il centro di permanenza per rimpatri di Potenza". I carabinieri del comando provinciale di Roma quando hanno saputo che al 36enne indiano "era stato negato il riconoscimento dello status di protezione internazionale, quindi era uscito dal centro ed era di nuovo libero, ma irregolare sul territorio nazionale".

Così si sono subito attivati per assicurare una scorta alla vittima e garantirle protezione. Allo stesso tempo sono state avviate le ricerche dell'uomo che è stato rintracciato a Roma il 17 luglio scorso e accompagnato presso il centro di permanenza per rimpatri di Ponte Galeria dove ieri sera è stato arrestato.

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