Antonietta non ce l'ha fatta: dopo il ritardo del tampone e il ricovero muore dopo 12 giorni

Tutto è nato quando lo scorso 29 ottobre figlia e nipote della donna sono risultate positive al Covid. Quindi i ritardi della Asl. La Regione ha chiesto una relazione ai medici

"Forse la nostra Antonietta sarebbe morta lo stesso, ma con un tampone fatto in tempo avrebbe avuto giorni di cure che non l'avrebbero ridotta così". Sono le parole della famiglia di Antonietta Caracoglia che, a RomaToday, hanno voluto raccontare il calvario della loro cara, risultata positiva al Covid e morta a Roma.

La donna, 84 anni, ricoverata all'ospedale San Camillo dal 9 novembre, è morta dopo una battaglia contro il Coronavirus nella notte tra il 21 e il 22 novembre. La sua storia era balzata agli onori della cronaca per la denuncia fatta dalla famiglia della donna ai carabinieri di Acilia in merito ad un ritardo per il tampone. 

Dieci giorni in attesa, nonostante la richiesta fatta dal medico di famiglia e la condizione della donna, invalida al 100 per cento. La Regione Lazio, lo scorso 11 novembre, aveva chiesto "una relazione alla Asl Roma 3 e all'Azienda Ospedaliera San Camillo sui ritardi nell'effettuazione del tampone molecolare".

La richiesta del tampone

L'anziana, che dal 31 ottobre ha atteso inutilmente il tampone (fatto poi solamente il 9 novembre), è morta e la famiglia ora chiede di sapere la verità e vuole giustizia: "Forse Antonietta avrebbe avuto giorni di cure che magari non l'avrebbero ridotta così anche perché prima dell'ultima volta che l'abbiamo sentita era lucida e autonoma", raccontano i familiari a RomaToday.

Tutto è nato quando lo scorso 29 ottobre figlia e nipote della donna sono risultate positive al Covid. Il giorno seguente anche l'altro figlio della donna è risultato positivo e così, per tutelare l'anziana donna, tutta la famiglia si è messa in isolamento in un altro appartamento. Quando la signora ha cominciato ad avere qualche linea di febbre i figli hanno subito avvertito il medico di famiglia, per chiedere un tampone.

La dottoressa di famiglia che li segue, così come da prassi, il 31 ottobre ha inoltrato subito richiesta, così come RomaToday ha potuto vedere in un documento, ma del tampone nessuna traccia nonostante la missiva del medico fosse "urgente" perché "persona fragile".

La famiglia vuole vederci chiaro e denuncia tutto

L'anziana si aggrava e solamente il 9 novembre, una volta arrivata al San Camillo, ottiene il tampone che da esito positivo: Antonietta ha il Covid. Nella notte appena trascorsa poi la tragica notizia. La famiglia non si dà pace e vuole vederci chiaro. Vogliono sapere se l'anziana mamma si poteva salvare da questo calvario. 

La famiglia, tramite l'avvocato Sergio Pisani, ha così presentato un esposto per conto dei figli e della nipote alla Procura di Roma chiedendo la "punizione di tutti coloro che saranno ritenuti responsabili". La famiglia di Antonietta Caracoglia è in lutto e martedì 24 novembre, ad Acilia, saluterà la propria cara alla chiesa San Carlo da Sezze.

La Asl corre ai ripari: "Un ufficio per smaltire le richieste"

La Asl Roma 3, che fino al 16 novembre sul caso dei tamponi in ritardo non si era mai espressa, ha annunciato che sarà "prevista una indagine interna e un immediato riallineamento per un sollecito ripristino della normalità".

Nel frattempo, come spiegato a RomaToday, la direzione aziendale come ad ammettere il caos generato dal ritardo tamponi (in generale, non solo riferito al caso specifico) ha costituito una commissione ad hoc per gestire questa situazione di emergenza, aprendo anche una procedura di indagine interna per appurare i motivi dei problemi riservandosi di prendere i "provvedimenti del caso".

Ora i numeri da contattare, per sollecitare sui tamponi, sono quelli della Direzione Generale: 0656487590, oppure 7650 (al posto delle ultime quattro cifre), o 7648. Altrimenti si può mandare una mail a direttoregenerale@aslroma3.it. 

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