Cronaca Alessandrino / Via Manfredonia

Quarticciolo: trovata in strada con un feto morto in una busta

Una giovane nigeriana è stata soccorsa in via Manfredonia dopo essere stata trovata in terra in strada sanguinante e con un feto morto in una busta. Denunciata per procurato aborto

Sanguinante e con un feto morto in una busta: queste le condizioni in cui una giovane nigeriana di 22 anni è stata soccorsa in via Manfredonia e poi portata all'ospedale Casilino. Qui i medici non hanno potuto che prestare i soccorsi a lei e constatare l'avvenuto aborto che la donna si è procurata e quindi chiamare la polizia di quanto stava avvenendo.

La giovane, nigeriana ma residente nel campo nomadi  nei pressi di via Manfredonia al Quarticciolo, come confermano dalla questura, era incinta da 18 settimane e avrebbe assunto dei farmaci abortivi per interrompere volontariamente la sua gravidanza.
La giovane, dopo aver preso i farmaci, avrebbe cominciato a star male e, dopo aver abortito, è stata ritrovata sanguinante e con il feto di 4 mesi in una busta.
La ragazza è stata denunciata per procurato aborto. Inoltre, gli agenti hanno avviato delle indagini per capire come siano andati i fatti, chi abbia fornito i farmaci e quale sia la situazione della donna.
 

Dopo le prime indagini svolte dagli agenti per comprendere l'andamento dei fatti, la donna, inizialmente renitente a collaborare come raccontano dalla questura, si è limitata a dire di aver “espulso” il feto, senza dare altre spiegazioni.
La donna è risultata essere una collaboratrice domestica con regolare permesso di soggiorno. Il pm Maria Sabina Calabretta, titolare degli accertamenti, ha disposto una consulenza medico legale: Gianluca Marella, dell'università di Tor Vergata, dovrà accertare "attraverso l'esame esterno e attraverso l'esame necroscopico del feto, l'epoca, le cause ed i mezzi che hanno provocato il decesso del feto". Dalle prime verifiche degli esperti si ritiene che il feto avesse raggiunto la ventesima settimana. I risultati della consulenza saranno depositati entro 60 giorni. Alla luce dei risultati la posizione della donna potrebbe anche aggravarsi e contro lei potrebbe essere contestato l'infanticidio. Gli avvocati Gianluca Arrighi ed Emanuela Santarelli, che difendono la giovane nigeriana, hanno sottolineato che "l'accertamento tecnico va anche nell'interesse della signora e qualora, come crediamo, dovesse essere confermata la contestazione di procurato aborto, la pena che in questo caso la legge prevede per la donna è davvero minima e limitata ad una multa".
 

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