Domenica, 25 Luglio 2021

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Redazione RomaToday

Sant’Andrea delle Fratte

Passeggiando nei dintorni di piazza di Spagna, in direzione di piazza Barberini, ci si imbatte nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte che vale la pena di visitare. In questo edificio lavorarono due grandi artisti del Seicento. Intorno al loro rapporto è stato scritto e detto tantissimo. Alcuni hanno affermato fossero acerrimi nemici ma molto più verosimilmente si trattava semplicemente di due persone con caratteri diversi ed abituate a lavorare a differenti tipi di commissioni e che quindi difficilmente sarebbero andate d’accordo.

         Sto parlando di Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Il primo era infatti estroverso e amante della compagnia e della vita di corte mentre il secondo era più schivo e riservato; già questo evidenzia come i due avessero due caratteri e due temperamenti difficili da accordare. Per non parlare delle commissioni, soprattutto pontificie per il Bernini e in gran parte private per il collega Borromini, per chiudere con le differenti formazioni. Francesco ha una formazione da lapicida mentre Gian Lorenzo da scultore a tutti gli effetti, si forma infatti presso il padre, Pietro, scultore noto nella Roma della fine del Cinquecento.

         Tornando alla chiesa all’interno vanno ammirate con attenzione le due statue del Bernini conservate ai lati della zona presbiteriale. Si tratta di due Angeli con gli strumenti della Passione (uno reca la corona di spine e l’altro il cartiglio della croce) originariamente pensati e commissionati per ponte Sant’Angelo e poi finiti, nel secolo successivo, nella chiesa per volere di un nipote di Bernini.

         Questa era infatti la parrocchia della famiglia Bernini poiché la loro abitazione si trova a pochissimi metri dall’edificio che stiamo visitando. Usciti dalla chiesa basta procedere pochi metri per imbattersi, sulla destra, in una targa che segnala l’abitazione dove visse lo scultore e architetto di tanti papi. Oggi vi è la casa storica dell’artista che non ho mai avuto modo di visitare ma suppongo sia accessibile su appuntamento.

         Il Borromini si occupò invece della realizzazione architettonica della cupola che da fuori, a ben guardare, ricorda fortemente gli esempi in cotto del nord Italia, dove egli si formò, anche per l’imponente presenza del tiburio, atipico negli edifici romani.

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