Romaneggiando

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Il segreto dei sacconi rossi

I sotterranei della chiesa di San Bartolomeo all’Isola custodiscono un segreto poco noto in città. Nell’oscurità avvolta dall’odore di umido si nascondono antiche ossa e teschi. Sono i resti di povera gente morta annegata, i corpi senza vita depositati dalla corrente del Tevere sull’isola Tiberina. È la cripta della confraternita de’ Devoti di Gesù Cristo al Calvario e di Maria Santissima Addolorata, un nome forse troppo lungo e pomposo che il popolo di Roma ha abbreviato in confraternita dei Sacconi Rossi per via del saio rossastro che vestivano i confratelli.

Fu fondata verso la fine del Seicento per dare degna sepoltura a quei cadaveri, spesso senza nome, ripescati dal fiume. Negli anni il cimitero si arricchì di così tante sepolture che, con gusto tutto macabro, i confratelli decisero di abbellirlo con ossa e teschi in bella mostra, un’usanza non rara in città, come già visto nella cripta della chiesa dei Cappuccini a via Veneto e in quella della chiesa dell’Orazione e Morte a via Giulia. Con il trascorrere dei secoli la confraternita si estinse, forse complice la costruzione degli argini che hanno eliminato le alluvioni. Curiosamente la tradizione in qualche modo sopravvive.

All’interno dello stesso edificio trova alloggio la polizia fluviale impegnata al soccorso e a volte al recupero di povera gente annegata nel fiume, come facevano i Sacconi Rossi. In questo punto del Tevere esistono due rapide artificiali che non lasciano scampo a chi fosse stato trasportato fin qui dalla corrente. La cripta è chiusa al pubblico ma di tanto in tanto apre ai curiosi. Una di queste occasioni non poteva non essere il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti. Quel giorno gli eredi dei confratelli preparano una breve fiaccolata notturna con tanto di cantilene e abiti tradizionali attorno all’isola, per poi lanciare dei fiori nel fiume a memoria di tutte quelle povere anime che qui hanno trovato la morte dall’antichità ai giorni nostri.

Da Roma perduta e dimenticata libro di Claudio Colaiacomo


 

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" Curiosità e sorprese a ""zonzo pe' Roma"". Frugando nell'universo della romanità ""dar bucatino a Giulio Cesare, dar Colosseo ar Sor Capanna"", porto in superficie quella Roma che da millenni è sempre li, in travertino e in carne ed ossa, teatro delle nostre terrene vicissitudini a cui poco s'interessa. Claudio Colaiacomo scrive di Roma per la Newton & Compton con cui ha pubblicato diversi volumi. "

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