Carcere Regina Coeli: detenuto aggredisce a calci e pugni agenti della penitenziaria

Il 30enne, sottoposto a sorveglianza speciale, ha aggredito i poliziotti che lo dovevano far rientrare in cella

Il carcere di Regina Coeli

Aggressione nel carcere romano di Regina Coeli dove un detenuto italiano di 30 anni, sottoposto a sorveglianza a vista per motivi sanitari, ha aggredito due agenti della polizia penitenziaria. E' accaduto intorno alle 10:30 di questa mattina, quando i poliziotti stavano facendo rientrare l'uomo nella sua cella. Il 30enne ha però aggredito uno dei due agenti, sferrandogli un pugno in pieno viso, per poi colpire con calci e pugni un secondo poliziotto intervenuto in aiuto al collega. 

Agenti penitenziaria aggrediti a Regina Coeli 

A denunciare l’episodio è il Segretario Generale dell’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Leo Beneduci che dichiara: "E’ l’ennesimo episodio nel carcere romano che, giorno dopo giorno, peggiora in merito alla sicurezza a causa delle continue aggressioni nei confronti dei poliziotti penitenziari. Nel caso specifico, ad opera di un detenuto sottoposto a sorveglianza a vista, che è stata delegata alla Polizia Penitenziaria, anziché al gruppo previsto da varie circolari dipartimentali, composto da Sanitari, Educatori e Psicologi. Come sempre l'incapacità e l'inefficienza dei vertici dell'amministrazione penitenziaria, a livello locale, regionale e centrale ricade nei confronti dei poliziotti, vittime ingiustificate di un sistema perverso e privo di risultati per la collettività". 

Sovraffollamento carcere

L'aggressione ha trovato il commento anche del Segretario Generale aggiunto della Cisl Fns Massimo Costantino: "L'istituto di  Regina Coeli  è ben noto per il sovraffollamento , attualmente ci sono 324 detenuti in più rispetto rispetto ai 619 previsti, a fronte di una carenza cronica di personale". 

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La denuncia dell'Osapp

"Il problema - prosegue ancora Beneduci dell'Osapp - è che mentre il carcere continua ad essere il ricettacolo, oltre che delle peggiori emergenze della società anche dei soggetti affetti da evidenti disturbi di ordine psichico (grazie a una scellerata chiusura degli O.P.G. senza la previsione dei posti necessari per i malati psichici nelle REMS) chi dovrebbe occuparsi della generale organizzazione del carcere e del benessere di coloro che in carcere esercitano la propria attività lavorativa, si occupa esclusivamente di rendere all’esterno l’immagine di un carcere tutto rose e fiori. Invece i poliziotti penitenziari, in grave penuria di organici, di mezzi e perfino privi di indumenti di servizio invernali, continuano a pagare attraverso la propria incolumità fisica il prezzo di una generale ingovernabilità degli istituti di pena italiani in cui sono i detenuti a dire l’ultima parola e non chi tutela l’ordine e la legalità. Come OSAPP gridiamo basta allo sfascio consapevole e irresponsabile delle carceri Italiane". 

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