Domenica, 26 Settembre 2021
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Redazione RomaToday

La comunità egiziana ed i suoi negozi di “frutta & verdura”: limiti, peculiarità ed abusi

I loro negozi di "frutta & verdura" oggi rappresentano il più agguerrito concorrente degli operatori che gestiscono banchi nei mercati comunali di Roma.

Anche nell'ultima recente divulgazione dei dati riguardanti la natalità delle imprese, la Camera di Commercio di Roma ha evidenziato l'inesorabile avanzamento delle attività avviate da extracomunitari, controbilanciato da una progressiva mortalità di negozi e botteghe artigiane che erano di titolarità italiana. Su tutte, preponderante l'invasione delle comunità cinese ed egiziana. Quest'ultima si connota perché, sostanzialmente, si indirizza verso tre canali di offerta commerciale e servizi. Assumono questi quasi la forma di vere e proprie "catene", che propongono, rispettivamente, la somministrazione non assistita di kebab, abbinata alla classica pizzeria a "taglio", il negozio di "frutta & verdura" e le imprese di "autolavaggio".

Sul primo di questi versanti e non è una sorta di previsione futuristica, ci risulta che dall'Italia del nord-est abbia preso piede, con più di 40 punti vendita (poi aperti finanche in Sicilia), la prima "catena" di franchising legata al kebab, brillante idea di Naser Ghazal, palestinese che era venuto nel nostro paese per studiare, e poi si è rivelato imprenditore capace di dare lezioni di marketing e quant'altro, più di quanto non lo siano tanti nostri connazionali e dando lavoro a più di 300 dipendenti, tutti rigorosamente italiani. Sono lontani i tempi in cui, ad esempio, i gelatieri della Val Zoldana (Longarone) aprivano gelaterie in tutta la Germania e segnavano una strada oggi terreno di conquista di altre comunità, da quelle parti quella turca in particolare.

Ma ritorniamo alla base ed occupiamoci dell'altra attività che si contraddistingue per essere preferita, non solo a Roma, dalla comunità egiziana. I loro negozi di "frutta & verdura" oggi rappresentano il più agguerrito concorrente degli operatori che gestiscono banchi nei mercati comunali di Roma. Quello che non riescono a fare i supermercati per lo specifico segmento dell'ortofrutta, soprattutto per i prezzi che sono mediamente e sicuramente più alti che non nei mercati, lo fanno per l'appunto i negozi gestiti dai fratelli egiziani. L'indicazione del termine "fratelli" non vuole solo essere una scelta di vocabolario attinta dal repertorio di chi, come il sottoscritto, da determinato "sudista", è impegnato a sottolineare al prossimo il principio dell'uguaglianza dei diritti e dei doveri da parte di tutti i cittadini del mondo. Quel "fratelli" deve intendersi come approccio che molte clienti (gli uomini un po' meno) dei negozi gestiti dagli egiziani si abituano presto ad esercitare, nel contatto che stabiliscono con questi ragazzi , più aperti al sorriso di sicuro, ma anche più disposti a "passar sopra" a certe libertà, che queste e questi clienti si prendono, servendosi direttamente dai ripiani e dalle cassette, tastando come non si dovrebbe il livello di maturità della frutta oppure "ripulendo" dagli scarti verdure ed ortaggi, perché la bilancia ed il prezzo risultino … alleggeriti.

Ma una certa promiscuità che caratterizza il non puntuale rispetto della prassi igienico-sanitaria non è il solo punto debole che un occhio attento può constatare sbirciando all'interno di questi negozi. Chi ha esperienza di "mercato", chi conosce il mestiere vi parlerà, a ragione, che c'è molto prodotto "stanco" venduto nei loro locali. L'approvvigionamento ai magazzini all'ingrosso è una tecnica per la quale non si nasce "imparati". Tutti i vecchi "fruttaroli" romani che abbiamo conosciuto ci hanno sempre detto, che il vero segreto del loro mestiere era il saper comprare bene, inteso come trattare il prezzo d'acquisto ai Mercati Generali, con interlocutori smaliziati oltre che "mestieranti" (grossisti, commissionari, produttori). Ma fondamentale era anche scegliere un prodotto fresco e di qualità, il meglio che poi si sarebbe potuto offrire nella vendita al dettaglio alla propria clientela.

