Cronaca

Cromo esavalente e colori cancerogeni su abiti cinesi

Allarme per la salute a causa di abiti e calzature derivanti dalla Cina che conterrebbero sostanze dannose nocive e cancerogene. La minaccia maggiore arriva dalle calzature, ma ci sono anche abiti per neonato

Cromo esavalente, formaldeide, coloranti cancerogeni e altre sostanze come le ammine aromatiche altamente nocive per la salute vengono venduti nella capitale. Arrivano dalla Cina e derivano dai tessuti trasformati in abiti, scarpe e anche abiti per neonati.
L'allarme nasce grazie al sequestro di circa 80 mila confezioni di capi d'abbigliamento, stoccati all'interno di un magazzino di 6 mila metri quadrati divisi in 13 capannoni, centro di smistamento per tutta l'Europa, nel marzo scorso a Tivoli.
La polizia municipale già dal primo sequestro avevano ipotizzato che non si trattava solo di merce contraffatta ed etichette irregolari, ma di capi che portavano con sé veleno puro. A metterli sull'avviso l'odore nauseabondo, soprattutto delle calzature e degli abiti per neonati, come tutine e bavaglini, che li aveva investiti nell'aprire gli imballaggi da sequestrare. E la conferma "dell'alta tossicità per la salute umana dei capi d'abbigliamento" è venuta dalla perizia disposta dal sostituto procuratore della Dda di Roma Carlo La Speranza che ha dimostrato la presenza di cromo esavalente, che non dovrebbe superare gli 0,5 milligrammi per kg, in quantità anche 124 volte superiore.
La minaccia per i consumatori viene soprattutto dalle calzature: in alcuni sandali il cromo esavalente supera appunto di 124 volte la quantità prevista. Ma anche l'analisi dei tessuti degli abiti ha dimostrato l'utilizzo di ben 9 coloranti cancerogeni. Vista la dislocazione dei 12 capannoni di stoccaggio e smistamento, in via Consolini a Tivoli Terme, acclarata la tossicità dei materiali, la palla è passata alla Procura di Tivoli che, su disposizione del gip del tribunale Pier Luigi Balestrieri, ha fatto sigillare tutti i capannoni dagli stessi agenti della polizia municipale che in questi mesi non hanno mai smesso di indagare sui responsabili del traffico illegale e sui luoghi di vendita della merce nella capitale. Motivo: "evitare l'immissione sul mercato nazionale di tali ingenti quantitativi di capi d'abbigliamento e calzature, altamente dannosi per la salute umana, in considerazione - scrive il gip - del loro potenziale cancerogeno e tossico". Gli investigatori agli ordini di Di Maggio proseguono. Ad essere indagati oggi sono nove cittadini cinesi, 6 uomini e 3 donne, tra i 52 e i 37 anni, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Tivoli tutti provenienti dalla provincia di Zhejang e denominata "Master China". Fermare il traffico illegale resta però un miraggio, di qui l'appello ai consumatori del sindaco di Roma Gianni Alemanno per voce del suo delegato alla Sicurezza Giorgio Ciardi e del comandante Di Maggio preoccupati che i cittadini, attratti dal prezzo basso di abiti, scarpe, abitini e bavaglini per bambini, possano mettere a rischio la loro salute e quella dei loro figli: non comprate questa merce".

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