Lunedì, 2 Agosto 2021
Romaneggiando

Opinioni

Romaneggiando

A cura di Claudio Colaiacomo

Le escort del rinascimento

Potrebbe sembrare strano, ma nella Roma rinascimentale la prostituzione era diffusissima e in qualche modo tollerata dalla chiesa, anche se non apertamente. Si stima che circa una donna su dieci svolgesse l’antichissima professione. Tra i vicoli della città, nei retrobottega e nelle magioni dei potenti, donne di facili costumi erano di casa. Da quelle di infimo rango a quelle di altissimo livello che frequentavano i palazzi di ricchi, potenti e spesso di prelati, le cosiddette cortigiane, donne molto colte che oltre a essere esperte di arte, musica e letteratura erano apprezzate per le loro abilità nelle arti d’amore. In molti casi si trattava di arrampicatrici sociali, abilissime nel tessere reti di conoscenze e relazioni importanti che frequentemente gli valevano notevoli ricchezze oltre l’inevitabile fama.

Alla Galleria Borghese troviamo un quadro di Raffaello chiamato Donna con Unicorno che raffigura Giulia Borghese, notissima cortigiana. Altrettanto note erano Tullia Aragona, figlia nientemeno che di un cardinale, ma anche Beatrice de Bonis, Giulia Campana, Beatrice Ferrarese e Beatrice Pareggi.
Girando tra i vicoli del centro si trovano ancora molte delle residenze di queste donne. La storia ci ha tramandato gli indirizzi grazie anche ai libri delle tasse parrocchiali. Erano i registri dove le cortigiane erano segnate per permettere allo stato pontificio di imporre il tributo fiscale riservato alla loro professione.
In piazza Fiammetta troviamo il bellissimo palazzo di Fiammetta de Michaelis, cortigiana fiorentina amante prima del cardinale Jacopo Ammanati e poi del cardinale Cesare Borgia. Tanto amore le valse il singolare privilegio di avere una piazza di Roma dedicata a lei e una sepoltura presso la chiesa di Sant’Agostino in Campo Marzio, dove riposa tuttora assieme a Tullia D’Aragona e Giulia Campana.

Tanto per mantenere le tradizioni di famiglia, Cesare Borgia oltre a essere l’amante di Fiammetta, era figlio di un altro notissimo scandalo di corte. Nacque dall’unione tra la cortigiana Vannozza Cattanei e il papa Alessandro VI. La donna fu sepolta in chiesa ma le sue spoglie andarono perdute, rimane solo la pietra tombale rinvenuta, dopo anni di oblio, incastonata sottosopra nel pavimento della chiesa di San Marco nei pressi di piazza Venezia dove giace tuttora.
A piazza Navona, sulla sinistra della chiesa di Santa Agnese, sorge l’immenso palazzo Pamphili, oggi sede dell’ambasciata del Brasile. Qui abitava Olimpia Maidalchini meglio conosciuta come Donna Olimpia. Era l’amante del cardinal Pamphilio Pamphili fratello di Giovanni Battista Pamphili che per fortuna, o abilità, di Olimpia fu eletto papa con il nome di Innocenzo X.

La donna divenne la sua più stretta consigliera e probabilmente anche l’amante. Ciò le valse un enorme potere e grandi ricchezze anche se per questo motivo divenne la donna più odiata di Roma. Il popolo la chiamava con disprezzo La Pimpaccia oppure con sarcasmo, Papessa. Pasquino gli dedicò una pungente rima: “Chi dice Olimpia Maidalchina, dice donna, danno e rovina”. Alla morte del marito, fuggì in gran segreto dalla città in carrozza con un tesoro trafugato dal palazzo per rifugiarsi a San Martino al Cimino all’interno dell’antica abbazia che convertì in roccaforte tutt’ora esistente. Una leggenda molto nota a Roma racconta che nelle notti di plenilunio la carrozza infuocata di Olimpia attraversa Ponte Sisto in corsa forsennata verso il Gianicolo, e una volta giunta a via Aurelia Antica nei pressi di Villa Pamphili viene sorpresa da un gruppo di diavoli che la trascinano sottoterra. Non a caso questo tratto di strada fino a non troppo tempo fa prendeva il nome di via Tiradiavoli. Malgrado una vita condotta non proprio seguendo i precetti della religione cattolica, le sue spoglie riposano sotto il pavimento della navata centrale dell’Abbazia di San Martino a Viterbo. Per finire, altre due donne di corte, Ortensia Greca e Imperia Cognati. La prima, amante del cardinal Rangoni, abitava al civico trentuno di vicolo Cellini. L’altra, detta “la divina”, abitava all’angolo di via del Pellegrino con via di Monserrato.

Storia tratta da “Roma Perduta e Dimenticata” Claudio Colaiacomo, Newton & Compton 2013

Claudio Colaiacolo Twitter @ilgirodiroma501

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