Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Vigna Clara, il “fantasma” della stazione e quella del piccolo mercato

Dalle poche notizie che filtrarono, i superstiti operatori del mercato che fu , non più di una decina, si sarebbero opposti a quell'ulteriore trasferimento, anche se di poche centinaia di metri.

Chi non ricorda la storia singolare della stazione di Vigna Clara? Quella che la vide funzionante solo lo spazio di un mondiale di calcio, quell' Italia '90 di Totò Schillaci, degli irriguardosi fischi all'inno argentino durante la finale con i tedeschi, della canzone di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Lo spreco di quegli anni è spesso stato preso ad esempio per descrivere la nostra incapacità a disporre di risorse economiche "straordinarie", per lasciare ai posteri qualcosa di utile alla collettività. Invece sappiamo essere bravissimi solo a lasciar macerie. Anche dopo l'immediatamente successivo terremoto di Tangentopoli, cosa rimane, ad esempio, della classe politica e di quella dirigente che si formarono dopo il crollo della Prima Repubblica ?

Ma non ci lasciamo prendere la mano, rimaniamo a Vigna Clara. Nell'operazione che vide realizzata la stazione "fantasma", fu necessario sfrattare i banchi del mercato sull'attigua via Tuscia. I piccoli commercianti subirono il cantiere con la promessa che, successivamente, sarebbe stato loro costruito (sopra la stazione interrata) un plateatico attrezzato all'aperto, degno del quartiere che li ospitava. Quei soldi finirono forse in altre tasche e dopo più di vent'anni, ai margini del parcheggio che era stato realizzato a supporto della stazione, pochi banchi ancora sopravvivono lungo via Luigi Amoroso. I parcheggi servivano e servono dal momento che, tutt'intorno, non si trovano molte occasioni per la sosta, anche di lunga durata. A farne le spese sono ancora gli operatori, la cui vista è oscurata e la presenza nota solo a chi il quartiere lo vive quotidianamente.

Un paio d'anni fa sembrava quasi certo che, nell'ambito della complessa operazione di proiect financing avviata dall'assessore Davide Bordoni, poi finita nel nulla, anche per il mercato di Vigna Clara si ipotizzasse la sua nuova realizzazione, spostandolo di un paio di centinaia di metri, appena dopo che le consolari Cassia e Flaminia si biforcano, per prendere direzioni diverse. Si supponeva evidentemente che la creazione di nuovi posti auto, con altro aggiuntivo commerciale e di servizi, attirasse il privato investitore, chiamato anche a costruire quel nuovo plateatico, che nel 1990 non aveva poi più visto luce.

Dalle poche notizie che filtrarono, i superstiti operatori del mercato che fu , non più di una decina, si sarebbero opposti a quell'ulteriore trasferimento, anche se di poche centinaia di metri. Sarebbe stato un salto nel buio quella ricollocazione, soprattutto in termini economici. Meglio rimanere dov'erano. Il ricordo di quanto avvenuto per i colleghi di Ponte Milvio era troppo recente per essere rimosso. Quella, anche per i residenti, sembrava un'operazione di tipo speculativo, fatta anche alle spalle dei piccoli e pochi commercianti del mercato. Loro sono ancora lì, in via Amoroso, che svolgono un servizio apprezzato da pochi, ma svolto per soddisfare le esigenze di un'utenza esigente, sul piano della qualità dei prodotti che intende acquistare. E chi è dietro al banco dimostra ancora di saperci fare: con frutta e verdura, salumi e formaggi, carne e pesce, e con quegli articoli per la casa, che completano, nel loro piccolo, un'offerta abbastanza completa della spesa di tutti i giorni.

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