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Redazione RomaToday

Hang Zhou, ovvero mangiare cinese a qualsiasi ora

Che sia giorno o che sia notte, che ci sia pioggia o che ci sia sole, Sonia apre le porte del ristorante cinese Hang Zhou, per assaggiare uno dei migliori esempi di cucina etnica della capitale.

I cinesi sono stakanovisti e si sa. Ma Hang Zhou li batte tutti, anche perché, oltre ad essere poche le ore di chiusura, sono anche pochissime le ore in cui non si trova fila alla porta, specialmente la sera.

Il meccanismo è sempre molto semplice: aspettare. Non è possibile prenotare (a meno che non si voglia ordinare una bella anatra laccata alla pechinese due giorni prima), quindi bisogna arrivare in via di San Martino ai Monti e lasciare il nome. Il resto è attesa, con tutte le temperature.

Se si vuole evitare la fila bisogna andare a pranzo, oppure molto presto (ma non ho mai provato e suppongo che il molto presto la sera sia prima delle 8), oppure molto tardi.

Questa ultima opzione è quella che abbiamo scelto, involontariamente, ieri sera. Usciti dal teatro, era già mezzanotte e abbiamo pensato che solo una persona a Roma ci avrebbe fatto mangiare: SONIA.

Eh, sì, perché se il ristorante Hang Zhou prende il nome dall'omonima località cinese, tutta la città lo conosce meglio come "da Sonia". Ovviamente lei si chiama con un nome cinese, ma da brava pierre qual è ha capito che era meglio evitare la tipica ritrosia cinese e dotarsi di un nome italiano che tutti avrebbero ricordato. Così lei ha fidelizzato frotte di clienti che arrivano e la chiamano amichevolmente per nome e lei, nei limiti che la sua cultura impone, dà confidenza a tutti.

Una volta seduti, magari sotto l'occhio benevolo di Mao, si ordina nell'infinito menu, in cui sono molte le pietanze che poi vengono servite con un bellissime sculture ornamentali fatte con carote o rape bianche (ho rubato una foto a una collega blogger per dare un esempio).

Noi abbiamo sempre amato gli involtini primavera di Hang Zhou, che nella loro imperfezione ci sono sempre sembrati "rollati" a mano. Ovviamente sono fritti e oleosi, ma buoni.

A volte prendiamo i ravioli, ma in questo caso non abbiamo mai capito se siano fatti in casa o meno.

Ieri abbiamo assaggiato una zuppa con gamberetti essiccati, alghe e uova. Non era terribile, ma abbastanza inquietante perché tutti quei gamberetti sembravano guardarti con i loro piccoli occhietti.

Poi le fettuccine alla piastra e l'anatra alle cipolle. Ieri, devo dire la verità, erano un po' sotto le aspettative, ma tutto sommato buoni.

Per le precedenti esperienze, posso inoltre consigliare gli spaghetti fritti croccanti: una specie di nido di spaghetti di riso fritti con un condimento di verdure e gamberi. Oppure c'è la versione con le fettuccine, pure molto buona. Specialità di Sonia (o meglio del cuoco, il maestro Liu) è invece il riso Imperiale, quello nero, condito o con gamberetti o alla cantonese. L'anatra a noi piace in tutte le salse: quella agrodolce di più.

Come dolce, a noi sono piaciuti molto i baci cinesi: una specie di pallette di pane cotto a vapore e ripieno di una pappetta gialla e dolce (credo siano fagioli). Peccato che costino 5 euro al piatto e abbiamo scoperto che si possono acquistare confezioni da 15 in tutti i negozietti cinesi di piazza Vittorio a poco più di due euro.
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