Romaneggiando

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Bignè di san Giuseppe: i perché di una tradizione

Ci sono alcuni santi a cui il popolo è più affezionato degli altri, e si raccomanda volentieri. Alcuni riescono a dare un senso d'identità come se fossero in qualche modo più vicini di un altro a un mestiere o a un particolare rione. È il caso di san Giuseppe per il popolo romano, venerato con particolari feste e tradizioni che proseguono ininterrotte sin dai tempi antichi. Come spesso accade, la ricorrenza cristiana deriva da una più antica ricorrenza romana. In questo caso la festa era la solennità propiziatoria dei Liberalia, festa piuttosto libertina anche per quel tempo. Nel xv secolo la tradizione cristiana fissa la data del 19 marzo, giorno dedicato al protettore dei poveri, patrono dei falegnami, papà putativo di Gesù, uomo di grande semplicità e saggezza. Era un giorno speciale, la vigilia dell'equinozio di primavera, un momento in cui celebrare la fertilità e la rinascita della terra. Il popolo di Roma commemorava la ricorrenza con grandi festeggiamenti presso tutte le chiese a lui dedicate. In particolare la chiesa di San Giuseppe del Falegnami al Foro Romano festeggiava la giornata con riti solenni, processioni e i famosissimi banchetti a base di frittelle. Non a caso a Roma il santo è chiamato amichevolmente "frittellaro". Da qui deriva la tradizione di mangiare i bignè fritti per San Giuseppe. Il clamore della festa si è riflesso nella cultura popolare, sono giunte fino a noi moltissime testimonianze. Giggi Zanazzo la definiva una «ffesta granne», Checco Durante nel 1950 scrisse una squisita preghiera in romanesco che iniziava così: «San Giuseppe frittellaro ttanto bbono e ttanto caro tu cche ssei ccosì ppotente da ajiutà la pora ggente» e continuava con una serie di gustose raccomandazioni al santo da parte del popolo. Anche il Belli non mancò di citarne le celebrazioni nei suoi famosi sonetti. L'intera città si riempiva di postazioni ambulanti di frittellari, accompagnate da musica, balli e stornelli. Di quella grande festa oggi rimane molto poco, solo i bignè preparati per la ricorrenza e qualche timido festeggiamento ancora vivo presso la chiesa di San Giuseppe al Trionfale dove, fino agli anni Sessanta, si organizzava una processione nelle vie limitrofe.

Claudio Colaiacomo

Tratto da "Roma Perduta e Dimenticata", Newton & Compton, 2013

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" Curiosità e sorprese a ""zonzo pe' Roma"". Frugando nell'universo della romanità ""dar bucatino a Giulio Cesare, dar Colosseo ar Sor Capanna"", porto in superficie quella Roma che da millenni è sempre li, in travertino e in carne ed ossa, teatro delle nostre terrene vicissitudini a cui poco s'interessa. Claudio Colaiacomo scrive di Roma per la Newton & Compton con cui ha pubblicato diversi volumi. "

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