Romaneggiando

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Don Falcuccio, il prete che finì con una mano davanti e una di dietro

Molti conoscono il detto popolare “rimanere come Don Falcuccio”, di uso comune a Roma per indicare chi, per sua sfortuna, rimane senza più nulla, neppure uno straccio per vestito, “con una mano davanti e una di dietro”, come si suole dire. Ma chi era davvero Don Falcuccio, nessuno non lo sa e la disputa per aggiudicarsi la sua cittadinanza è ancora aperta.

I fiorentini, ad esempio, giurerebbero che Falcuccio è nato all’ombra del palazzo della Signoria durante il Rinascimento. I romani, invece, sono certi delle sue origini capitoline, risalenti alla prima metà dell’Ottocento.

Scavando tra i racconti dei vecchi romani, ho trovato una storia che, seppure con qualche variante, sembra mettere tutti d’accordo, almeno su chi fosse e da dove deriva il noto detto popolare. Don Falcuccio era un prete della Città Eterna, molto amato dalla sua gente. Magro di costituzione e alto di statura, aveva occhi neri come il carbone e un naso aquilino che gli valse il suo soprannome. Era di un altruismo smisurato, non sapeva trattenere nulla per sé, amava donare agli altri.

Chi gli chiedeva una moneta per comprare il latte, chi un paio di pantaloni o un cappello per proteggersi dal freddo. Una sera d’inverno bussò alla porta un pover’uomo, infreddolito, che gli chiese un mantello e un paio di mutande.

A Don Falcuccio si strinse il cuore, prese la sua camicia da notte e l’ultimo paio di mutande che aveva messo in balcone ad asciugare e le regalò a quel poverello. Pieno di soddisfazione per quel gesto d’altruismo, il prete si ritirò in casa, finì la zuppa che si era preparato per cena e fece per andare a dormire. Si tolse la tunica e realizzò di non avere più nulla da indossare. Nudo come l’aveva fatto sua madre, fu allora che preso dal pudore, si mise con una mano davanti e una di dietro. La saggezza popolare utilizza questa storia come monito di fare attenzione a non sperperare i propri averi per non rischiare di trovarsi un giorno come Don Falcuccio.

Da I LOVE ROMA libro di Claudio Colaiacomo

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" Curiosità e sorprese a ""zonzo pe' Roma"". Frugando nell'universo della romanità ""dar bucatino a Giulio Cesare, dar Colosseo ar Sor Capanna"", porto in superficie quella Roma che da millenni è sempre li, in travertino e in carne ed ossa, teatro delle nostre terrene vicissitudini a cui poco s'interessa. Claudio Colaiacomo scrive di Roma per la Newton & Compton con cui ha pubblicato diversi volumi. "

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Commenti (8)

  • Qui ormai se va avanti cosi rimaniamo più senza niente in parecchi e non per nostra volontà!

  • Storia senza fonti = invenzione del giornalista.

    • Oramai vi fidate più della rete che degli scrittori

    • Veramente la fonte l’ha citata, ovvero il libro riportato in fondo all’articolo. Semmai, prenditela con chi ha scritto il libro, sempre che tu possa dimostrare che l’autore si è inventato la storia di sana pianta.

      • Peccato che il libro é scritto dall’autore dell’articolo😁😁

  • ad averceli averi da sperperare!

  • Siamo tutti Don Falcuccio ormai.

    • Ma non per scelta.

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