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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

A Varsavia 22 romani ancora prigionieri: il caso in commissione Europea

Il numero dei tifosi laziali ancora in Polonia diminuisce. In carcere ancora in 22. Sette condannati a pene da 3 mesi a 2 anni. Gli altri sono ancora trattenuti in attesa del processo

Rischia di diventare un vero e proprio caso diplomatico la vicenda dei tifosi laziali trattenuti in Polonia. Il numero va via via scendendo, ma chi resta rischia ora di dover scontare condanne anche pesanti a Varsavia. Dei 150 fermati nella giornata di giovedì, si è passati ai 100 di sabato. Il numero è sceso a 22 a seguito dei primi processi. Tra i ragazzi ancora in Polonia sette hanno subito condanne che vanno dai tre mesi ai due anni. Il resto è trattenuto in attesa del processo.

Non è ancora chiaro se le autorità polacche accetteranno il provvedimento di libertà provvisoria. Il carcere di Bialoleka si trova pochi chilometri a nord da Varsavia ed è lo stesso complesso dove 32 anni fa, a seguito del golpe di generale Wojciech Jaruzelski (13 dicembre 1981), furono rinchiusi per mesi diversi intellettuali e attivisti di Solidarnosc.

Nel frattempo la Farnesina è in allerta ed ha attivato tutti i propri canali diplomatici per monitorare la situazione. In piccolo è una sorta di nuovo caso Marò. Emma Bonino ieri ha fatto il punto della situazione con una nota ufficiale: “Certamente vanno fatti gli opportuni approfondimenti sulle modalità che hanno portato al fermo dei tifosi della Lazio e alla decisione delle autorità giudiziarie polacche di trattenere e rinviare a giudizio 22 persone – scrive il ministro degli Esteri – Voglio peraltro chiarire che più di un centinaio di fermati sono stati accompagnati in diversi commissariati di Varsavia ed è stato straordinario lo sforzo che la nostra Ambasciata ha fatto per giungere al più rapido rilascio dei connazionali”.

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AMBASCIATA IN CONTATTO CON LE FAMIGLIE - "Nel corso delle ultime 48 ore il nostro ambasciatore ha mantenuto un contatto pressoché continuo con la Questura centrale di Varsavia, ottenendo la celebrazione di tutti i procedimenti con rito abbreviato che si sono svolti in 8 tribunali nella giornata festiva di sabato – precisa la Bonino – l’Ambasciata è entrata in contatto con tutte le famiglie delle persone rinviate a giudizio sollecitandole a designare un avvocato difensore e fornendo indicazioni su come presentare ricorso e quali ulteriori iniziative giudiziali potrebbero essere poste in atto nei prossimi giorni. Nel frattempo, si è già potuto ottenere il permesso per alcune visite in carcere da parte dei parenti di alcuni dei detenuti".

IL CASO IN EUROPA - Intanto il deputato europeo Roberta Angelilli (Nuovo Centro Destra) ha sapere di "aver presentato interrogazioni alla Commissione europea e al Consiglio". "Questa vicenda - prosegue - a distanza di giorni presenta ancora diverse zone d'ombra, su cui è doveroso fare piena luce al fine di accertare che non siano stati lesi i diritti fondamentali dei nostri connazionali all'estero. Molti episodi legati al fermo e al rinvio a giudizio dei cittadini italiani risultano poco chiari e connotati da evidenti abusi e atteggiamenti sproporzionati da parte delle autorità della Polonia".

"Vi sono aspetti da chiarire - continua Angelilli- sia sul fronte delle modalità che delle motivazioni di questa 'azione preventivà da parte delle Autorità polacche. In queste ore, infatti, sto continuando a ricevere segnalazioni di diversi casi di cittadini italiani che sarebbero stati coinvolti in gravi episodi, subendo maltrattamenti, rispetto ai quali si devono delle spiegazioni all'Italia e all'Europa . Ho chiesto pertanto alla Commissione e al Consiglio di fare piena luce sul comportamento delle autorità di polizia e giudiziarie della Polonia e accertare se siano stati rispettati, per i nostri connazionali, tutti i diritti alla difesa e a un processo equo come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo", conclude Angelilli.

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