Eataly il giorno dopo la tragedia di Antonio: la riapertura tra volti tristi e scossi dal dolore

Il ragazzo di 22 anni è morto ieri 11 maggio dopo aver accusato un malore nel reparto in cui lavorava. Inutili i soccorsi del 118

Una giornata 'normale' a Eataly di Roma. Almeno all'apparenza. Gli ingressi sono aperti. La persone entrano, si aggirano tra i reparti e, accompagnate da una musica soffusa, si affannano alla ricerca dei prodotti tipici del nostro Paese. Eppure a ben guardare, qualcosa di diverso nel punto vendita c'è. Sono i volti tristi dei dipendenti. Tristi perchè da ieri tra loro non c'è più Antonio.

L'ACCADUTO - Aveva solo 22 anni. Ma la sua vita si è spezzata per un malore proprio nel ristorante-supermercato in cui lavorava. Erano circa le ore 12 quando il giovanissimo cameriere si è accasciato a terra all'improvviso. "I soccorsi del 118 sono stati tempestivi", ha raccontato un dipendente, "ma purtroppo non è servito". A quanto dicono i suoi colleghi, il ragazzo non aveva mai manifestato avvisaglie di malori.

LA TRISTEZZA DEI COLLEGHI - Antonio comunque non c'è più. E' morto al San Camillo. La famiglia l'ha raggiunto da Napoli, trovando all'ospedale Farinetti. Antonio è uno dei tanti emigranti dal sud, arrivato a Roma in cerca di fortuna. Serviva al ristorante del pesce o quello della carne. Qualcuno dei colleghi non riesce a esprimere ciò che sente. Qualche altro, quasi sottovoce, dice che "oggi tutti sono scossi e tristi. Si lavora sommessamente".

LA RIAPERTURA - Ma si lavora. "Abbiamo detto ai dipendenti che chiunque non se la sentisse poteva stare a casa senza problemi", ha affermato Francesco Farinetti, figlio di Oscar e amministratore delegato. Eppure tutti erano qui presenti. "Nessuno si è preso una pausa. Tutti sono voluti venire proprio per ricordarlo. Qui siamo tutti una grande famiglia e Antonio era un collega ma anche un amico. Era con noi da due anni ormai e aveva un contratto a tempo indeterminato", ha continuato Farinetti.

L'Amministratore delegato promette solidarietà alla famiglia del ragazzo che è salita da Napoli dopo l'accaduto. "Già ieri in una riunione delle 16, dopo aver dato il triste annuncio ai dipendenti, abbiamo deciso di chiudere il centro", ha continuato Farininetti. E a saracinesche abbassate, la morte di Antonio è stata ricordata con un cartello esposto fuori le porte chiuse.

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LA CONTESTAZIONE - Per qualcuno però questi episodi sono frutto di una tipologia di lavoro disumano e precario. Stamattina 12 maggio infatti Neetbloc ha esposto uno striscione fuori la sede di piazza XII Ottobre 1492 in cui si leggeva "Modello Farinetti: di lavoro si muore perchè di precarietà si vive - Ciao Antonio - Neetbloc". Ma è la protesta silenziosa è durata poco: pochi minuti e il cartello è stato rimosso.

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