Venerdì, 30 Luglio 2021
Roberto Riccardi

Opinioni

Roberto Riccardi

A cura di Roberto Riccardi

Il dramma delle rotaie romane

La sintesi perfetta per descrivere lo stato del trasporto romano su rotaia, la fornisce il titolo di una canzone del “Reuccio di Trastevere”, al secolo Claudio Villa: "Binario triste e solitario". 

Mentre l’emblema del dramma delle rotaie è la linea 2, venuta a mancare all’affetto dei suoi cari a causa del logorio del tempo e del deficit manutentivo accumulato negli anni. Nella stessa condizione versano anche altre tratte che sono a fine vita tecnica e, se non si interverrà con sollecitudine, sono prevedibili ennesimi “lutti” per consunzione che genereranno altri binari morti.

Una situazione che appare smentire di fatto tutti i dettami della “mobilità verde” predicata da anni dai guru ambientalisti, strenui sostenitori del mantra della “cura del ferro”. Medicina salvifica ovunque nel mondo, meno che in Val Sesia con la Tav.  Venendo alla Capitale, a ben guardare come sono stati spesi i soldi dei romani, si scopre che c’è poco da essere contenti e che gli ambientalisti devono essere andati in vacanza negli ultimi 5 anni.

In Campidoglio si fantastica su mirabolanti funivie smontabili e trasportabili, viene strombazzato a ripetizione l’arrivo degli stessi nuovi autobus verdi (che però sono alimentati a gasolio). E, colmo dei colmi, c’è persino chi festeggia il quarto anniversario del recupero di 45 filobus, omettendo però di dire che sono stati subito abbandonati in un deposito, dove giacciono inerti da un anno per mancanza di manutenzione.

La difesa della qualità dell’aria e dell’ambiente, in pratica, è stata affidata a delle miserande piste ciclabili temporanee ed a sciami di monopattini, più devastanti delle cavallette. I monopattini sono stati lasciati liberi di scorrazzare a briglia sciolta, perché considerati green da un gruppo pauperista molto abile nella propaganda, ma alla prova dei fatti si sono rivelati molto poco amichevoli in termini di inquinamento.

Sono tutto fuorché ecologici. Infatti uno studio di Arcadis, società globale di progettazione e consulenza urbana, ha rilevato che in quanto ad emissioni i monopattini in sharing contribuiscono al riscaldamento della terra al pari di una vettura con motore termico con 3 persone a bordo.

Molto meglio è dunque dare spazio ai tram. Il trasporto su rotaia di superficie offre l’ineguagliabile vantaggio di richiedere investimenti che sono circa dieci volte inferiori per ciascun chilometro rispetto alla rete metropolitana e presenta tempi di realizzazione che sono sei volte più rapidi. Senza contare che i cantieri avrebbero un basso impatto sulla viabilità attuale e non sono condizionabili da agenti esterni, quali gli imprevedibili ritrovamenti archeologici che bloccano i lavori per tempi indefiniti. 
Il “magico trucco salta Sovrintendenza” consiste nel fatto che i binari verrebbero posati sopra le sedi stradali esistenti, senza richiedere scavi profondi. 

Inoltre la circolazione dei tram potrebbe svolgersi in modo combinato con le auto, come già avviene in molte vie a Roma ed in moltissime città europee. Un dispetto per gli oltranzisti che adorano erigere muri di cordoli, ma una meraviglia per la circolazione: nessuna carreggiata strangolata, con decuplicazione di traffico ed inquinamento, e salvaguardia dei parcheggi preziosi per i residenti. Esistono progetti per nuove linee di tram che sono chiusi nei cassetti da molti anni, ovvero da ben prima dell’era Raggi. Vediamone alcuni.

La prima linea prevede il collegamento diretto e funzionale tra le stazioni ferroviarie di Termini e Trastevere. Sfruttando i binari già esistenti, sarebbe possibile realizzarla in sei mesi e praticamente a costo zero. La seconda tramvia è la “Circolare del Lungotevere” che, correndo lungo i due lati del fiume, servirebbe il Centro storico partendo da Trastevere ed arrivando sino a Ponte Matteotti.

La terza linea tranviaria è destinata a collegare la stazione Trastevere all’ex Fiera di Roma situata su via Cristoforo Colombo, servendo la direttrice di viale Marconi.

La quarta tramvia collega la Stazione Termini con il Vaticano e prosegue sino al quartiere Aurelio. È l’unica linea di cui già nel 2014 era stato sviluppato il progetto definitivo, che ne prevede la realizzazione in due tempi. 

I rendering di questa infrastruttura sono stati ritrovati e presentati sui social network dalla Raggi, con una tale nonchalance da far supporre ai lettori che l’opera fosse il frutto del lavoro della sua squadra. Questo evento merita una piccola digressione dal trasporto sui binari, perché il cercare di appropriarsi di meriti altrui è un fastidioso “vizietto” di cui è stata accusata a più riprese la Sindaca.

Un caso eclatante è stata l’inaugurazione del Mausoleo di Adriano. Un progetto iniziato nel 2006 che è stato reso possibile grazie all’impegno di ben tre Sindaci: Rutelli, Alemanno e Marino. Omessi dalla Raggi nel ricordo e, ovviamente, non invitati alla cerimonia del taglio del nastro.

Sembrerebbe essere una abitudine. Solo per rimanere in tema di archeologia, all'esposizione dei reperti emersi dagli scavi della via Alessandrina, la Raggi ha evitato accuratamente di riconoscere i meriti di chi ha reso possibile il recupero. Ha ringraziato la Repubblica dell’Azerbaigian per l’atto di mecenatismo, ma ha omesso di dire che la donazione è avvenuta grazie alle attività di promozione del Sindaco Ignazio Marino. La stessa omissione è stata applicata anche per il restauro della sala degli Orazi e dei Curiazi.

Anche in tema di sostenibilità ambientale la storia è stata la stessa. Nel suo secondo anno di sindacatura, Virginia Raggi annunciò trionfalmente l’adesione di Roma al “Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia” (PAESC). Peccato che fosse è già avvenuta otto anni prima, per la precisione il 18 giugno 2009 quando il sindaco era Gianni Alemanno.

Tornando all’impellente necessità di assicurare la salvezza dei polmoni dei cittadini con un vero trasporto pubblico green, in estrema sintesi si può concludere che Roma ha un urgente bisogno della cura del ferro, mentre i romani di quella del fosforo. 
Nel primo caso è indispensabile ampliare e risanare la rete tranviaria esistente, con il rinnovamento dei binari ed il potenziamento degli impianti di alimentazione e telecontrollo.

I romani hanno invece il dovere morale di rafforzare la memoria, per ricordare lucidamente le traversie patite negli ultimi 5 anni e discernere tra verità tangibile e propaganda, per evitare così di ripetere alle elezioni di ottobre gli stessi errori.

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