Ritorno al…futuro: dal mercato alla piazza (del mercato)

Qui volevamo solo far comprendere, sperando di esserci in parte riusciti, il significato e l'ausilio che anche piccoli gesti quotidiani possono dare alla collettività.

Luigi Einaudi nelle sue "Lezioni di politica Sociale", scritte nel 1944, al culmine del secondo conflitto mondiale, mentre l'Europa sembrava avviata verso un tragico destino, così descrive, quale metafora dell'economia e taumaturgico rimedio alla dissoluzione sociale, il mercato:

"Arrivano a torme i compratori perché sanno che dove c'è grande concorso è sempre più facile trovare ciò di cui si ha bisogno e trovarlo alle migliori condizioni di prezzo; e giungono numerosi i venditori, perché sanno che, dove c'è grande moltitudine di gente desiderosa di comprare, è sempre più agevole vendere la merce e venderla bene. I compratori desiderano acquistare a buon mercato i venditori vendere a caro prezzo. Spinti da motivi opposti essi si affrettano verso lo stesso luogo, verso la fiera, verso il mercato".

Einaudi partiva da un immagine molto efficace nella sua quotidianità, per spingersi a descrivere il fenomeno del mercato in generale quale ordine costituito da un insieme di regole entro cui venditori e compratori, domanda e offerta, possono liberamente muoversi.

Certo, il periodo che viviamo non può minimamente essere paragonato a quello in cui Einaudi scriveva il suo saggio, un'Europa squassata nelle fondamenta dal delirio nazista, in un inferno ideologico, da cui, grazie alla velenosa coda Sovietica, a stento, solo al crepuscolo del secolo scorso, ci siamo risollevati, o almeno ci abbiamo provato.

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Ma alcune analogie possono essere colte.

La più grave crisi economica da quella del '29 (almeno questa è la vulgata mediatica corrente), la finanza al posto dei missili, l'avanzata, così come allora, della povertà e l'aumento della disoccupazione, macerie civili e morali al posto di quelle materiali, paesi ricchi e paesi poveri, corruzione e criminalità, Nord contro Sud.

Ora come allora, il ricorso al mercato inteso come luogo e piazza di incontro oltre che di acquisto e vendita di beni e servizi, pare necessario e utile.

Friedrich von Hayek, importante economista e filosofo austriaco, sostenitore del pensiero liberale, nella sua "La confusione del linguaggio nel pensiero politico" affermava: "la struttura ordinata prodotta dal mercato è un ordine spontaneo e non un'organizzazione, per questo motivo è sotto molti aspetti fondamentalmente diverso da quell'ordinamento che chiamiamo economia. All'ordine del mercato meglio si addice il nome di catallassi che significa non solo "cambiare" ma anche "accogliere nella comunità" e cambiare l'inimicizia in amicizia".

Un centro di aggregazione, di supporto reciproco, di nuovo avvio, ripartendo dall'inizio come nel gioco dell'oca, tale dovrebbe essere a nostro avviso il ruolo oggi del commercio in generale e dei mercati rionali, in particolare, nelle nostre città, periferie e campagne.

Un ritorno al mercato come segno di un ritorno all'economia reale, ma nella sua forma primigenia più semplice e nel contempo più emblematica e plasticamente evidente, quella appunto della "piazza".

Un simbolo, un luogo che giovi a riaffermare la centralità delle persone in quanto tali, ma anche della città e dei luoghi urbani del vivere comune, troppo spesso aggrediti, violati e resi sterili dall'inciviltà dei governanti, così come dalla eccesiva edificazione dei loro contraltari: quei "locus artificialis" sorti nelle periferie come enormi automi alieni, asettici e privi quindi di anima e vita propria, che cingono le "mura della città in un assedio permanente".

Una piazza dunque che dia ordine e spontaneità ai gesti quotidiani e li indirizzi verso regole generali di correttezza, etica e altruismo.

Come sanno i nostri lettori più affezionati questo blog è nato con l'intenzione di aprire una piccola finestra sul mondo del commercio e, più in generale, su quanti, piccoli e medi imprenditori onesti, contribuiscono ogni giorno, col proprio lavoro, a far si che il tessuto che determina la nostra società non finisca lacerato dai continui colpi e strattoni che quotidianamente subisce.

E dal nostro piccolo, una piccola iniziativa, una lampadina accesa che speriamo possa trovare consenso, seguito e adesione anche da parte di altri mercati. Quella appunto di "carta mercato", un primo elementare gesto di riavvicinamento tra domanda e offerta, tra operatori e consumatori, in una realtà resa asimmetrica dall'uso abnorme e incongruo di strumenti speculativi, che generando distorsione nelle relazioni tra persone, città, nazioni e continenti, stanno facendo sorgere sempre più alti muri, divisioni e incomprensioni tra i popoli, scaricando il loro venefico effetto a valle, lì dove la gente comune vive, abita e combatte.

Del progetto, delle sue modalità e del suo significato in termini di coinvolgimento degli operatori e dei cittadini, nonché della sua utilità in termini di ausilio alla contrazione di reddito e di stimolo al ritorno dei consumatori al mercato di piazza, se ne parla in altri articoli in questo stesso spazio.

Qui volevamo solo far comprendere, sperando di esserci in parte riusciti, il significato e l'ausilio che anche piccoli gesti quotidiani possono dare alla collettività, in particolare in momenti di grande difficoltà materiale e morale come questi nostri, quando il senso di scoramento e impotenza stringe al cuore come morsa tanti, troppi connazionali e concittadini

E' necessario dare segnali.

Ciascuno per quello che deve, ciascuno per quello che può, ciascuno per quello che sa.

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