La Rustica, autisti Atac aggrediti al capolinea. "Manca sicurezza. Valutiamo di organizzare ronde"

L'uomo, secondo la descrizione delle vittime, aveva la sciarpa della Roma. I due autisti sono stati medicati in ospedale

Due aggressioni in poche ore. La prima nella notte tra il 17 e il 18 luglio, l'altra la sera seguente. Vittime, in entrambi i casi, autisti Atac della linea notturna 543 presi di mira da un uomo al capolinea di via Achille Vertunni, a La Rustica.

Episodi che hanno alzato il livello di attenzione dei conducenti che non si sentono tutelati, con il sindacato Faisa Sicel che valuta l'ipotesi di organizzare delle ronde per la mancanza di sicurezza sui mezzi pubblici. 

I fatti. La prima aggressione sarebbe avvenuta dopo la mezzanotte di mercoledì. In via Vertunni, al capolinea, un uomo pelato e con la sciarpa della Roma al collo, secondo la descrizione degli autisti Atac, si sarebbe avvicinato al conducente intimandogli di far partire l'autobus N543 immediatamente perché "doveva andare a giocare alle slot machines". 

Al rifiuto, in quanto l'orario stabilito della partenza non era ancora arrivato, l'uomo avrebbe schiaffeggiato il conducente più volte per poi scappare. Immediatamente è scattato l'allarme nelle chat per allertare i dipendenti Atac in turno.

La notte seguente, quella tra il 18 e il 19, il secondo episodio. Qui l'autista di turno memore dell'avvertimento del collega, una volta trovatosi davanti l'uomo descritto ha provato a scappare ma, nel fuggire, è inciampato ferendosi alla spalla. Sul posto, allertate, sono giunte le forze dell'ordine. Le due vittime dell'aggressore hanno riportato pochi giorni di prognosi dopo essersi fatte medicare in ospedale. 

Nel frattempo, però, il malcontento e la preoccupazione sale. Secondo Claudio De Francesco, segretario regionale Faisa Sicel, in Atac c'è "zero sicurezza" nonostante "le promesse fatte sia dal Sindaco Virginia Raggi e dal Ministro degli Interni Matteo Salvini" i quali dichiaravano di voler tutelare i lavoratori.

"Arrivati a questo punto di non ritorno ci chiediamo se per poter ritornare a casa sani e salvi dobbiamo organizzare noi dipendenti delle ronde. Se non vedremo subito i risultati lo faremo senza se e senza ma. Basta chiacchiere, si intervenga in maniera seria", sottolinea il sindacalista. 

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