Per prodotto "stanco" si intende quello che è stato raccolto già da un po' di tempo e ad un occhio esperto lascia intravvedere la necessità di consumarlo al più presto, prima che si appassisca del tutto. Questo punto debole che caratterizza molti punti-vendita gestiti dalla comunità egiziana sarebbe figlia di acquisti - come dire - esercitati a "blocchi" (x cassette di questo ed x cassette di quell'altro) senza che il compratore sia in grado di indagare visivamente sulla freschezza reale del prodotto. Insomma, si compra a scatola chiusa.

Gli italiani che lavorano al mercato parlano anche di sleale concorrenza per i supposti abusi che connoterebbero la gestione amministrativa di questi esercizi, personale non in regola soprattutto. La voce è che, dovendo o volendo prima o poi tornare nel proprio paese di origine, l'extracomunitario non abbia la necessità di versare i contributi previdenziali. Per l'accusa di evasione fiscale quella è cattiva abitudine per la quale, troppi contribuenti italiani, sarebbe il caso, non scagliassero loro …. la prima pietra.

La scelta infine di praticare orari prolungati e aprire anche nei giorni festivi , come consentito dalle recenti liberalizzazioni, non può più essere additata a trasgressione delle regole. E comunque, in tema di controlli, sarebbe bene andare a leggere le statistiche. Oggi, a fronte di un'ispezione avvenuta in un negozio da parte della Guardia di Finanza, fanno seguito, in automatico, quella dell' ispettorato del lavoro, dell'ufficio delle Entrate, di igiene pubblica e della polizia municipale . E ci sono quartieri della città, come ad esempio Ostia, dove l'intensa attività dei finanzieri porta periodicamente a svolgere controlli a tappeto che non risparmiano di certo le attività gestite dalla comunità egiziana, spesso, presa di mira dalle "soffiate" arrivate agli uffici di controllo.

Piuttosto, comunque la si voglia vedere, ci sono elementi organizzativi abbastanza evoluti che rendono competitivi i negozi ortofrutticoli gestiti dagli egiziani (non è un caso se tra loro ci sia più di un laureato). Due su tutti: la prima è la scelta dei locali, che quasi sempre risponde ad una indagine di vero e proprio marketing territoriale e predilige ubicazioni dove c'è un flusso costante pedonale, meglio se agli angoli delle strade; la seconda è quella di non fermarsi ad aprire un'unica attività. Comprare all'ingrosso quantitativi di merci sempre più cospicue consente di trattare prezzi al ribasso e, anche quando ci sono costi aggiuntivi (vedi affitti), i ricavi comunque aumentano. Rispetto ai rivenditori italiani che operano nei mercati e hanno a disposizione banchi dai 10mq ai 25mq loro rispondono con superfici che, per ogni unità lavorativa, sono almeno da 5 a 8 volte più grandi, in grado di ospitare anche quelle celle frigorifere, presenti invece nei mercati in misura numericamente molto ridotta, anche in virtù degli spazi sacrificati; con tutte le ricadute negative che riguardano la conservazione dei prodotti freschi, specie in estate, quando le temperature sono più elevate.

A questo punto della "panoramica", il lettore che volesse conoscere qual' è la scelta che fa chi ne scrive e ne sa più di loro (sempre che sia così ….), si attende una risposta più o meno netta. Tu blogger, dove acquisti la frutta e la verdura? Sicuramente al mercato, di sabato e di martedì, la mattina presto, quando c'è più scelta, si può trovare un prodotto sempre "fresco" ed i prezzi, per la forte concorrenza interna, sono comunque contenuti. Ma succede qualche volta che ci si dimentichi di qualcosa, è di domenica e per cucinare manchi l'aglio, la cipolla, un limone oppure scopriamo che servano le banane (con il bollino) per i nostri bambini. Chiuso il mercato, non andiamo certo al supermercato. Quale occasione per andare in uno di questi negozi egiziani sempre aperti, comprare quel poco che ci occorre e "dare una guardata", per curiosità.

Lì troviamo signore che fanno la spesa di domenica e non vanno tanto per il sottile nella scelta delle zucchine e delle melanzane. Magari c'è qualcuna di loro che ha un budget limitato ed al conto finale, il giovane egiziano dietro al banco, con il sorriso stampato in faccia, le comminerà un piccolo sconto oppure le dirà di pagare la differenza la prossima volta. Poco male se in sottofondo e con il volume decisamente alto, è costretta a sorbirsi quella musica che viene da lontano e non è compatibile con i suoi gusti ed i timpani delle sue orecchie.

Antonello Giuffrida
 

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