Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Redazione RomaToday

Mercato Testaccio, ultimatum all’Amministrazione prima dello sciopero

Non hanno potuto issare cartelli e striscioni di protesta, come avrebbero voluto. Le celebrazioni canoniche intorno all'insediamento di papa Francesco sono accompagnate da un rigorosissimo rispetto dell'ordine pubblico e, quindi, gli operatori del mercato Testaccio, che la mattina avevano tenuto chiuse le loro attività, hanno potuto organizzare solo un tranquillo presidio alla Bocca della Verità, mentre una loro ristretta delegazione, affiancata dai dirigenti delle associazioni di categoria, salivano all'Annona, per essere ricevuti dai loro interlocutori istituzionali: il presidente della Commissione Consiliare deputata al Commercio, Ugo Cassone ed il presidente del Municipio del Centro Storico, Orlando Corsetti.

Grande assente l'assessore alle Attività Produttive, Davide Bordoni. Questi avrebbe dovuto rispondere degli impegni presi dopo la firma di un protocollo d'intesa nel quale gli operatori, costretti in tutta fretta a trasferirsi in piena estate nella nuova struttura di via Galvani, avrebbero dovuto essere garantiti rispetto ad alcune, emerse problematiche: vedi lavori strutturali mal eseguiti od incompleti, mancata ricollocazione del farmer's market presente all'interno dell'ex mattatoio, riposizionamento delle bancarelle degli ambulanti in via Aldo Manuzio, adeguata campagna promozionale che il Comune avrebbe dovuto avviare verso i cittadini, per pubblicizzare il trasferimento dalla storica piazza di Testaccio, da dove erano stati allontanati.

In assenza di una segnaletica mirata, chiunque sia passato negli ultimi mesi dalle parti del costruito complesso di via Galvani e non sapesse che li dentro c'è il mercato, difficilmente ha potuto accorgersi dei banchi ospitati al suo interno.

Ma, come si diceva, in assenza dell'assessore preposto, il presidente dell'Associazione degli operatori, Mauro Sartor, supportato dai sindacati più o meno rappresentati all'interno dell'organico di mercato, non ha potuto che lanciare un ultimatum (scadenza mercoledì 20) riferito almeno alle due cose per le quali i presidenti Cassone e Corsetti potevano impegnarsi. La firma dell'ordinanza volta a far chiudere l'attività del farmer'market, per il quale è stato già deciso il trasferimento alla Garbatella e, visto il parere favorevole del Municipio, il riposizionamento delle nove soste per gli ambulanti in via Manuzio, utili anche a significare visivamente la presenza del mercato, per coloro che, come si diceva, non ne siano a conoscenza.

A margine della riunione, a proposito dei rapporti con il privato concessionario, responsabile dei macroscopici difetti strutturali dell'impianto, il più clamoroso quello che vede pioverci dentro, ogni volta che la pioggia cade con intensità, il presidente Sartor ha ventilato l'ipotesi, di versare sì, i salati canoni dovuti (almeno doppi rispetto alla media sostenuta negli altri mercati aventi sede propria) ma accantonandoli in un conto corrente bancario "dedicato", non messi però subito a disposizione del privato costruttore. Questo come stimolo a che vengano finalmente risolti i problemi, che appunto riguardano un'esecuzione dei lavori, che ha lasciato clamorosamente a desiderare, lungo questi primi 9 mesi di operatività della struttura coperta.

Se nelle prossime 48 ore non interverranno i due provvedimenti richiesti, l'assemblea del mercato, già convocata per giovedì alle 14, deciderà come articolare la protesta, stavolta esente da condizionamenti, e da incanalare verso chi, si sta rendendo corresponsabile dei gravi disagi.

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