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Redazione

Davide Bordoni e il commercio romano, missione incompiuta ?

L'altro passaggio a vuoto è stato tutto il lavoro svolto per assicurare la riqualificazione di alcuni mercati, sempre avvalendosi dello strumento del project financing

L'attività del Consiglio Comunale si trascina stancamente da diversi mesi e gli assessori della Giunta Capitolina, quelli della prima ora che sono rimasti, non hanno in carniere progetti o iniziative tali, da cambiare quel corso che, alla fine dei giochi, avrà caratterizzato in bene o in male, il loro mandato. Perciò non ci sembra azzardato tracciare un bilancio, del tutto personale, dell'esperienza maturata dall'assessore che, nel periodo, ha detenuto la delega ad occuparsi di commercio nella nostra città: Davide Bordoni.

Il suo trascorso curriculum prometteva molto, ed in coro gli addetti ai lavori, associazioni di categoria in testa, quando un sabato di giugno inoltrato lo videro salire in Campidoglio, per "giurare" sulla sua avvenuta nomina, erano pronte a scommettere che non avrebbe deluso le aspettative. Cresciuto in una famiglia di piccoli imprenditori e formatosi con studi universitari, scelti apposta per aprirgli il solco verso la politica, si era brillantemente cimentato sulla pista di lancio del Municipio lidense, diventandone giovanissimo presidente e lasciando dietro di sé un segno di distinzione positivo a quella esperienza amministrativa. Sul litorale romano, il commercio e le imprese di balneazione rappresentano buona parte del motore produttivo del quartiere e Bordoni aveva saputo tessere buoni rapporti su tutto il campo, senza che i residenti potessero lamentarsi di questa sua propensione all'ascolto delle categorie interessate. La sua stessa prima esperienza in Consiglio Comunale, in particolare da vice-presidente della Commissione Consiliare Commercio, era sta apprezzata anche da chi si trovava dall'altra parte del fronte politico.

Insomma tutta questa premessa può e lascia intendere che, il Davide Bordoni assessore ha deluso, in parte, queste aspettative.

Su cosa basiamo il nostro modestissimo giudizio? Attraverso una serie di considerazioni, alcune del tutto interne al settore di competenza, un'altra che risponde ai rapporti di vicinato, che Bordoni spesso ha dovuto subire per le invasioni di campo di qualche collega di Giunta (Dino Gasperini), di Consiglio (Ugo Cassone) e dello stesso presidente del XIII° Municipio, Giacomo Vizzani, notoriamente un "fedelissimo" del sindaco Alemanno.

Certo a noi, sempre se ce lo possiamo permettere, consta poter dare giudizi nel merito di quanto è stato "fatto", in tema di commercio e dintorni. Ripercorrendo in pochi secondi l'attività di questi anni, ci rimangono in mente due tentativi andati a vuoto ed uno portato a compimento, ma con esiti peraltro contradditori. Partiamo da quest'ultimo. Si deve dare merito all'assessore Bordoni di avere portato all'approvazione il regolamento comunale sulle attività di somministrazione. Senza quella delibera, i processi di liberalizzazione portati a compimento dal governo Monti, dietro le indicazioni della Direttiva Bolkestein, avrebbero prestato il fianco ad una deregulation che, specie nel Centro storico, avrebbe dato un colpo definitivo alla destabilizzazione del settore e indispettito ancora di più i residenti, già sul piede di guerra, per quel che concerne la calda questione dai giornali ribattezzata "tavolino selvaggio". Un regolamento, quello dei pubblici esercizi, fondato su parametri di valutazione qualitativa, che ha retto ai ricorsi presentati al tribunale amministrativo ed ha lasciato perplessi solo per come, anche in quartieri non proprio periferici, siano state avviate attività di bar e ristorazione che in termini di qualità offerta, lasciavano e lasciano molto a desiderare per arredi, servizi e prodotti non in linea con i parametri richiamati.

Ma dove l'Assessore Bordoni ha sparato a salve è stato per le due iniziative che avrebbero dovuto caratterizzare il suo mandato, in tema di programmazione commerciale e di riqualificazione (benché parziale) della rete mercatale. Il suo "piano del commercio" è arrivato all'approvazione in Giunta, ma si è arenato nella fase di consultazione con i municipi dove, anche i presidenti del suo stesso colore politico, si sono messi ferocemente di traverso, fino a sconsigliare il sindaco a fare evidenti forzature, che avrebbero avuto anche evidenti ripercussioni sull'opinione pubblica. In effetti dietro alla volontà di voler ridistribuire sul territorio le autorizzazioni, volte ad aprire super ed iper-mercati e nuovi centri commerciali nelle zone meno servite, si poteva celare anche un ipotetico via libera a nuova cementificazione, dal momento che , ad esempio, nei quartieri del quadrante ovest della città, se non c'era una diffusa presenza della distribuzione organizzata era perché non c'erano e non ci sono gli immobili utili ad ospitarla e questi si sarebbero dovuti costruire ……

L'altro passaggio a vuoto è stato tutto il lavoro svolto per assicurare la riqualificazione di alcuni mercati, sempre avvalendosi dello strumento del project financing. Nonostante le esperienze negative, commercialmente e non solo, di Ponte Milvio e Trionfale (Testaccio era da lì da venire) peraltro addebitabili ai suoi predecessori si si stavano per pubblicare 9 bandi, dove era pure prevista una partecipazione del Comune, per incoraggiare la presentazione dei progetti privati. Ma anche questa volta, al momento di inserire, nelle voci dell'ultimo Bilancio Comunale, la delibera attinente, si scatenava anche l'opposizione interna alla maggioranza, che prestava conforto alle associazioni di categoria, ora compatte (in passato non è stato sempre così) ad opporsi a questo creativo strumento di riqualificazione delle strutture annonarie. La stessa "scelta" su quali intervenire, anche qui prestava il fianco al rischio di favorire eventuali speculazioni urbanistiche, piuttosto che tendere a sviluppare il rilancio dei mercati stessi.

Ovviamente noi non abbiamo titoli per tracciare giudizi insindacabili e saremmo ben felici di essere contraddetti dallo stesso assessore, che magari potrebbe anche spiegare meglio, il perché e qualche retroscena di come questi suoi principali obiettivi non siano andati in porto.

Diversamente che a Ostia, dove tra qualche settimana aprirà il nuovo mercato della Stella Polare, realizzato con risorse tutte comunali ma, volendo dare credito ai "si dice", voluto fortemente dal presidente del Municipio, che si sta spendendo molto per garantire anche le infrastrutture di supporto, viabilità e parcheggi, che possano garantire, ai rivenditori del mercato stesso, di proseguire senza contraccolpi l'attività, ed ai residenti, di vedere riqualificato un "pezzo" del quartiere, come reclamato a viva forza da almeno 20 anni.

Antonello Giuffrida

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