Parla la mamma del bimbo morto all'Ikea: "Non ero in grado di fare niente per aiutare mio figlio"

A due settimane dalla morte del figlio, Alessia Vitti ricostruisce il tragico episodio davanti alle telecamere della trasmissione 'Chi l'ha visto?'

"Io non ho fatto niente per aiutare mio figlio, non ero in grado di fare niente. Quindi adesso la mia colpa me la prendo tutta quanta. Sto pagando la mia colpa perchè è compito di noi genitori essere a conoscenza di tutto ciò che si può fare per aiutare i figli in difficoltà. Io purtroppo non sapevo nulla di questo aspetto". Queste le prime commosse parole di Alessia Vitti. Arrivano a 16 giorni di distanza dalla morte del figlio Francesco, rimasto soffocato da un hot dog dell'Ikea il 13 marzo scorso.

LA RICOSTRUZIONE DELLE MADRE - Davanti alle telecamere della trasmissione 'Chi l'ha visto?' la donna racconta per la prima volta, tra le lacrime, quel tragico episodio che le ha cambiato per sempre la vita. "Lui mi ha chiesto 'mamma voglio l'hot dog, la pizza e il gelato'. Io ho risposto 'no intanto mangia l'hot dog'. Purtroppo tutte le volte capitava che buttavo il cibo perchè Francesco alla fine non riusciva a mangiare molto". La scelta così ricade sul quel fatidico panino che per Francesco sarà l'ultimo "Ha preso un pezzo di wurstel e se l'è messo tutto quanto in bocca ed era un bel pezzo grande" continua la mamma che quasi si colpevolizza per l'accaduto "Lì purtroppo c'è stata un po' di incoscienza da parte mia. Non ho capito subito che poteva essere pericoloso e gli ho detto 'come fai a mangiare tutto quel pezzo di wurstel, ce la fai? E' più grande di te'".

Come spesso accade però la signora Vitti non aveva dato importanza alla cosa. Mentre il figlio continuava a masticare con la bocca piena, si era alzata per svuotare un bicchiere. A questo punto si era accorta che il figlio stava tossendo. Ha visto una cliente precipitarsi su Francesco ma non si era ancora resa conto della gravità dell'accaduto. "Vedo questa signora che si precipita correndo su Francesco. E lì per lì penso 'ma è matta? Che è successo?'. Da questo momento per la mamma parte la fase del black out, non riesce più a ricostruire chiaramente la scena. Vedeva la donna che colpiva il bambino e sentiva la voce del figlio che diceva "mi state facendo male". Il figlio parlava ancora. "Con tanta difficoltà riusciva a parlare. Cercava di aiutarsi" dice la mamma tra le lacrime "cercava l'aria a tutti i costi".

LA MANCANZA DI SOCCORSI - Poi si è diffuso il panico. Francesca Ascani, la donna che ha soccorso il bambino, racconta che la signora Vitti era fuori di sè. Ma soprattutto pone l'accento su una questione spinosa: l'assenza di soccorsi immediati da parte del personale specializzato. "I primi 10 minuti sono stati affidati alla nostra volontà se vogliamo chiamarla così" e continua "un signore a un certo punto ha detto di essere un medico. Ma anche lui era cliente". Un'altra testimone Rosalba Lopiano commenta "chiedevano un medico, però nessuno si è fatto avanti. Io ho visto il bambino steso a terra e non dava segni di vita. Dopo 40 minuti un addetto ikea è corso a prendere un defribillatore". Ma la conferma più commossa è quella del padre di Francesco, Lorenzo Parroni: "La chiamata di mia moglie è arrivata intorno alle 14.50. Sono arrivato a Porta di Roma correndo dopo 20 minuti, l'ambulanza è arrivata circa 10 minuti dopo di me".

LA RISPOSTA DEL RESPONSABILE SICUREZZA IKEA - Il responsabile sicurezza Ikea Diego Invernizzi intervistato dal programma si dice tranquillo sull'intervento del personale di soccorso Ikea. "Anche noi stiamo completando le indagini interne per verificare l'accaduto. Abbiamo già certezza che le procedure di sicurezza siano state attuate correttamente. Abbiamo fornito le immagini all'autorità. Con l'ausilio dei tabulati telefonici possiamo ricostruire con sicurezza l'accaduto" e continua "nel momento dell'incidente erano presenti 20 colleghi appartenenti alla squadra di primo soccorso e due sono intervenuti per prestare soccorsi al bambino. Queste due persone sono state formate per eseguire la manovra di Heimlich". Conferma di non poter dire con sicurezza quando queste unità sono intervenute, tuttavia conclude dicendo "io ritengo che le nostra procedure di sicurezza siano state applicate correttamente anche in questo tragico episodio".

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IL PROBLEMA DELLA FORMAZIONE - Al di là delle responsabilità, Francesco comunque non c'è più. Questa tragedia ha però messo in luce un'altra questione che traspare dalle parole della signora Vitti: "non ero in grado di fare niente". Spesso infatti genitori o i presenti non sono formati per prestare il primo soccorso necessario alle vittime. A questo proposito il padre di Franscesco ha detto a 'Chi l'ha visto?': "Noi vorremmo e ci batteremo affinchè nei luoghi pubblici o frequentati da tante persone come ad esempio un centro commerciale, come una scuola dove ci sono tanti bambini, ci sia un presidio medico, un primo soccorso stabile, fisso. Non devono esserci tempi tecnici prima che venga chiamato un responsabile e che poi questo chiami il 118 o comunque un ambulanza o un medico. Deve esserci un presidio in pianta stabile". Intanto un primo passo verso una maggiore consapevolezza e capacità di intervenire, può essere quello di frequentare corsi formativi. Proprio per il 5 aprile la Croce Rossa ha organizzato in tutte le regioni italiane una giornata formativa aperta a tutta la popolazione. Questa sarà dedicata alle manovre salvavita e alla prevenzione del soffocamento da ostruzione da corpo estraneo.

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