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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca Tivoli / Viale Cassiano

Rignano Flaminio: i cinque imputati rischiano sino a 12 anni di carcere

Lunedì prossimo sarà la giornata chiave per il processo per i presunti abusi su almeno 21 bambini della scuola Olga Rovere. Il Tribunale di Tivoli ha fissato l'udienza nella quale andrà in camera di Consiglio per emettere la sua sentenza. Per gli imputati il pm ha chiesto la condanna a 12 anni. La difesa l'assoluzione

Sei anni fa scoppia il 'caso', scuote l'opinione pubblica: alcuni genitori presentano denunce per segnalare che i loro figli - tutti iscritti alla scuola materna 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio - hanno subito abusi sessuali. Lunedì 28 maggio, il Tribunale di Tivoli scriverà la parola fine in un processo che vede accusate cinque persone - tre maestre, una bidella e un autore tv - per reati gravissimi: violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza; tutti, commessi con sevizie e crudeltà. Tutti e cinque gli imputati (le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l'autore tv Gianfranco Scancarello, marito della Del Meglio, e la bidella Cristina Lunerti) rischiano 12 anni di carcere.

PRIME ACCUSE - Una 'storia' lunga, con tanti colpi di scena. Pochi mesi dopo quel luglio 2006, il gip Elvira Tamburelli ordina il carcere per l'autore tv Gianfranco Scancarello, per la moglie Patrizia Del Meglio, per le colleghe di quest'ultima Marisa Pucci e Silvana Magalotti, per la bidella Cristina Lunerti, e per un benzinaio cingalese, Kelum De Silva Weramuni. 'Credibile' per il giudice il 'quadro' di violenze raccontate dai bambini e riportato dai genitori. I giochi descritti diventano grotteschi e orridi eufemismi, coniati dagli indagati per descrivere e catalogare pratiche sessuali irripetibili. Nessun dubbio per il giudice: carcere.

TRIBUNALE DEL RIESAME - Tra il 10 e il 15 maggio successivi, però, il Tribunale del riesame di Roma annulla tutto, rimettendo tutti in libertà. Accuse 'bocciate', insufficienti e contraddittorie; ma anche forte pressione dei genitori sui bimbi, vizi metodologici nell'attività del consulente del pm, e un interrogativo: possibile che nessuno abbia visto e che i genitori non si siano accorti di nulla quando andavano a prendere i loro piccoli a scuola? Il pm non si dà per vinto e pochi giorni dopo chiede al gip un incidente probatorio per 'fissare' le dichiarazioni di 19 bambini e per saggiarne anche l'attendibilità.

ATTO ISTRUTTORIO - A fine maggio 2007 l'atto istruttorio comincia; i bambini vengono sottoposti a perizia psicologica, e viene affidata al Ris di Messina un'indagine tossicologica. Intanto, il pm impugna anche la scarcerazione di cinque indagati. Nulla di fatto: anche la Cassazione ne conferma la libertà. A fine del 2007, il Ris dà una buona notizia agli indagati: le tracce biologiche esaminate su circa 130 peluche e su un pelo trovato nell'auto di una maestra non sono dei 19 bambini. L'inchiesta va avanti, l'incidente probatorio continua, fino a quando, nel luglio 2009, il pm chiede che siano processate le tre maestre, l'autore tv e la bidella (non il benzinaio cingalese, nel frattempo uscito dall'indagine).

UDIENZA PRELIMINARE - L'udienza preliminare, le verità a confronto, il rinvio a giudizio, e l'inizio del processo, il 27 maggio 2010, i passi successivi. Niente si appalesa facile. S'inizia con un rinvio: uno dei giudici è in procinto di trasferirsi. Si dovrà attendere settembre per risolvere la questione: arrivano i giudici 'definitivi'. Il processo inizia, ma, all'orizzonte c'é un altro inghippo. Quindici giugno 2011: uno dei giudici è collocata fuori ruolo dal Csm per diventare membro esaminatore al concorso in magistratura; il rischio è che sia tutto da rifare. Il Csm ci mette una 'pezza' richiamando in ruolo il giudice (che tenta la strada della giustizia amministrativa, ma il Tar 'salva' il processo).

COLPEVOLI O INNOCENTI - Tra accuse e strenue difese, tra consulenze e testimonianze, si arriva al 2 aprile scorso. Per il pm tutti gli imputati sono colpevoli e meritano una condanna a 12 anni di carcere. La parte civile (i genitori dei 19 bambini costituitisi parte civile) si associa e chiede risarcimenti milionari; le difese combattono perché convinte della non colpevolezza dei rispettivi assistiti. La fine della storia, lunedì. Ma resta in sospeso la tranche dell'inchiesta che vede sotto l'occhio della procura una bosniaca. Una storia, questa, ancora tutta da raccontare. (Fonte Ansa).

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